Leliano e Pastore.
S'è disputato finora, se il primo console sia da nominarsi Lucio Eliano, o pure Leliano. Resta indecisa la lite. Per le ragioni da me addotte altrove, inclino a crederlo Leliano; e un'iscrizione da me prodotta [Thesaurus Novus Inscript., pag. 335.] mi ha somministrato fondamento per conghietturare, che il suo prenome e nome fossero Marco Pontio Leliano. Con esso lui si trova ancora console Quinto Mustio Prisco, che potè essere sostituito a Pastore. Un'iscrizione prodotta dal Reinesio [Reinesius, Inscript., pag. 218.], Cupero e Relando [Reland., Fast. Consular.] ha Marco Aurelio e Lucio Eliano Consoli, iscrizione creduta da me falsa, perchè si solevano notare i consoli col cognome, e non già col solo prenome e nome. Ma essa è presa dai manuscritti del Ligorio, cioè, per quanto ho io accennato nella prefazione alla mia Raccolta, da opere non vere del Ligorio, ma accresciute o adulterate da qualche susseguente impostore, che fabbricò gran copia di antiche iscrizioni, e le spacciò sotto il nome del Ligorio, delle quali poi specialmente s'è fatto bello il Gudio. Ne' legittimi manuscritti del Ligorio da me veduti non si trovano queste merci. Intanto gli affari di Levante male e peggio camminavano per li Romani. Per testimonianza di Dione [Dio, lib. 71.], era stato spedito Severiano, forse governatore della Cappadocia, colle forze ch'egli avea in quelle parti, in aiuto dell'Armenia. Secondo il pazzo rito de' superstiziosi e troppo crudeli d'allora, volle egli prima consultare nella Paflagonia Alessandro, famoso impostore, che in questi tempi si spacciava profeta, ed ebbe poi Luciano [Lucian., in Pseud.] scrittore della di lui infame vita. Il furbo gli predisse delle vittorie. Con questo dolce in bocca andò Severiano, menando seco più d'una legione, a portarsi in Elegia città dell'Armenia. Ma eccoti comparire un nuvolo di Parti, che per tre giorni tennero bloccata da ogni parte l'armata romana, e in fine con una pioggia di strali la disfecero interamente, lasciandovi la vita anche tutti i capitani. Se non falla Capitolino [Capitolin., in Lucio Vero.], questa sciagura arrivò ai Romani, fin quando Lucio Vero Augusto, postosi in cammino verso l'Oriente, si dava bel tempo nella Puglia, andando a caccia, e perdendo il tempo. Per conseguente dovrebbe tal fatto appartenere all'anno precedente 162. Fiero per tal vittoria Vologeso re dei Parti, rivolse le armi contro la Soria, dove era governatore Attidio Corneliano. Quivi ancora venuto alle mani coll'esercito romano, lo mise in rotta, spandendo con ciò il terrore e i saccheggi per tutte quelle contrade. Nè andò esente da sì fatti danni la provincia della Cappadocia. Sembra che tal disavventura accadesse nel precedente anno. Giunto era ad Antiochia, come dicemmo, capitale della Soria, Lucio Vero Augusto [Idem, ibid.]; e invece di attendere all'importante affare, per cui s'era mosso, quivi tutto si diede in preda ai piaceri, anche più infami, nel lusso, nei conviti e in ogni sorta di libidine. Non avea più il maestro a lato che gli tenesse gli occhi addosso, nè gli legasse le mani. Doveva andare in persona, come desiderava l'Augusto suo fratello, a procacciarsi gloria nelle armi, ed egli ad altro non pensava che ad appagare ogni sfrenata sua voglia. Tutto quel che fece, fu spedire gran gente e dei bravi generali contra dei Parti, e questi principalmente furono Stazio Prisco, Avidio Cassio (che vedremo a suo tempo ribello) e Marzio Vero, lodati ancora da Dione [Dio, lib. 71.] pel loro valore. Sembra che si possa dedurre dalle medaglie [Mediobarbus, in Numismat. Imp.], che in quest'anno i Romani riportassero qualche vantaggio nell'Armenia, o ne ricuperassero una parte; ma non dovette esser gran cosa. Avea già Marco Aurelio promessa in moglie a Lucio Vero la sua figliuola Lucilla. Secondo i conti del padre Pagi [Pagius, Critic. Baron.], in questo anno se ne effettuarono le nozze [Capitolinus, in Marco Aurel. et in Lucio Vero.]. Condotta questa principessa dal padre sino a Brindisi, fu poi trasferita ad Efeso, dove si portò Lucio Vero a prenderla. E vi si portò per concerto fatto prima; imperciocchè Marco Aurelio avea detto in senato di volerla egli stesso condurre fino in Soria; ma Lucio Vero si esibì di venire a riceverla ad Efeso per timore che se il fratello arrivasse ad Antiochia, non iscoprisse tutti i segreti della scandalosa sua vita. Avea il buon imperadore Marco Aurelio, per esentare i popoli dagli aggravi, spediti prima degli ordini alle provincie, che non si facessero incontri alla figliuola. Ma più verosimile sembrerà che nell'anno susseguente succedesse il viaggio di Lucilla, a cui fu conferito il titolo di Augusta; perchè Marco Aurelio se ne tornò in fretta da Brindisi a Roma, per ismentire le dicerie sparse, ch'egli volesse passare in Soria affin di levare al fratello e genero la gloria di terminar quella guerra. E pure finquì non abbiamo inteso alcun tale prospero successo delle armi romane in quelle parti, onde potesse Marco Aurelio portar invidia a Lucio Vero.
