Consoli
Lucio Licinio Sura per la terza volta, e Caio Sosio Senecione per la quarta.
Ma questo Sura da Sparziano [Spartianus, in Vita Hadriani.] vien detto Consul bis nell'anno presente insieme con Serviano. All'incontro il Panvinio [Panvinius, Fast. Consular.] con altri fu di parere, che i due suddetti ordinari consoli nelle calende di luglio avessero per successori Cajo Giulio Servilio Orso Serviano, che avea sposata Paolina sorella di Adriano, e cugina di Trajano, e fu molto amico di Plinio, e Surano per la seconda volta. Certo non mancano imbrogli ne' fasti consolari; ed è ben facile il prendere degli abbagli nell'assegnare ai consoli sostituiti il preciso anno del loro consolato. Nel presente si può ragionevolmente credere che Trajano, con felicità bensì, ma dopo immense fatiche, conducesse a fine la seconda guerra contro de' Daci. Per attestato di Dione [Dio, lib. 68.] s'impadronì egli della reggia di Decebalo, o sia della capitale della Dacia, chiamata Sarmigetusa: il che reca indizio, ch'egli non ne fosse restato in possesso nella pace stabilita dopo la prima guerra. Pertanto Decebalo, veggendosi spogliato di tutto il suo paese, ed in pericolo ancora di restar preso, piuttosto che venire in man dei nemici, si diede la morte da sè stesso, e il capo suo fu portato a Roma. Così pervenne tutta la Dacia in potere del popolo romano, e Trajano ne formò una provincia, con fondare in Sarmigetusa una colonia, nominata nelle iscrizioni della Transilvania, che il Grutero ed io [Gruterus, Thesaur. Inscription.] abbiam dato alla luce. In oltre abbiam da Dione che Decebalo, trovandosi in mal punto, affinchè i suoi tesori non cadessero in mano de' Romani, distornò il corso del fiume Sargezia, che passava vicino al suo palazzo, e fatta cavare una gran fossa in mezzo al seccato lido di quel fiume, vi seppellì una gran copia d'oro, d'argento e d'altre cose preziose, che si poteano conservare. Quindi ricoperto il sito con terra e con grossi sassi, tornò a far correre l'acqua pel solito alveo. I prigioni da lui adoperati per quella fattura, acciocchè non rivelassero il segreto, furono tosto uccisi. Ma essendo poi stato preso dai Romani Bicilis, uno de' familiari più confidenti di Decebalo, questi scoprì tutto a Trajano, il quale ne seppe ben profittare. Rimasto spolpato quel paese, ebbe cura Trajano di mandarvi ad abitare un numero infinito di persone, e di fondarvi, oltre alla suddetta, altre colonie, che si veggono menzionate da Ulpiano [Lege Sciendum ff. de Censibus.]: con che divenne la Transilvania una fioritissima provincia de' Romani, essendosi perciò in quelle parti trovate negli ultimi due secoli molte iscrizioni romane, che si leggono presso il suddetto Grutero, presso il Reinesio, e nel mio nuovo Tesoro.
CVIII
| Anno di | Cristo CVIII. Indizione VI. |
| Alessandro papa 1. | |
| Trajano imperadore 11. |
Consoli
Appio Annio Trebonio Gallo e Marco Atilio Metilio Bradua.
V'ha chi dà il cognome di Treboniano al primo di questi consoli; ma in due iscrizioni, riferite dal Panvinio [Panvinius, Fast. Consul.], si legge Trebonio. Se crediamo al medesimo Panvinio, nelle calende di marzo succederono nel consolato Cajo Giulio Africano e Clodio Crispino. Ma un'iscrizione, conservata in Verona, e riferita dal marchese Scipione Maffei, e poscia anche da me [Thesaur. Novus Veter. Inscription., p. 317, num. 4.], ci fa sufficientemente conoscere, che nel dì 23 di agosto dell'anno presente erano consoli Appio Annio Gallo e Lucio Verulano Severo, o pur Severiano. O sul fine del precedente anno, o nella primavera del presente, sbrigato dagli affari della Dacia, se ne ritornò Trajano a Roma, ed ivi celebrò il secondo suo trionfo dei Daci con magnifiche feste, e massimamente perchè correvano i decennali del suo imperio, che solevano solennizzarsi con gran pompa [Dio, lib. 68.]. Attesta Dione che, arrivato Trajano a Roma, vennero molte ambascerie di nazioni barbare, e fino dall'India a visitarlo, chi per bisogni, chi per ossequio. Quattro mesi durarono in Roma i pubblici spettacoli e divertimenti, consistenti per lo più in combattimenti di lioni e di altre feroci bestie, oppur di gladiatori. Giorni vi furono, nei quali si videro uccisi mille di questi fieri animali, e in più altri arrivò la somma a diecimila. Si fece conto che anche dieci migliaja di gladiatori diedero orrida mostra della lor arte, combattendo fra loro negli anfiteatri. In questi tempi ancora attese Trajano a formare e selciare una strada pubblica per le paludi pontine, con fabbricar anche case e ponti di gran magnificenza lungo di essa via, per comodo de' viandanti e del commercio. E perchè si trovava molta moneta o di bassa lega, o strozzata, o falsa; ordinò il saggio imperadore, che tutta fosse portata alla zecca, dove fu disfatta per rifarne della buona e di giusto peso. A quest'anno si crede che appartenga il terzo congiario o regalo, che Trajano diede al popolo romano, espresso da una medaglia, riferita dal Mezzabarba [Mediobarb., in Numism. Imperat.]. Mette il Tillemont [Tillemont, Mémoires des Empereurs.] con altri scrittori in questi tempi la spedizion di Trajano contro de' Parti, o sia de' Persiani; ma certamente è da anteporre la sentenza d'altri, che molto più tardi parlano di quelle imprese. Succedette, secondo la cronica di Damasco [Anastas., Bibliothec.], nel presente anno il glorioso martirio di santo Evaristo papa, in cui luogo fu posto Alessandro.