Consoli

Publio Licinio Valeriano Augusto per la terza volta e Publio Gallieno Augusto per la seconda.

Certo è che in Valeriano Augusto concorrevano moltissime di quelle belle doti e qualità che possono rendere gloriosi i regnanti, come la prudenza, l'affabilità, la gravità, e la lontananza dalla superbia e dal fasto. Il desiderio suo di accertar nelle buone risoluzioni, di rimediare ai disordini e di giovare al pubblico, per quanto era in sua mano, gli rendea cari tutti gli avvisi di chiunque suggeriva avvertimenti e regole di buon governo. Resta tuttavia una sua lettera [Trebel. Pollio, in Triginta Tyrannis, c. 17.] scritta a Balista, forse prefetto del pretorio, che gli aveva insinuato delle buone massime intorno al non permettere uffiziali inutili e soldati nelle guardie, che non fossero uomini sperimentati nel mestier della guerra. Raro giudizio ancora traspirava dalle elezioni ch'egli faceva degli uffiziali della milizia; e tutti coloro, che noi andremo vedendo ribellarsi a Gallieno suo figliuolo, e furono in concetto di personaggi dotati di molto valore e merito, erano creature di lui. Così Aureliano e Probo, che riuscirono dipoi insigni imperadori, da lui riconobbero il principio dell'alta loro fortuna. Secondo il catalogo del Bucherio [Cuspinianus Bucherii.], Lolliano fu da lui creato prefetto di Roma nell'anno precedente; Valerio Massimo nel presente. Contuttociò mancava di molto a Valeriano per divenire un eccellente imperadore. Egli non avea petto, nè quella forza di mente e di coraggio che serve ai principi grandi, per operare intrepidamente gran cose ne' proprii regni, e per mettere il cervello a partito ai nemici de' suoi regni [Zosimus, lib. 1, cap. 36. Aurelius Victor, in Epitome.]. La prudenza sua scompagnata da questo vigore il rendeva diffidente e troppo guardingo, per timor sempre di non errare. L'inoltrata sua età contribuiva non poco ad indebolir ancora l'animo suo. Contuttociò s'applicò egli bravamente agli affari; ed in vero sotto di lui egregiamente procedeva il governo civile dei popoli. Ma si cominciarono a scatenar disastri da ogni parte. Durava tuttavia la peste; le nazioni germaniche verso il Reno facevano frequenti scorrerie nella Gallia; le scitiche, passato il Danubio, andavano desolando la Tracia, Mesia e Macedonia; e i Persiani dal canto loro non cessavano d'infestar la Mesopotamia e la Soria. Mancano a noi storie che mettano per ordine e riferiscano ai lor anni proprii que' fatti. Troviamo anche nelle medaglie di quest'anno [Mediobarbus, in Numismat. Imper.] mentovata una vittoria degli Augusti, ma senza che apparisca in qual paese e contra chi fosse riportata. In una lettera [Vopiscus, in Aurel.] scritta da Valeriano Augusto a Ceionio Albino prefetto di Roma nell'anno seguente, e in alcuni altri dipoi, egli chiama Aureliano, che fu dipoi imperadore, liberatore dell'Illirico e ristoratore delle Gallie. Potrebbe essere che questi nell'anno presente desse qualche buona percossa ai Goti che malmenavano l'Illirico, ovvero ai Germani che sconciamente infestavano le galliche contrade. Abbiamo ancora nel Codice [Leg. 11 de Fideicommisso, tit. 4, C. de Transaction.] un rescritto fatto in quest'anno dagli imperadori Valeriano e Gallieno, e da Valeriano nobilissimo Cesare. Chi sia questo Valeriano Cesare, s'è disputato fra gli eruditi, e resta tuttavia indecisa la lite. I più l'hanno creduto Publio Licinio Valeriano, secondogenito di Valeriano Augusto; ma il padre Pagi [Pagius, in Crit. Baron.] pretende ch'egli fosse Publio Licinio Cornelio Salonino Valeriano, figliuolo di Gallieno Augusto, e nipote di Valeriano seniore Augusto, il quale si sa di certo che ebbe il titolo di Cesare e di principe della gioventù. Certamente a' tempi ancora di Trebellio Pollione [Trebellius Pollio, in duobus Gallienis.] punto controverso era, se Valeriano secondogenito di Valeriano seniore avesse avuto il titolo di Cesare ed anche d'Augusto; nè le medaglie decidono questo punto. Esse bensì, e in molta copia, ci assicurano che Salonino Valeriano figliuolo di Gallieno fu ornato del titolo cesareo. Ma una nobile iscrizione, da me pubblicata [Trebellius, Novus Inscript., pag. 360, n. 5.], spettante all'anno 259 può qui togliere ogni dubbio, veggendosi ivi registrati Valeriano e Gallieno Augusti, ed insieme con loro Publio Cornelio Salonino Valeriano Nobilissimo Cesare. Se Valeriano fratello di Gallieno fosse stato Cesare allora, di lui ancora si sarebbe fatta menzione. Tale era bensì Salonino. E però le medaglie [Mediobarbus, ibidem.] che parlano di Valeriano Cesare, e sono attribuite al figlio secondogenito di Valeriano Augusto, abbiam giusto motivo di credere che appartengano a Salonino Valeriano Cesare figlio di Gallieno. Di qui finalmente apprendiamo che la dignità di chi era solamente Cesare, e non imperadore Augusto, portava seco molta autorità, da che il nome loro si comincia a veder negli editti.