CLXIV
| Anno di | Cristo CLXIV. Indizione II. |
| Sotero papa 3. | |
| Marco Aurelio imperad. 4. | |
| Lucio Vero imperad. 4. |
Consoli
Marco Pompeo Macrino e Publio Juvenzio Gelso.
Cangiossi finalmente nel presente anno in ridente il volto finora bieco della fortuna verso de' Romani. A Stazio Prisco riuscì di prendere Artasata città dell'Armenia [Capitol., in Marco Aurelio.], di mettere guarnigione in un luogo, appellato di poi Città-Nuova, perchè Marzio Vero, a cui fu dato il governo di quella provincia, fece di quel luogo la prima città dell'Armenia [Dio, lib. 71.]. Allorchè esso Marzio giunse colà, trovò ammutinate quelle milizie, e colla sua prudenza le pacificò. Nelle medaglie [Mediobarbus, in Numismat. Imperat.] di quest'anno si fa menzione dell'Armenia vinta, dell'Armenia presa. E più di una vittoria convien dire che riportassero i Romani in quelle parti, perchè osserviamo che i due Augusti presero in quest'anno per due volte il titolo d'Imperadore, segno appunto di vittoria. Quel che è più, tanto Marco Aurelio, che Lucio Vero, furono proclamati Armeniaci, come consta dalle medesime loro medaglie, o, vogliam dire, monete, inoltre dalle stesse apparisce ch'essi Augusti diedero un re agli Armeni; e questo fu Soemo della razza degli Arsacidi, senza che si sappia s'egli ne fosse dianzi re, e cacciato da Vologeso, o pure s'egli fosse re nuovo, dato dai due imperadori a quei popoli; e Dione [Dio, in excerpt. Valesian.], parlando della somma clemenza di Marco Aurelio, scrive che in questa guerra fu fatto prigione Tiridate Satrapa, il quale era stato cagione de' torbidi nati nell'Armenia, ed avea ucciso il re degli Eniochi, e messa mano alla spada contra di Marzio Vero generale de' Romani, perchè gli rimproverava cotesti suoi eccessi. E pure il buon imperadore altro gastigo non gli diede, se non che il mandò in esilio nella Bretagna. Intanto ridendosi Lucio Vero dei rumori e pericoli della guerra, col pretesto di attendere a provveder le armate romane di viveri e di nuove genti [Capitol., in Lucio Vero.], se ne stava godendo le delizie di Antiochia, e lasciava che i generali romani sudassero ed esponessero le lor vite per lui nelle imprese guerriere. Per quattro anni, ma con soggiorno non fisso, si trattenne egli in quella città: perchè nel verno abitava a Laodicea, nella state a Dafne, amenissimo ed ombroso luogo in vicinanza di Antiochia. Per le tante istanze nondimeno de' suoi consiglieri, si lasciò indurre, durante questa guerra, a portarsi due volte sino all'Eufrate. Ma appena s'era lasciato vedere all'esercito romano (non già a quel de' nemici), che se tornava ai suoi prediletti ed obbrobriosi piaceri di Antiochia. E non gliela perdonavano già que' commedianti, i quali nel pubblico teatro più volte con arguti motti destramente mettevano in canzone ora la di lui codardia, ora la sfrenata sua lussuria; nè v'era persona che non gli ridesse dietro. Truovasi presso il Mezzabarba sotto quest'anno una medaglia, in cui Marco Aurelio è intitolato Germanico, ed espressa una Vittoria d'Augusto. Ma non può stare. Vedremo a suo tempo quando a questo imperadore fu dato il titolo di Germanico. Per ora egli solamente veniva chiamato Armeniaco.