Flavio Domiziano Augusto per la nona volta, e Quinto Petillio Rufo per la seconda.

A Quinto Petilio fu sostituito nel consolato, per quanto si crede, Cajo Valerio Messalino. In quest'anno la Storia ecclesiastica riferisce la morte di san Cleto papa, che col suo sangue illustrò la religione di Cristo. A lui succedette nella cattedra di s. Pietro, Anacleto. Durava tuttavia la guerra nella Bretagna. Giulio Agricola comandante dell'armi romano in quelle parti [Tacitus, cap. 25 et seq.], riportò un'insigne vittoria nella Scozia contra di quei popoli. Aveano i Romani trasportato in quelle grandi isole un reggimento di Tedeschi. Costoro non volendo più militare in quelle parti, fatta una congiura, uccisero il loro tribuno, i centurioni, ed alcuni soldati romani, ed imbarcatisi in tre brigantini si diedero alla fuga. Il piloto d'essi legni seppe far tanto, che ricondusse il suo all'armata romana. Gli altri due fecero il giro della Bretagna, e dopo una fiera fame patita, per cui mangiarono i più deboli, giacchè non poteano approdare ad alcun sito d'essa Bretagna, per essere considerati quai nemici, andarono poi a naufragar nelle coste della Germania bassa. Quivi dai corsari svevi e frisoni furono presi e venduti come schiavi. Perchè alcuni d'essi capitarono nelle terre del romano imperio, perciò allora solamente vennero a conoscere i Romani, che la Bretagna era un'isola e non già terra ferma, come per la poca pratica aveano fin allora molti creduto. Intanto Domiziano teneva allegro il popolo romano [Sueton., in Domitiano, c. 4.] con dei magnifici e dispendiosi spettacoli, non solamente nell'anfiteatro, ma anche nel circo, dove si videro corse di carrette, combattimenti a cavallo e a piedi, siccome ancora cacce di fiere, battaglie di gladiatori in tempo di notte a lume di fiaccole [Dio, lib. 67.], dando nel medesimo spettacolo cena, o almen vino al popolo spettatore. Vidersi ancora zuffe d'uomini, ed anche combattere con le fiere, o fra loro. Mirabili altresì furono i combattimenti navali, fatti nell'anfiteatro, oppure in un lago, cavato a mano in vicinanza del Tevere. Probabilmente a vari anni son da attribuire sì fatti spettacoli, benchè da Svetonio e da me accennati tutti in un fiato.


LXXXIV

Anno diCristo LXXXIV. Indizione XII.
Anacleto papa 2.
Domiziano imperadore 4.

Consoli

Flavio Domiziano Augusto per la decima volta e Sabino.

Non ho io dato alcun prenome e nome a questo Sabino console, perchè intorno a ciò nulla v'ha di certo. Da Giordano [Jord., de Reb. Getic., c. 13.], che altri sogliono chiamar Giornande, egli vien appellato Poppeo Sabino. Parve probabile al cardinal Noris [Noris, Ep. Consul.], che il suo nome fosse Cajo Oppio Sabino. Ma in un'iscrizione riferita dal Cupero (non so di qual peso) a Domiziano per la decima volta console vien dato per collega Tito Aurelio Sabino. Noi bensì vedremo un console dell'anno seguente appellato Tito Aurelio. In tale incertezza ho io ritenuto solamente il di lui cognome, di cui non ci lasciano dubitare i fasti antichi. Quantunque non si sappia di certo l'anno in cui Domiziano andò alla guerra in Germania, pure, seguendo la traccia delle medaglie [Mediobarbus, Goltzius et alii.], reputo io più verisimile il parlarne nel presente. Erano confinanti i Romani coi Catti, popolo, per attestato di Tacito [Tacitus, de Morib. Germanorum, cap. 30.], il più prudente e meglio disciplinato che s'avesse la Germania, creduto oggidì quel d'Hassia e Turingia. Domiziano, siccome sommamente vano ed ambizioso di gloria, determinò di marciar egli in persona contra d'essi [Dio, lib. 67.], perchè aveano cacciato Cariomero re dei Cherusci dal suo dominio a cagion dell'amicizia ch'egli professava ai Romani. Andò questo gran campione, assai persuaso che il suo solo nome avesse da sbigottire que' popoli; e forse fu allora, che, per quanto abbiam da Frontino [Frontin., in Stratagem., lib. 1, cap. 1.], egli mostrò di portarsi nelle Gallie, ad oggetto unicamente di fare il censo di quelle provincie. Ma giunto colà, all'improvviso passò coll'esercito il Reno, e a bandiere spiegate andò contro ai Catti. Se volessimo credere agli adulatori poeti, uno de' quali era allora Publio Stazio Papinio [Stat., in Sylv., l. 1, c 1.], egli domò la fierezza di quei barbari e mise in pace i vicini. Ma non si sa ch'egli desse loro battaglia alcuna; e probabilmente altro non fece che ridurli ad un trattato di pace, con rovinar intanto i popoli suoi sudditi di là dal Reno. Contuttociò, come s'egli avesse compiuta una segnalata impresa, sparse voce di vittorie riportate; e tutto gonfio del suo mirabil valore se ne tornò a Roma per goder del trionfo, che il senato sulla di lui parola gli accordò. Nelle medaglie di quest'anno si truova più volte coniato il tipo della vittoria, segno di questi pretesi vantaggi nella guerra germanica, per cui cominciò egli ad usare il titolo di Germanico, e si fece proclamar imperadore sino alla nona volta. Può nondimeno essere, che contribuissero alla gloria di Domiziano anche le prodezze di Giulio Agricola nella Bretagna; imperciocchè, per quanto si può conghietturare [Tac., in vita Agric., c. 38 et seq.], nell'anno presente quel saggio uffiziale sottopose al romano imperio le isole Orcadi, ed altri paesi in quelle parti. Di questi felici successi diede egli di mano in mano avviso a Domiziano. Qual ricompensa ne ricavasse, lo diremo all'anno seguente.