Aulo Pompeo Longino e Gallo Quinto Veranio.

S'è dubitato, se il primo de' consoli portasse il cognome di Longino o Longiniano. In un frammento di marmo [Thesaurus Novus Inscription., p. 304.], esistente oggidì nel museo del Campidoglio, si legge Q. VERANIO, A. POMPEIO GALLO COS. E però non Cajo, come s'è creduto finquì, ma sarà stato Aulo il di lui prenome. A questi consoli ordinari circa le calende di maggio fondatamente si credono succeduti Lucio Memmio Pollione e Quinto Allio Massimo. Rimasto vedovo Claudio Augusto, si credette che non passerebbe ad altre nozze [Sueton., in Claudio, cap. 26.]; e tanto più perchè egli protestò ai soldati del pretorio di non voler più moglie, dacchè tanta sfortuna avea provato nei precedenti, matrimonii; e che se facesse altrimenti, si contentava d'essere scannato dalle loro mani. Ma andò presto in fumo questo suo proponimento. Tutte le più nobili dame romane si misero in arnese, per espugnar questa debil rocca, mettendo in mostra tutte le lor bellezze naturali ed artificiali, e adoperando quanti lacci sa inventare la loro scuola, sapendo per altro come egli fosse alieno dalla continenza [Sueton., in Claudio, cap. 33.]. Tenevano il primato tre fra le altre, cioè Lollia Paolina, figliuola di Marco Lollio già stato console, e per lei facea di caldi uffizii Callisto, uno dei liberti favoriti di Claudio. La seconda era Elia Petina della famiglia de' Tuberoni, figliuola di Sesto Elio Peto già console, stata già moglie del medesimo Claudio [Idem, cap. 26.] prima dell'imperio, e da lui ripudiata per lieve cagione. Perorava per questa Narciso, altro potente liberto di corte, di cui già s'è parlato. La terza fu Giulia Agrippina, figliuola di Germanico suo fratello, già cacciata in esilio da Caligola per la sua mala vita, e perseguitata in addietro da Messalina. A promuovere gl'interessi di lei si sbracciò forte Pallante, liberto anch'esso di gran possanza nel cuore di Claudio. E questa in fine vinse il pallio. Benchè fosse stata maritata due volte; cioè più di vent'anni prima a Gneo Domizio Enobarbo, a cui partorì Lucio Domizio Enobarbo, che vedremo imperadore col nome di Nerone; e poscia a Crispo Passieno, ch'ella fece morire, per non tardar a godere l'eredità da lui lasciatale; e benchè ella avesse passati gli anni della gioventù, pure era assai fresca, e sosteneva il credito d'esser bella, possedendo anche a maraviglia l'arte degl'intrighi e delle lusinghe femminili. A cagion della stretta parentela, essendo Claudio suo zio paterno, godeva ella il privilegio di visitarlo spesso ed assai confidentemente. Questo bastò per farlo cader nella pania, di maniera che fino dall'anno precedente furono concertate fra loro le nozze ed eseguite poi nel presente. In mani peggiori non potea capitar Claudio, perchè in questa donna non si sa qual fosse maggiore o la fierezza o la superbia o l'avarizia. Pure la sua passion dominante e superiore all'altre era l'ambizione, per cui avrebbe sagrificato tutto. Scrive Dione [Dio, lib. 60.], esserle stato predetto un giorno da uno strologo, che suo figliuolo Nerone sarebbe imperadore, ma ch'egli stesso l'ucciderebbe. Non importa, rispose ella, mi uccida, purchè regni. In fatti, fin d'allora si diede ella a cercar le vie di accasar Lucio Domizio Enobarbo suo figliuolo (che fu poi Nerone), nato sul fine dell'anno 37 dell'Era nostra, con Ottavia figliuola di esso Claudio Augusto. Perchè tra questa principessa e Lucio Silano erano seguiti gli sponsali alcuni anni prima [Tacitus, lib. 12, cap. 4.], bisognò pensare alla maniera di levar un tale ostacolo con ricorrere alla calunnia, giacchè Silano per l'incorrotta sua vita era esente da veri delitti. Lucio Vitellio console fu l'iniquo mezzano della di lui rovina, con far credere a Claudio, che fra Silano e Giunia Calvina sua sorella passassero intrinsichezze nefande. Perciò Silano, che nulla sapea di questo, vide sè stesso tutto ad un tempo balzato dal grado di senatore, obbligato inoltre a rinunziar la pretura, e rotto il suo maritaggio con Ottavia. Questa fu la prima prodezza di Agrippina, e non era per anche moglie di Claudio.

