Presente ed Albino.
Da che fu giunto Filippo a Roma, ben sapendo, altro non meritar le azioni sue che l'odio universale [Zosimus, lib. 1, cap. 19.], si studiò in tutte le forme di guadagnar l'affezione delle milizie e del senato. Nelle monete [Mediobarb., in Numismat. Imperat.] dell'anno precedente si parla della sua liberalità, e Zosimo attesta ch'egli con gran profusione d'oro rallegrò l'avidità de' soldati. Al senato romano parlò con somma benignità, promettendo gran cose; e certo quel poco che resta di notizie a lui spettanti, ci rappresenta ben questo principe ambizioso ed anche superbo, ma non già crudele. Parlava egli sempre di Gordiano con onore, nè alcun oltraggio mai fece alle di lui statue e memorie. Solamente abbiamo da Capitolino [Capitolinus, in Gordiano seniore.] che la magnifica casa di Gneo Pompeo, posseduta dai Gordiani, fu occupata sotto Filippo dal fisco imperiale. Tuttavia, non fidandosi de' Romani, i principali impieghi conferiva egli ai proprii parenti. Per questo diede il comando dell'armi in Soria a Prisco suo fratello, e quello della Mesia e Macedonia a Severino padre di sua moglie, persone poco atte a farsi ubbidire e rispettare: il che influì col tempo alla di lui rovina. Credettero il Mezzabarba [Mediobarb., in Numismat. Imperat.] e il Bianchini [Blanchinius, ad Anastas.] che Filippo in quest'anno rompesse la pace co' Persiani, e non deponesse l'armi, se non dappoichè la Mesopotamia e l'Armenia furono restituite al romano imperio. Ma, siccome vedemmo, questa partita è presa di peso da Zonara, storico di poca esattezza. Era la potenza de' Persiani tale da non lasciarsi far paura da grosse armate, non che dalle poche milizie che furono lasciate allora di guarnigione nella Soria. Però questa guerra seconda col re di Persia siam dispensati dal crederla vera. Quel sì, che sopra buon fondamento si truova appoggiato, ma che io non so dire se appartenga all'anno presente o pure al seguente, si è il movimento de' Carpi, popoli barbari forse dalla Sarmazia [Zosimus, lib. 1, cap. 20.]. Costoro, fatta un'irruzione da' luoghi vicini al Danubio, portavano la desolazione in quelle parti. Filippo, per farsi credito co' Romani, in persona passò colà con un buon esercito, e venuto con quei Barbari alle mani, gli sconfisse. Ritiraronsi molti d'essi in un castello, a cui fu posto l'assedio. Ma raccolte di nuovo le lor forze, tentarono un altro combattimento, che non fu per loro più felice del primo, per l'empito de' Mori militanti nell'armata romana. Però fecero istanza di pace e lega: al che avendo, senza farsi molto pregare, acconsentito Filippo, restituita la quiete a quelle provincie, se ne ritornò tosto a Roma. Alcune medaglie, portate dal Mezzabarba [Mediob., Numism. Imper.] sotto il presente anno, parlano di una allocuzione fatta da Filippo all'esercito, e di una sua vittoria, che ragionevolmente si può riferire alla suddetta impresa. Ma io non me ne assicuro, perchè in un'iscrizione del Fabretti [Fabrettus, Inscript., pag. 687.], spettante all'anno seguente, Filippo Augusto è chiamato proconsole: titolo dato agl'imperadori allorchè erano in qualche spedizion militare.
CCXLVII
| Anno di | Cristo CCXLVII. Indizione X. |
| Fabiano papa 12. | |
| Filippo imperadore 4. | |
| Filippo juniore imperad. 1. |
Consoli
Marco Giulio Filippo Augusto per la seconda volta e Marco Giulio Filippo Cesare.
