Era stato inviato da Augusto per governatore nella Siria nell'anno precedente Publio Sulpicio Quirinio, personaggio illustre, e stato console nell'anno dodicesimo prima dell'Era volgare. Perchè la Giudea ridotta in provincia romana, per la caduta di Archelao di sopra accennata, dipendeva allora dalla Siria, Quirinio ebbe ordine di portarsi colà, per confiscare i beni d'esso Archelao, e per fare il censo, o sia la descrizion delle persone abitanti nella Giudea, e l'estimo delle facoltà d'ognuno [Joseph., Antiq., lib. 17.]. V'andò egli nell'anno presente, ed eseguì puntualmente il suo impiego, ma non senza assaissimi lamenti de' Giudei, a' quali parea una specie di schiavitù una tal novità. Nè mancarono sedizioni in quel popolo, e copiosi ammazzamenti e saccheggi per questo. Il suddetto Quirinio altri non fu che quel medesimo che in san Luca [S. Lucas, in Evang., cap. 2.] vien appellato Cirino, ed ebbe l'incumbenza di fare il censo nella Giudea allorchè venne alla luce del mondo Cristo Signor nostro. Indubitata cosa è che non può parlare il santo Evangelista del censo fatto in quest'anno da Quirinio, essendo nato il Signore, quando anche era vivente Erode il grande; ed avendo noi già accennato ch'esso Erode diede fine alla sua vita nell'anno 41 d'Augusto, cioè quattro anni prima dell'Era cristiana, per conseguente si dee ammettere un altro censo anteriormente fatto nella Giudea dal medesimo Quirinio. Ed ancorchè niun vestigio di ciò si trovi presso gli antichi storici profani, pure è bastante l'autorità dell'Evangelista per istabilirne la verità. E tanto più dicendo egli che: Haec descriptio prima facta est a praeside Cyrino. Imperciocchè quel prima acconciamente fa dedurre, chiamarsi così quella descrizione, per distinguerla dall'altra, fatta nell'anno presente. In qual anno poi precisamente seguisse la prima delle suddette descrizioni, cioè se cinque, o sei, o sette, o più anni prima dell'Era cristiana, non s'è potuto chiarire finora.


VIII

Anno diCristo VIII. Indizione XI.
Cesare Augusto imper. 52.

Consoli

Marco Furio Camillo e Sesto Nonio Quintiliano.

A questi consoli ordinari, nelle calende di luglio furono surrogati Lucio Apronio ed Aulo Vibio Habito. Trovavansi [Dio, lib. 55.] già i ribellati popoli della Pannonia e Dalmazia in grandi strettezze, perchè penuriavano cotanto di viveri, che si erano ridotti a mangiar dell'erbe. Sopravvenne ancora un'epidemia che, mietendo le vite di molti, li ridusse ad un infelicissimo stato, in guisa che già erano i più determinati di chiedere la pace; ma perchè s'opponevano a tal risoluzione coloro che mostravano di credere inesorabili i Romani, niuno osava di mandare ambasciatori al campo nemico. Assediò in questi tempi Germanico una forte città, e la costrinse alla resa. Questo colpo fu cagione che, senza più stare in bilancio, Batone, capo dei Dalmatini ribelli, munito di salvocondotto, venne ad abboccarsi con Tiberio per trattar di pace. Gli dimandò Tiberio i motivi della già fatta e tanto sostenuta ribellione. «Ne siete in colpa voi altri Romani, animosamente allora rispose Batone, perchè a custodir le vostre gregge avete inviato non dei pastori e dei cani, ma sì bene dei lupi:» chè non erano già allora cose pellegrine le violenze ed ingiustizie degli uffiziali romani, per le quali anche altri popoli cercarono di scuotere il giogo. Augusto intanto trovandosi inquieto per questa guerra, la quale, per attestato di Svetonio [Sueton., in Tiber., cap. 16.], fu creduta la più grave e pericolosa che, dopo quelle de' Cartaginesi, avesse patito il popolo romano; e volendo egli essere più alla portata di udirne le nuove, e di provvedere ai bisogni, era venuto nell'anno precedente, o pure nel corrente, a Rimini. Approvò egli le proposizioni della pace; e, in questa maniera, parte colla forza, parte coll'uso della clemenza, que' popoli tornarono all'ubbidienza primiera. Niun altro rilevante avvenimento ci porge sotto quest'anno la Storia romana.


IX

Anno diCristo IX. Indizione XII.
Cesare Augusto imper. 53.