CCLVI

Anno diCristo CCLVI. Indizione IV.
Stefano papa 3.
Valeriano imperadore 4.
Gallieno imperadore 4.

Consoli

Massimo e Glarrione.

V' ha chi dà il nome di Valerio al primo di questi consoli, cioè a Massimo, senza che se ne veggano buone prove. Il medesimo ancora vien detto console per la seconda volta, quasichè egli lo stesso fosse ch'era stato promosso al consolato nell'anno 253, o pure ch'egli fosse quel Massimo che nel precedente anno esercitò la carica di prefetto di Roma. Perchè qui si lavora solamente di conghietture, amo io meglio di mettere il solo suo certo cognome, che di proporlo con nomi dubbiosi. Già dissi non essere agevol cosa lo sbrogliare i tempi e le avventure di questi imperadori per penuria di memorie. Però, camminando a tentone, l'Occone e il Mezzabarba [Occo et Mediob., Numism. Imperator.] rapportano all'anno presente alcune medaglie, dove si parla di una vittoria germanica; e pure in niuna di esse troviamo la tribunizia podestà terza o quarta di Valeriano, che ci assicuri dell'anno presente. Tuttavia, essendovene una di Gallieno Augusto, in cui si legge la di lui tribunizia podestà quarta, e la stessa vittoria germanica, bastante fondamento ci resta di credere vittoriose in quest'anno l'armi romane contra dei Germani. E probabilmente il giovane Gallieno Augusto quegli fu ch'ebbe l'onore di tal vittoria. Nel rovescio di una medaglia di Valeriano suo padre, attribuita dal Mezzabarba all'anno presente, si legge: GALLIENVS CVM EXERCITV SVO, in un'altra ad esso Gallieno è dato in questi medesimi tempi il titolo di Germanico. Aurelio Vittore [Aurelius Victor, in Epitome.] ed Eutropio [Eutrop., in Breviar.] scrivono che Gallieno ne' primi anni del suo imperio fece alcune imprese con valore e fortuna nelle Gallie, da dove scacciò i Germani. Abbiamo parimente da Zosimo [Zosimus, lib. 1, cap. 30.], che vedendo Valeriano desolato l'Oriente dai Barbari, determinò di correre a quelle parti con un esercito, lasciando al figliuolo Gallieno la cura di opporsi agli altri Barbari che maltrattavano le provincie romane dell'Europa. Però Gallieno, siccome quegli che conosceva maggiore il bisogno contra dei Germani, popoli fieri, i quali calpestavano tutto dì gli abitatori delle Gallie, passò in persona al Reno, dando ad altri capitani ordine di opporsi ai Borani, Carpi, Goti e Burgundi, che recavano continui travagli alla Tracia e alla Mesia. Postatosi Gallieno alle ripe del Reno, talvolta impediva ai nemici il passaggio, e, se pur passavano, dava loro addosso. Ma non avea egli tali forze da poter fare lungo e vigoroso contrasto a que' nuvoli di gente che da varie parti della Germania, allettati dalla gola del bottino, calavano alla distruzion delle Gallie. Perciò ricorse al ripiego di far lega con uno di quei principi della Germania, lavorando, come si può credere, di regali, di contanti e di promesse per l'avvenire; ed essi da lì innanzi quei furono che impedirono agli altri Germani il passare il Reno; e se pur passavano, tosto moveano loro guerra. Ed è da notare [Vopiscus, in Aurelian.] che in questi tempi si comincia ad udire il nome de' Franchi, popolo della Germania anch'esso, che unito con altri infestava le terre de' Romani.