Sempre più s'inaspriva la persecuzione mossa da Valeriano Augusto contra dei seguaci di Gesù Cristo; e però in quest'anno fu nobilitata la Chiesa dal martirio di san Sisto sommo pontefice, e del suo glorioso diacono san Lorenzo. Vide anche l'Africa morir nella confessione della vera fede l'immortal vescovo di Cartagine san Cipriano, oltre a tanti altri martiri che si possono leggere nella storia ecclesiastica. Accadde che Ulpio Crinito, governatore della Tracia e di tutto l'Illirico [Idem, ibid.], si ammalò in tempo appunto che le continue vessazioni date dai Goti e dalle altre barbare nazioni a quelle contrade maggiormente esigevano l'assistenza d'un bravo generale. Valeriano imperadore, verisimilmente ne' primi mesi di quest'anno, spedì colà per vicario o luogotenente di lui Lucio Domizio Aureliano, che fu col tempo imperadore. Ci ha conservata Vopisco la lettera scrittagli dal medesimo Augusto piena di stima del valore e della saviezza d'esso Aureliano; col registro delle truppe che doveano militare sotto di lui, fra le quali si può credere che si contassero alcune compagnie di gente germanica, perchè i lor capitani si veggono chiamati Hartomondo, Haldegaste, Hidemondo e Cariovisco. I Francesi moderni si figurano che questi fossero della nazion franca, conquistatrice dipoi delle Gallie, quasichè nomi tali non convenissero anche ad altre nazioni germaniche. In essa lettera Valeriano promette il consolato ad Aureliano e ad Ulpio Crinito pel dì 22 maggio dell'anno seguente. E perchè di grandi spese doveano fare i nuovi consoli, prendendo quell'insigne dignità, con fare i giuochi circensi, e dar dei magnifici conviti ai senatori e cavalieri romani; e la povertà di Aureliano disegnato console non era atta a sì grosse spese, Valeriano ordinò che l'erario pubblico gli somministrasse tutto il danaro e gli utensili occorrenti, affinchè egli non comparisse da meno degli altri. Andò Aureliano al comando dell'armi in quelle parti, e con tal sollecitudine e bravura diede la caccia ai Barbari, e con varii combattimenti gli atterrì, che chi non restò vittima delle spade romane, si ritirò di là dal Danubio, restando con ciò libera la Tracia e l'Illirico da quella mala gente. A sì liete nuove dovette ben esultare il cuore di Valeriano e del senato e popolo romano; ma probabilmente a turbar questa gioia giunsero altri corrieri dall'Oriente coll'avviso di funestissimi guai. Sapore re della Persia, se crediamo ad Eusebio [Euseb., in Chronic.], in quest'anno venne più furiosamente di prima a saccheggiar la Soria. Potrebbe nondimeno essere che al precedente anno appartenessero le disavventure di quelle contrade. Trebellio Pollione [Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, cap. 1.] ci dà fondamento di credere ch'egli occupasse e spogliasse anche la nobilissima città d'Antiochia. E in fatti Giovanni Malala [Joannes Malala, in Chronogr.], storico antiocheno, scrive che un certo Mariade, uno dei magistrati d'Antiochia, cacciato per le ruberie ch'egli faceva al pubblico, andò a trovare il re di Persia, e si esibì di fargli prendere a man salva la patria sua. Non lasciò il re cader in terra una sì bella offerta, e messo in ordine l'esercito, per la via di Calcide s'inviò colà. Per testimonianza di Ammiano [Ammianus, lib. 23, cap. 5.], e di Egesippo [Hegesippus, lib. 3, cap. 5.], se ne stava un dì il popolo d'Antiochia, siccome gente perduta dietro ai solazzi, con gran festa ed attenzione mirando un istrione e sua moglie, che colle lor buffonerie cavava il riso da tutti: quando essa dopo una girata d'occhi disse ad alta voce: Marito, o io sogno, o vengono i Persiani. Rivolse ognuno gli occhi alla montagna, e videro in fatti calar l'esercito persiano. Tutti allora a gambe, e a studiarsi di salvar quello che poteano. Entrati nella città, che niuna difesa fece, i Persiani, dopo la strage di molti cittadini, misero a sacco tutta quella ricca città, poscia ad essa e a' circonvicini luoghi dato il fuoco, se ne andarono carichi di bottino. Volle il re Sapore, prima di partirsi, far godere il premio dovuto al traditore Mariade, con ordinare che fosse bruciato vivo, come si ha da Ammiano, o decapitato, come scrive il Malala.