Ma Claudio, benchè ardente di voglia di effettuar questo matrimonio, tuttavia non osava, perchè presso i Romani non era lecito, non che in uso, che uno zio sposasse una nipote. Prese ancor qui l'assunto di provvedere al bisogno quel gran faccendiere di Lucio Vitellio; ne parlò egli con energia al senato; e i senatori, schiavi d'ogni volere del principe, decretarono la validità di un tal contratto. Celebraronsi dunque le nozze, e in quello stesso di Lucio Silano, stato genero di Claudio, si diede la morte da sè stesso. Entrata nell'imperial palazzo Agrippina, poca pena ebbe a rendersi padrona dello scimunito consorte e de' pubblici affari, con voler anch'ella, al pari di Claudio, essere ossequiata dal senato, dai principi stranieri e dagli ambasciadori. Cominciò ad ammassar della roba, senza perdonare a sordidezza alcuna, tirando colle lusinghe alcuni a dichiararla erede, ed atterrando altri con calunnie, per occupare i lor beni. Promosse gli sponsali del giovinetto Lucio Domizio suo figliuolo, già pervenuto all'età di dodici anni, colla suddetta Ottavia figliuola di Claudio, a cui questa alleanza fu il primo gradino per salire al trono imperiale. Fece parimente richiamare a Roma dall'esilio della Corsica Lucio Anneo Seneca, insigne filosofo stoico, e il diede per precettore al figliuolo, sperando di farne una cima d'uomo, e un mirabil imperadore, giacchè a questo bersaglio tendevano le principali sue mire. Impetrò anche la pretura pel medesimo Seneca. Appresso rivolse Agrippina lo spirito vendicativo contro a Lollia Paolina, che seco avea gareggiato pel matrimonio di Claudio. Fecesi comparire, che avesse interrogati strologhi e l'oracolo di Apollo di Clario, in pregiudizio dell'imperadore; questi perciò, senza lasciarle agio per le difese, la cacciò in esilio fuori d'Italia, e confiscò la maggior parte del suo ricchissimo patrimonio. Mandò Agrippina dipoi anche a levarle la vita; e fece appresso bandire Calpurnia, illustre donna, solo perchè accidentalmente a Claudio era scappato di bocca che era bella. Accrebbe Claudio in quest'anno il pomerio, o sia il circondario delle mura di Roma: il che era riputato di singolar gloria. Alle preghiere de' Parti mandò loro per re Meerdate di quella nazione, che poca fortuna provò per sè e svergognò i Romani. Nella Tracia furono guerre tali nondimeno, che io mi dispenso dal riferirle, perchè di niun momento per la storia presente. Se crediamo ad Orosio [Orosius, in Histor.], seguì in quest'anno l'editto di Claudio, che tutti i Giudei uscissero di Roma, del che parla san Luca negli Atti degli Apostoli [Actus Apostolor., c. 18, vers. 2.]. Prodigiosa era la quantità d'essi in quella gran città. Orosio cita Giuseppe ebreo per testimonio di tal fatto all'anno presente; ma nei testi di Giuseppe ebreo oggidì non si trova un tal passo. Per altro è certo il fatto, asserendolo ancora Svetonio [Sueton., in Claudio, cap. 25.] con dire di Claudio: Judaeos, impulsore Chresto (così egli nomina il divino Salvator nostro) assidue tumultuantes Roma expulit. Sotto nome de' Giudei erano allora compresi anche i Cristiani; e forse i Giudei, perseguitando i Cristiani, svegliavano que' tumulti.


L

Anno diCristo L. Indizione VIII.
Pietro Apostolo papa 22.
Tiberio Claudio, figlio di Druso, imperadore 10.

Consoli

Cajo Antistio Vetere, o sia Vecchio, e Marco Suillio Nervilino.

