Seconda. Dichiaro e protesto ch'io non ho dato motivo alcuno, neppure leggierissimo, alla mia carcerazione. Lo dichiaro e protesto con quella somma certezza ed evidenza, che ha ciascuno delle proprie azioni. Faccio questa seconda protesta solo perchè necessaria alla riputazione dell'estinta compagnia di Gesù, della quale ero preposito generale.»
Esposto poi che non intendeva che, in vigore di queste sue proteste, potesse giudicarsi colpevole avanti Dio veruno di quelli che avevano recato danno alla compagnia di Gesù o a lui, continuò dicendo:
«E per soddisfare al dovere di cristiano, protesto di avere sempre col divino aiuto perdonato e di perdonare sinceramente a tutti quelli che mi hanno travagliato e danneggiato, prima cogli aggravii fatti alla compagnia di Gesù e con le aspre maniere usate coi religiosi che la componevano: poi colla estinzione della medesima e circostanze che accompagnarono l'estinzione; e finalmente colla mia prigionia e con le durezze che vi sono state aggiunte, e col pregiudizio annesso della riputazione; fatti che sono pubblici e notorii a tutto il mondo. Prego il Signore di perdonare prima a me per sua mera pietà e misericordia e per i meriti di Gesù Cristo i miei moltissimi peccati, e poi di perdonare agli autori e cooperatori dei sopraddetti mali e danni; ed intendo di morire con questo sentimento e preghiera in cuore.»
Le quali cose scritte, Ricci terminò la sua scrittura pregando, e scongiurando qualunque la vedrebbe, di renderla pubblica a tutto il mondo per quanto potesse. Di ciò pregò e scongiurò per tutti i titoli di umanità, di giustizia e di carità cristiana che possono a ciascheduno persuadere l'adempimento di questo suo desiderio e volontà.
MDCCLXXV
| Anno di | Cristo MDCCLXXV. Indiz. VIII. |
| Pio VI papa 1. | |
| Giuseppe II imperadore 11. |
Geloso e importante negozio era il dare a Clemente un successore che a Roma ed al mondo cattolico si convenisse. I sovrani stavano attenti, acciò non fosse promosso alla cattedra pontificale un cardinale, di cui si potesse sospettare che fosse per rimettere in vita l'estinta compagnia. Ognuno prevedeva che, stante lo spirito del secolo, un papa che sentisse del severo, non sarebbe piaciuto; e bene avea detto il grande Lambertini, quando delle contingenze dei tempi parlando, si lasciò uscir di bocca le seguenti parole: «Questo è tempo da appiattarsi e da dar del buono. Fortunati noi, se, dopo di avere tanto gridato contro i quattro articoli del clero di Francia del 1682, vedremo che i popoli se ne contentano e si ristanno e non vanno più oltre.»
Da' un altra parte la parsimonia del fraticello di Sant'Arcangelo pareva fuori di proposito in un secolo in cui la vita interiore era quasi ridotta al niente, e tutta esteriormente si mostrava. Parve ad ognuno che nel cardinale Angelo Braschi si accoppiassero le qualità che si desideravano. Molto splendore nella persona e nel procedere aveva, e sebbene fosse debitore della sua esaltazione alla porpora cardinalizia ai Gesuiti, essendovisi molto adoperato ai giorni della sua potenza il generale Ricci, la natura sua ne l'allontanava. Aveva eziandio voce di persona dabbene, avendo maneggiato parecchi anni con rettitudine le faccende dalla camera, e siccome voce aveva, così era veramente persona dabbene.
Queste considerazioni, oltre i voti fermi a sua voglia che aveva per l'aderenza dei principi, gli procuravano tanto favore, che quasi con tutti i voti fu in un non lungo conclave chiamato papa, il dì 14 del mese di febbraio del presente anno.