Trajano, console in quest'anno, il medesimo è che fu poi imperadore glorioso. Il prenome dell'altro console Glabrione, secondo alcuni, fu non già Marco, ma Manio, siccome proprio della famiglia Acilia. Noi abbiamo da Dione [Dio, lib. 67.] esser avvenuti due prodigii, per l'uno de' quali fu presagito l'imperio a Trajano, e per l'altro la morte a Glabrione. Quali fossero, nol sappiamo, se non che per attestato del medesimo storico, Glabrione, benchè console, fu obbligato dal capriccioso ed iniquo Domiziano a combattere contra di un grosso lione, che fu bravamente da lui ucciso, senza restarne egli ferito. Questa azione, che dovea guadagnargli lode e stima presso di Domiziano, altro non fece che incitarlo ad invidia, ed anche ad odio, perchè non gli piaceano i nobili di raro valore. Però col tempo trovò de' pretesti per mandarlo in esilio, e poi imputandogli volesse turbare lo stato (forse nell'anno 95) il fece ammazzare. All'anno presente vien riferita da Eusebio [Eusebius, in Chron.] la strepitosa morte di Cornelia, capo delle Vergini Vestali. Era ella stata accusata dianzi d'incontinenza e dichiarata innocente. Sotto Domiziano si risvegliò questa accusa; e Domiziano affettando la gloria di custode della religione, cioè della superstizione pagana, e volendo rimettere in uso le antiche leggi, la fece condannare e seppellir viva. Svetonio [Sueton., in Domitiano, c. 2.] dice, ch'ella fu convinta de' suoi falli; Plinio il giovane [Plinius, lib. 4, Ep. II.], ch'essa nè pur fu chiamata in giudizio, non che ascoltata, ed essere quella stata un'enorme crudeltà ed ingiustizia. Furono anche processati alcuni nobili romani, come complici del delitto, frustati sino a lasciar la vita sotto le battiture, benchè non confessassero l'apposto reato. E perchè Valerio Liciniano, già senatore e pretore, uno de' più eloquenti uomini del suo tempo, per avere nascosa in sua casa una donna della famiglia di Cornelia, fu accusato, altra maniera non ebbe, per sottrarsi a que' rigori, se non di confessare quanto gli fu suggerito sotto mano per ordine di Domiziano. Tuttavia fu egli cacciato in esilio, e i suoi beni assegnati al fisco. Questi poi sotto Trajano ritornato a Roma si guadagnò il vitto, con fare il maestro di rettorica. Così inorpellava Domiziano i suoi vizii, volendo comparire zelantissimo dell'onore de' suoi falsi dii. Narrasi ancora, che essendo morto uno dei suoi liberti, e seppellito, dappoichè Domiziano intese che costui si era fatto fabbricare il sepolcro con dei marmi presi dal tempio di Giove Capitolino, bruciato negli anni addietro, fece smantellar dai soldati quel sepolcro, e gittar in mare le ossa e le ceneri di colui; tanto si piccava egli di essere zelante dell'onore delle cose sacre.
XCII
| Anno di | Cristo XCII. Indizione V. |
| Anacleto papa 10. | |
| Domiziano imperadore 12. |
Consoli
Flavio Domiziano Augusto per la sedicesima volta, e Quinto Volusio Saturnino.