Ho scritto Nervilino, e non già Nerviliano, come hanno altri, perchè il cognome di questo console si legge formato così in un insigne marmo del museo Capitolino, da monsignor Bianchini [Thesaur. Nov. veter. Inscript., T. 1.], e da me [Thes. Nov. veter. Inscript., cap. 305.] ancora dato alla luce. Un altro gran passo fece in quest'anno Agrippina per innalzar sempre più il suo figliuolo Lucio Domizio Enobarbo [Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 25. Dio, lib. 60.]. Tuttochè Claudio Augusto avesse un figliuolo maschio, cioè Britannico, che naturalmente avea da succedere a lui nell'imperio, il semplicione si lasciò indurre ad addottar per figliuolo anche il medesimo Lucio Domizio, il quale, passato nella famiglia Claudia, cominciò ad intitolarsi Nerone Claudio Cesare Druso Germanico, come apparisce dalle medaglie [Mediobarbus, Numism. Imp.] battute allora in onor suo. Il mezzano di questo affare, adoperato da Agrippina, fu Pallante, il più confidente che s'avesse Claudio; ed avendo allora Nerone due anni di più di Britannico, si vide la deformità d'aver egli adottivo la mano dal figliuolo legittimo e naturale dell'imperadore, ornati amendue del cognome cesareo. Nè già dimenticò sè stessa l'ambiziosa Agrippina. Non avea mai Claudio conceduta a Messalina il titolo d'Augusta. Lo volle ben ella, nè le fu difficile l'ottenerlo; sicome ancora nell'anno seguente volle l'onore d'entrar col carpento, o sia colla carrozza nei pubblici giuochi. Cresciuta ne' titoli Agrippina crebbe anche nell'autorità, e peggior divenne di Messalina, non già nell'impudicizia, perchè se questa non le mancò, fu almeno occulta, ma nelle rapine della roba altrui, e in procurar la morte a chi si tirava addosso il di lei sdegno, o lo meritava per essere ricco. Quanto ella era diligente a far ben educare e a produrre il suo figliuolo Nerone, altrettanto la scaltra donna si studiava di abbassare e di fare scomparire il figliastro suo, cioè Britannico Cesare. Sotto vari pretesti fece morire, e levare dal di lui fianco le persone che gli poteano inspirare de' sentimenti contrarii ai suoi; e fra gli altri [Dio, lib. 60.] v'andò la vita di Sosibio di lui maestro. Altre persone mise ella in lor luogo, tutte dipendenti dai suoi voleri, di modo che l'infelice principe era in certa guisa assediato e tenuto quasi come prigione, senza ch'egli potesse se non di rado vedere il padre Augusto. Faceva anche correr voce, che egli patisse di mal caduco e fosse scemo di cervello [Tacit., Annal., lib. 12, cap. 41.], quando si sapea che in quell'età di nove o dieci anni era forte di corpo e di spirito molto vivace. Un trattamento tale eccitava la compassione in tutti, ma senza alcun profitto di lui. Nell'anno seguente Britannico, in salutar Nerone, disavvedutamente gli diede il nome di Domizio oppure di Enobarbo. Non si può dir che fracasso e querele facesse per questo in corte Agrippina. Volle essa inoltre la gloria di fondare una colonia che portasse il suo nome. A questo fine mandò alcune migliaia di veterani a piantarla nella città degli Ubii, che da lì innanzi prese il nome di Colonia Agrippina, città tuttavia delle più illustri e floride della Germania, che ritiene il nome di Colonia. Quivi era nata la medesima Agrippina, allorchè Germanico suo padre guerreggiò in quelle parti coi Germani. Riportò in quest'anno Publio Ostorio Scapula molti vantaggi contra de' popoli della Bretagna, e prese, non so se in questo o nel seguente anno, Carattaco, uno dei re o duci loro, colla moglie e co' figliuoli [Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 32.]: per le quali imprese conseguì dal senato romano gli ornamenti trionfali, ma con goderne poco, perchè la morte il rapì da lì a non molto. Condotto a Roma Carattaco prigioniero, senza smarrirsi punto, parlò a Claudio da uomo forte: e Claudio restituì a lui e a tutti i suoi la libertà. Ammirava dipoi Carattaco la magnificenza di Roma, e dicea ai Romani, che non sapea capire, come avendo essi cotanti superbi palazzi ed agiate case, andassero poi a cercar le povere capanne de' Britanni. Camaloduno in quella grand'isola, città così denominata dal dio Camalo, fu scelta per condurvi una colonia di veterani, acciocchè servissero di baluardo contro i nemici e ribelli. Anche nella Germania superiore i Catti furono in armi, e fecero delle incursioni nel paese romano. Ma Lucio Pomponio Secondo, insigne poeta tragico, e governatore dell'armi in quelle parti, li mise in dovere, con aver anch'egli perciò meritati gli onori trionfali.