Il giovane Filippo, figliuolo di Filippo Augusto, che procedette console col padre in quest'anno, non era che Cesare nelle calende di gennaio. Fu di parere il padre Pagi [Pagius, in Critic. Baron.] ch'egli dipoi in questo medesimo anno fosse dichiarato collega dell'imperio da esso suo padre, cioè Imperadore Augusto. Molta oscurità s'incontra nella storia di questi tempi, e crescono ancora per cagione di marmi finti e di medaglie false, o non assai attentamente lette. Se noi prestassimo fede ad una iscrizione del Gudio, rapportata anche dal Relando [Reland., Fast. Consul.], il giovane Filippo nè pure nell'anno seguente era fregiato del titolo d'imperadore, usando il solo di Cesare, leggendosi ivi: IMP. CAES. PHILIPPO III. ET IVLIO PHILIPPO CAESARE II. COS. Ma cento volte ripeterò che le merci del Gudio non ci possono servire per iscorta sicura all'erudizione. Lo Spon [Spon, Miscellan. Erudit., pag. 244.], il Bellorio e il Fabretti [Fabrettus, Inscription., pag. 687.] ci han fatto vedere un decreto emanato in favore de' soldati dell'armata navale del Miseno, in cui Filippo il padre vien detto IMP. CAESAR M. IVLIVS PHILIPPVS PIVS FELIX AVG. PONT. MAX. TRIB. POT. IIII. CONSVL. III. DESIG. P. P. PROCONSVL; e il figliuolo IMP. CAESAR M. IVLIVS PHILIPPUS PIVS FELIX AVG. PONT. MAX. TRIB. POT. IIII. COS. DESIGNAT. P. P. Più sotto si legge IMP. M. IVLIO PHILIPPO COS. DES. III. ET IMP. M. IVLIO PHILIPPO COS. II. DES. COS. Sarebbe da desiderare che avessimo più iscrizioni dei due Filippi, per confrontarle insieme ed assicurarci che niun inganno s'incontri nelle memorie antiche o credute antiche. Da questo monumento, fatto mentre correa la quarta tribunizia podestà di Filippo seniore, cioè nell'anno presente, deducono alcuni che il giovane Filippo, subito che fu creato Cesare, ottenne dal padre la podestà tribunizia nell'anno 244, e ch'egli nel presente fu promosso al sommo grado d'Imperadore Augusto. Ma il padre Harduino avrebbe trovato da dir contra di tal decreto, perchè, secondo lui, non si comunicava ad altri, ed era ritenuto per sè dall'imperador seniore il grado di pontefice massimo, che pur qui si mira goduto anche da Filippo juniore. Potrebbe parimente comparir della confusione nell'appellar esso Filippo COS. II. DES. COS., benchè sia certo ch'egli fu console per la prima volta in quest'anno, e disegnato console per la seconda nel seguente. Certamente può credersi non assai esattamente copiato quel decreto, e tanto più perchè con esso convien confrontarne un altro simile, che si legge nella mia Raccolta [Thesaurus Novus Inscript., pag. 362, n. 1.], ed appartiene all'anno seguente. Quivi anche il giovane Filippo si trova appellato Augusto, ciò servendo a farci riconoscere per falsa l'iscrizione del Gudio. Similmente Filippo juniore porta il titolo di pontefice massimo al pari del padre; e però cade a terra la regola proposta dal padre Harduino. Quivi inoltre si dà al medesimo Filippo juniore la seconda tribunizia podestà, e, per conseguente, l'ottenne egli nell'anno presente, allorchè fu promosso alla dignità imperatoria, e non già allorchè venne creato Cesare, come voleva il padre Pagi. Con tal notizia s'accordano ancora varie monete rapportate dal Goltzio, e indarno credute false da esso, perchè discordi dalla sua opinione. Un riguardevol punto di storia è l'essersi sotto i Filippi Augusti celebrato l'anno millesimo della creduta fondazion di Roma, ma senza che apparisca chiaro se a questo anno o pure al seguente si debba riferire la gran festa, di cui fanno menzione gli storici antichi. Io ne parlerò al seguente anno. Abbiamo da Aurelio Vittore [Aurel. Victor, in Breviar.] che Filippo fece fare di là dal Tevere un lago, perchè quel paese penuriava troppo d'acqua. Ciò verisimilmente succedette in questi tempi.