Trebellio Pollione [Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, cap. 1.] racconta che un Ciriade ricco e nobile, avendo svaligiato il padre, si ritirò in Persia, e mosse il re Sapore e Odenato re della Fenicia contra de' Romani; e che avendo Sapore presa Antiochia e Cesarea, costui si fece proclamar Cesare, e prese dipoi anche il nome d'Augusto, ed empiè di terrore tutto l'Oriente. Ma non andò molto che fu ucciso a tradimento dai suoi stessi soldati, in tempo appunto che Valeriano Augusto era in viaggio per far guerra ai Persiani. Troppo verisimil sembra che questo Ciriade lo stesso sia che Mariade mentovato da Giovanni Malala, e che o l'uno o l'altro di quegli storici abbia alterate le circostanze del fatto. Fulvio Orsino [Ursinus, in Numism. Imp.] e il Mezzabarba [Mediobarb., in Numismat. Imperat.] portano una medaglia di questo Ciriade. Quanto a me, allorchè miro una o due medaglie di simili effimeri tiranni, sempre tremo per paura che qualche impostore abbia burlato chi si affanna per formar raccolta di medaglie. Zonara [Zonaras, in Annalib.] fa accaduta la disgrazia d'Antiochia dopo la prigionia di Valeriano imperadore; ma, come abbiam veduto, Trebellio Pollione ce la rappresenta succeduta prima ch'egli arrivasse in Oriente; e così pare da credere, perchè appunto Valeriano si mise nell'anno presente in campagna per tagliar il corso ai progressi de' Persiani nella Soria. Ammiano, che riferisce cotal fatto a Gallieno, non discorda punto, perchè Gallieno fu imperadore col padre. Di queste sciagure adunque accadute in Oriente informato Valeriano Augusto, non penò a giudicar necessaria la sua presenza in quelle parti; e perciò, raunato un gran corpo d'armata, mosse da Roma per andar a passare, secondo l'uso d'allora, il mare a Bisanzio. Ch'egli si trovasse in quella città nell'anno presente, si ha con sicurezza da Vopisco [Vopiscus, in Aurelian.], nel rapportare ch'egli fa un atto pubblico quivi fatto. Cioè, essendo assiso nelle terme di Bisanzio l'imperador Valeriano alla presenza dell'esercito e degli uffiziali del palazzo, sedendo alla destra sua Memmio Fosco (vuole dire Tosco) console ordinario di quest'anno, Bebio Macro prefetto del pretorio e Quinto Ancario presidente dell'Oriente; ed essendo assisi dalla sinistra Avulnio, ossia Amulio oppure Anolino, Saturnino duce posto ai confini della Scizia, Maurenzio destinato governator dell'Egitto, ed altri dei primarii uffiziali, l'imperadore a nome della repubblica ringraziò Aureliano, perchè avesse liberate dai Goti le provincie romane di quelle parti, e il regalò di quattro corone murali, di cinque vallari e di due navali, di due civiche, di dieci aste pure, di quattro bandiere di due colori, di quattro tonache ducali rosse, di due mantelli proconsolari, di una pretesta, di una tonaca palmata, di una toga dipinta, ec. Il disegnò ancora console sostituito per l'anno seguente, con promessa di scrivere al senato che gli desse il bastone e i fasci consolari. Per tanta benignità anche Aureliano rendè umili grazie al generoso Augusto; dopo di che levatosi in piedi Ulpio Crinito duce dell'Illirico e della Tracia, destinato console in compagnia d'esso Aureliano per l'anno seguente, venne dicendo che, trovandosi egli senza successione, adottava per suo figliuolo il suddetto Aureliano, siccome persona meritevole d'ogni onore per la sua prudenza e valore, con fare istanza che l'atto suo fosse approvato e corroborato dall'imperadore presente: siccome fu fatto. Se ne ricordino i lettori, perchè vedranno a suo tempo esso Aureliano alzato alla dignità imperiale. Da Bisanzio passò poi l'Augusto Valeriano ad Antiochia, ma senza che apparisca s'egli vi arrivasse nel presente anno, o pur nel seguente. Intanto i Persiani, dopo il gran flagello recato ad Antiochia [Euseb., in Chronic.], passarono nella Cilicia e Cappadocia, dando il sacco e tutto quel paese. Aggiunge Giovanni Malala [Joannes Malala, Chronogr.] che le loro scorrerie si stesero per tutto l'Oriente sino alla città di Emesa, non vi lasciando paese che non devastassero e bruciassero. Altri malanni ebbe l'imperio romano ancora dalla parte del Ponto Eusino, o sia del mar Nero, dei quali parleremo all'anno seguente. Sotto i consoli di quest'anno riferisce Trebellio Pollione [Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, cap. 8.] la ribellione di Decimo Lelio Ingenuo, generale dell'armi della Mesia e Pannonia, che fu acclamato imperadore da quell'esercito, e poscia abbattuto da Gallieno. Tuttavia è difficile il credere accaduta nell'anno presente cotal sollevazione, perchè Valeriano imperadore passò in vicinanza di quelle parti, nè in tempo tale costui avrebbe avuto tanto ardire; e pare che Gallieno, regnando il padre, non si fosse per anche abbandonato ai piaceri, come vien supposto da chi racconta questo fatto.