S'è disputato, e tuttavia si disputa, in qual anno succedesse la ribellione di Lucio Antonio, e la breve guerra civile che in que' tempi avvenne. Alcuni [Pagius, in Crit. Baron.] la mettono nell'anno 88, altri nell'89, e il Calvisio [Calvisius, Tillemont et alii.] la differisce sino al presente anno. A me sembra più probabile l'ultima opinione, confrontando insieme quel poco che s'ha di questo fatto da Tacito [Tacitus, in Vita Agricolae.], e da Svetonio [Sueton., in Domitiano, cap. 9.], e da Dione [Dio, lib. 67.], o sia da Sifilino; perchè da loro apparisce che dopo questa sollevazione Domiziano lasciò la briglia alla sua crudeltà, e ciò avvenne, siccome dirò, nell'anno seguente. Lucio Antonio, a cui Marziale [Martial., lib. 4, Epist. 9.] dà il cognome di Saturnino, era governatore dell'alta o sia superiore Germania. Perchè ben sapea, quanto per poco Domiziano perseguitasse le persone di merito, e che specialmente sparlava di lui con ingiuriosi nomi, mosse a ribellione le sue legioni, facendosi proclamare imperadore. Portata a Roma questa nuova, se ne conturbò ognuno per l'apprensione che ne succedesse una gran guerra, e si tornasse a provar tutti i malanni compagni delle guerre civili. Domiziano stesso, temendo che quest'incendio si potesse maggiormente dilatare, determinò di portarsi in persona contra di lui, ed avea già in ordine l'armata. Ciò che recava maggiore spavento, era il sapersi che Lucio Antonio s'era collegato coi Germani, e questi doveano rinforzarlo con un potente esercito. Ma che? Lucio Massimo, che il Tillemont fondatamente congettura essere lo stesso che Lucio Appio Norbano Massimo, il qual forse governava allora la bassa Germania, o pure una parte della Gallia vicina, senza aspettare alcun de' soccorsi che gli promettea Domiziano, diede battaglia improvvisamente ad esso Lucio Antonio, prima che con lui si unissero i Tedeschi. Volle anche la buona fortuna, che mentre erano alle mani, crescesse così forte il Reno, che non poterono passare i Tedeschi. Rimase sconfitto ed ucciso Antonio, e la sua testa fu inviata a Roma in testimonianza della vittoria: il che risparmiò a Domiziano gl'incomodi di continuar quella spedizione. Plutarco [Plutarchus, in P. Æmil.] e Svetonio [Sueton., in Domitiano, c. 6.] narrano, che nel giorno stesso, in cui fu data quella battaglia, un'aquila posandosi in Roma sopra una statua di Domiziano, fece delle grida di allegria; e passando tal voce d'uno in altro, nel medesimo giorno si divulgò per tutta Roma, che Lucio Antonio era stato interamente disfatto: ed alcuni giunsero fino a dire di aver veduta la sua testa recisa dal busto. Prese tal piede questa diceria, che gran parte dei magistrati corsero a far de' sagrifizii in rendimento di grazie. Ma cominciandosi a cercare chi avea portata questa nuova, niuno si trovò, ed ognuno rimase confuso. Domiziano, che era in viaggio, ricevette dipoi i corrieri della vittoria, e si verificò essere la medesima succeduta nel giorno medesimo, in cui se ne sparse in Roma la falsa voce. All'anno presente attribuisce Eusebio [Euseb., in Chron.] l'editto di Domiziano contro le vigne [Sueton., in Domitiano, cap. 7.]. Trovatosi che v'era stata molta abbondanza di vino, poca di grano, s'immaginò Domiziano, che la troppa quantità delle viti cagion fosse che si trascurasse la coltura delle campagne. Ma Filostrato [Philostratus, in Vita Apollon., lib. 6.] aggiugne, che non piaceva a Domiziano sì sterminata copia di vino, perchè l'ubbriachezza cagionava delle sedizioni. Ora egli vietò che in Italia non si potessero piantar viti nuove, e che nelle provincie se ne schiantasse la metà, anzi tutte nell'Asia, per quanto ne dice Filostrato. Ma non istette poi saldo in questo proposito, per essere venuto a Roma Scopeliano spedito da tutte le città dell'Asia, il quale non solamente ottenne che si coltivassero le vigne, ma ancora che si mettesse pena a chi non ne piantava. Forse ancora più di ogni altra riflessione servì a fare smontar Domiziano da questa pretensione, l'essersi sparsi de' biglietti [Aurelius Victor, in Epitome. Vopiscus, in Probo.], ne' quali era scritto, che facesse pur Domiziano quanto voleva, perchè vi resterebbe tanto di vino per fare il sagrifizio in cui sarebbe la vittima lo stesso imperadore.