Questo Omulo o Omullo, console, quel medesimo è che abbiam veduto di sopra, di genio satirico e maligno. Può essere che Antonino non avesse a male la libertà del di lui parlare, anzi prendesse per buffonerie gustose i di lui motti piccanti, o pure che coi benefizii volesse guadagnar la di lui tagliente lingua in suo favore. Da molti letterati vien creduta data in quest'anno la lettera [Eusebius, Hist. Eccles., lib. 4, c. 13.] di Antonino Pio a varie città dell'Asia in favor dei cristiani, comandando di non inferir loro molestia per cagion della loro religione, ma solamente in caso d'altri delitti vietati dalla legge comune. Altri han preteso ch'essa lettera sia di Marco Aurelio Augusto, e però spettante agli anni del suo imperio. Certo è che si parla in essa di vari tremuoti accaduti allora nell'Asia, de' quali i ciechi o nemici Gentili soleano sempre accagionare la religion cristiana. Ora Capitolino [Capitolinus, in Antonino Pio.] lasciò scritto, che, regnando Antonino Pio, varie disavventure pubbliche accaddero, cioè la fame, di cui abbiam parlato, e la rovina del Circo, un fiero tremuoto, per cui molte città e terre dell'isola di Rodi e dell'Asia furono atterrate. In Roma un terribile incendio consumò trecento quaranta tra isole e case. Per isole si crede che gli antichi appellassero le case separate dall'altre; con tale opinione pare che non s'accordi la descrizion di Roma a noi venuta da Publio Vittore, perchè ivi sono attribuite a quella gran città Insulae per totam Urbem XLVI Millia et DCCII, e solamente Domus MDCCXC. Col nome di Domus paiono indicati quei che ora chiamiamo palazzi; col nome d'isole le ordinarie case del popolo romano, l'una dall'altra distinte, ma insieme coi muri unite. Anche le città di Narbona e di Antiochia, e la gran piazza di Cartagine, rimasero maltrattate da un somigliante flagello del fuoco. Parla Ancora Zonara [Zonaras, in Annal.] de' tremuoti succeduti allora, che rovesciarono varie città della Bitinia e dell'Ellesponto, con abbattere specialmente il tempio di Cizico, creduto il più grande e il più bello che fosse allora in Asia. Servirono queste pubbliche sciagure a far maggiormente risplendere la liberalità di Antonino Pio; perchè a sue spese furono rifatte varie di quelle città, o pure contribuì egli non poco per aiutare i popoli a rifarle. Aristide [Aristid., Oration. 16.], sofista celebre, attesta che il gran tempio di Cizico fu poi terminato sotto l'impero di Marco Aurelio Augusto.
CLIII
| Anno di | Cristo CLIII. Indizione VI. |
| Aniceto papa 4. | |
| Antonino Pio imperad. 16. |
Consoli
Cajo Bruttio Presente e Aulo Giunio Rufino.
Perchè le medaglie [Mediobarbus, in Numism. Imper.] coniate nell'anno presente ci fanno vedere la Vittoria che mette in capo all'imperadore una corona d'alloro, possiamo ben conghietturare che in questi tempi avessero qualche guerra i Romani, benchè non apparisca che Antonino prendesse se non due volte il nome d'imperadore, significante Vincitore. Scrive Capitolino [Capitolinus, in Antonino Pio.], aver egli amata sommamente la pace, con andare in varie occasioni ripetendo quel detto di Scipione, che gli era più caro di salvare un sol cittadino romano, che di uccidere mille nemici. Ma altro è l'amar la pace, ed altro non aver guerra. Anche i principi di genio pacifico sono talvolta, loro malgrado, costretti a guerreggiare, e se Antonino non andò mai in persona alla guerra, vi mandò bene i generali suoi. Già abbiamo accennata di sopra quella della Bretagna, felicemente compiuta da Lollio Urbico. Abbiamo dallo stesso Capitolino, che questo Augusto mandò delle sue milizie in soccorso degli Olbiopoliti, che erano in guerra coi Taurosciti verso il Ponto, e colla forza dell'armi obbligò que' barbari a dar degli ostaggi agli Olbiopoliti. Da san Giustino [Justinus, in Dialog. contra Triphon.] si può inoltre dedurre, che avendo fatto i Giudei qualche nuova ribellion nel loro paese, furono messi in dovere dalle armi di Antonino Augusto. Di maggiori notizie intorno a ciò non abbiamo, perchè son perite le antiche storie. Per altro attesta Capitolino, che questo imperadore non mai volontariamente, ma per non potere di meno, fece moltissime guerre, valendosi in esse de' suoi legati, o sia de' suoi luogotenenti. E a lui pare che si possa più credere che ad Aurelio Vittore [Aurelius Victor, in Epitome.], il quale scrive, aver Antonino senza guerra alcuna governato per ventitrè anni il romano imperio.
CLIV
| Anno di | Cristo CLIV. Indizione VII. |
| Aniceto papa 5. | |
| Antonino Pio imperad. 17. |