CCLIX
| Anno di | Cristo CCLIX. Indizione VII. |
| Dionisio papa 1. | |
| Valeriano imperadore 7. | |
| Gallieno imperadore 7. |
Consoli
Emiliano e Basso.
Zosimo [Zosimus, lib. 1, cap. 31.], dopo avere scritto che i Borani, Goti, Carpi e Burgundi, popoli tutti da lui chiamati Sciti, portarono il terrore e la desolazione per ogni parte d'Italia e dell'Illirico, aggiugne che rivolsero i loro disegni e passi anche verso l'Asia. Probabilmente ciò avvenne dappoichè il valor d'Aureliano gli ebbe fatti sloggiare dalle provincie europee. Mancavano legni a costoro per passar forse dalla Taurica Chersoneso, o sia dalla Crimea, nelle terre dell'Asia, ma ne furono provveduti dagli abitanti di quei paesi, o per timore o per danari. Arrivarono alla città di Pitiunte, posta alla ripa del mar Nero, e si provarono d'impadronirsene. Ma Successiano, che comandava in quelle parti l'armi romane, li ricevè così bravamente, che li fece ritirare in fretta, non senza mortalità di molti d'essi. Avvenne che Valeriano già pervenuto ad Antiochia, conoscendo il valore di Successiano, il volle presso di sè, e chiamatolo, il creò prefetto del pretorio in luogo di Bebio Macro, o pure unitamente con lui, con ordinargli di ristorar le rovine della città d'Antiochia. Così Zosimo, da cui veggiamo attestata l'occupazione d'essa città fatta dai Persiani, non già dopo la prigionia dell'imperador Valeriano, ma innanzi. Dovette la partenza di questo prode capitano animare gli Sciti, cioè i Tartari suddetti, ad altre imprese; e però passarono in Colco, e senza poter prendere il ricco tempio di Diana in Fasi, tirarono diritto a Pitiunte, e se ne impadronirono. Di là s'inoltrarono a Trabisonda, città grande e piena di popolo, provveduta di buon presidio di soldati, e vi misero l'assedio. Sì trascurati furono non meno i cittadini, che la guarnigione, che lasciarono entrarvi una notte i Barbari. Gran bottino vi fu fatto, gran copia di prigioni; diroccati i templi e le case; tutta la città e i luoghi circonvicini rimasero un teatro di miserie e rovine. Secondo Zosimo [Zosimus, lib. 1, cap. 33.], aveano costoro consumata quasi tutta la state prima di occupar Trabisonda; ed occupata che l'ebbero, fecero delle scorrerie per tutto il paese all'intorno, e finalmente carichi d'immensa preda se ne tornarono sulle navi al loro paese, come si può credere, accostandosi al verno. Valeriano Augusto, per quanto vedremo, seguitando Zosimo, era tuttavia in Soria, e vel troveremo anche nell'anno appresso: e per conseguente non si può abbracciar l'opinione del padre Pagi [Pagius, in Critic. Baron.] e d'altri, che mettono sotto quest'anno la cattività del medesimo imperadore; ma convien riferirla all'anno seguente. Cornelio Secolare fu in quest'anno prefetto di Roma. Ed ivi dopo molti mesi di sede vacante, a cagion della persecuzione, che tuttavia durava, fu eletto sommo pontefice Dionisio. Non v'ha memoria se in quest'anno Ulpio Crinito ed Aureliano prendessero il consolato loro promesso nell'antecedente da Valeriano Augusto. Ma all'anno 271 troveremo esso Aureliano console per la seconda volta; e quando ciò sia certo, puossi inferirne che nell'anno presente egli procedesse console sostituito in luogo di Gallieno e Valeriano [Vopiscus, in Aurelian.], che doveano procedere nel consolato. Hanno disputato gli eruditi per indovinar chi fossero questo Gallieno e questo Valeriano, destinati anch'essi consoli nell'anno presente. Veggasi il Pagi [Pagius, in Crit. Baron.]. Resta tuttavia dubbiosa una tale quistione.