Ovinio Gallicano e Basso.

Probabilmente il secondo console si nominò Settimio Basso, il quale, secondo il Catalogo del Cuspiniano e Bucherio, nel dì 15 di maggio cominciò ad esercitar la carica di prefetto di Roma. Quanto a Gallicano, il Valesio pretende [Valesius, in Notis ad Ammian.] ch'egli fosse Vulcazio Gallicano lo storico, perchè Ovinio Gallicano era prefetto di Roma. Ma in questi tempi noi troviamo sovente unita al consolato essa prefettura. L'Anonimo Valesiano e Zosimo ci fan sapere, che mentre Costantino Augusto era in Serdica, o sia Sardica, città della nuova Dacia, correndo l'anno decimo del suo imperio, trattò con Licinio imperadore d'Oriente per creare concordemente Cesari i loro figliuoli. A Costantino Minervina sua prima moglie avea partorito Crispo forse prima dell'anno 300. A questo principe, allorchè fu giunto all'età capace di lettere, diede il padre per maestro [Eusebius, in Chron.] il celebre Lattanzio Firmiano, acciocchè gl'insegnasse la lingua latina, l'eloquenza, ed insieme la vera pietà coi documenti della religione cristiana. Ne profittò il giovinetto; e noi presto il vedremo cominciarsi a segnalare nel mestier della guerra, e dar grande espettazion di sè stesso; ma sì belle speranze svanirono poi, siccome diremo, coll'infausta sua morte. Era parimente nato a Costantino Augusto da Fausta, di presente sua moglie, Costantino juniore nell'anno precedente. Pertanto amendue furono decorati nel presente della dignità cesarea. Abbiamo da Libanio [Libanius, Oratione 3.] che usò Costantino di formar la corte a cadaun de' suoi figliuoli, e di dar loro il comando d'un'armata, ma con tenerli nondimeno sempre al suo lato, affinchè la verde loro età non li facesse sdrucciolare. Crispo nelle iscrizioni [Gruterus, Thesaur Inscription.] e medaglie [Mediob., Numism. Imperat.] si truova chiamato Flavio Valerio Giulio Crispo; e il giovane Costantino Flavio Claudio Costantino juniore. Anche l'imperador Licinio avea un figliuolo che portava il nome paterno di Valerio Liciniano Licinio [Zosimus, lib. 2, cap. 20.], e si pretende ch'egli fosse entrato solamente nel mese ventesimo di sua età: il che se è vero, venghiamo a conoscere che un altro figliuolo di Licinio, già atto alle armi, e da noi veduto alla battaglia di Cibala, dovea essere premorto al padre. Ora anche a questo Licinio fanciullo fu conferita, d'accordo dei padri Augusti, la dignità cesarea. Dimorò in tutto questo anno, o nella maggior parte almeno, l'imperadore Costantino nella Dacia novella, nella Pannonia e in altri luoghi dell'Illirico, come consta dalle sue leggi [Gothofredus, in Chronic. Cod. Theodos.] e dagli autori suddetti; di modo che si può credere fallo in due d'esse che si dicono date in Roma nel marzo e nel luglio, se pure appartengono all'anno presente. In quelle parti si trovava ancora la moglie di Costantino, Fausta Augusta, che diede alla luce nel dì 13 d'agosto un figliuolo, a cui fu posto il nome di Costanzo. Fu anch'egli a suo tempo imperadore, e riuscì il più rinomato de' suoi figli, non so se più per li suoi vizii [Julian., Oratione I. Anonymus Valesianus.], ovvero per le sue virtù.


CCCXVIII

Anno diCristo CCCXVIII. Indizione VI.
Silvestro papa 5.
Costantino imperadore 12.
Licinio imperadore 12.

Consoli

Publio Valerio Licinio Augusto per la quinta volta, e Flavio Giulio Crispo Cesare.

Continuò ad esercitare anche per quest'anno la carica di prefetto di Roma Settimio Basso [Cuspinianus. Bucherius. Panvin.]; ma perchè egli fu obbligato a portarsi alla corte di Costantino, probabilmente soggiornante anche allor nell'Illirico, Giulio Cassio dal dì 13 di luglio fino al dì 13 d'agosto sostenne le sue veci in quell'uffizio, finchè, ritornato esso Basso, ne ripigliò l'esercizio. Nulla di rilevante intorno a Costantino ci somministra in quest'anno la storia, se non che troviamo tuttavia esso Augusto nell'Illirico, e particolarmente in Sirmio [Gothofredus, in Chronic. Cod. Theodos.], dove son date due sue leggi. Intanto, siccome abbiamo da Eusebio [Euseb., in Vita Constant., l. 4, cap. 1 et seq.], sotto questo piissimo Augusto godevano i cristiani una tranquillissima pace e libertà, crescendo ogni dì più il lor numero, ed alzandosi per tutto il romano imperio chiese e suntuosi templi al vero Iddio. Somministrava il buon principe, come consta dai suoi rescritti, ai vescovi dell'erario proprio l'occorrente danaro per le fabbriche e per altre spese pertinenti al culto divino; esentava inoltre i sacri ministri della Chiesa di Dio dalle gravezze imposte ai secolari. E quantunque Licinio Augusto in Oriente professasse come prima il culto degl'idoli, pure, più per paura di Costantino che per proprio genio, non inquietava punto i fedeli, i quali ne' paesi di sua giurisdizione abbondavano anche più che in altri luoghi. Tuttavia Sozomeno è di parere [Sozomenus, lib. 1, cap. 7.] che Licinio in qualche tempo si mostrasse seguace o almen fautore della religion di Cristo; e può questo dedursi anche da un passo d'Eusebio [Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 14.], siccome osservò il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.]. Ma fuor di dubbio è, per attestato de' medesimi due antichi storici, ch'egli o non mai ben rinunziò alla superstizion de' Gentili, o pure, dappoichè nella battaglia di Cibala restò sconfitto da Costantino, la ripigliò come prima, ed in quella credenza terminò poi i suoi giorni.