Flavio Basilisco ed Ermenerico.
Amendue questi consoli furono creati da Leone imperadore d'Oriente: Basilisco perchè era fratello di Verina imperadrice, moglie d'esso Leone, uomo che divenne poi famoso per le sue iniquità; Ermenerico era figliuolo d'Aspare patrizio e generale delle armi in Oriente, colla cui spada vedemmo che Leone era salito all'imperio. In quest'anno nel dì primo di settembre, o pur nel secondo, per attestato di Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] e dalla Cronica Alessandrina [Chron. Alexandrinum.], succedette uno spaventoso incendio in Costantinopoli. Nella Vita di san Daniele Stilita [Apud Surium ad diem 11 decembris.] si racconta, che il fuoco prese e consumò la maggior parte dell'augusta città, con durar sette giorni, e ridurre in una massa di pietre infinite case, palagi e chiese. Evagrio [Evagr., lib. 2, cap. 13.] ci dipinge anche più grande quest'eccidio. Bisogna credere che le case fossero la maggior parte di legno, come dicono che son tuttavia, per la poca comodità che è in quelle parti, di materiali da fabbricare. E però Zenone successor di Leone ordinò poi che le case nuove si facessero in isola, con lasciar dodici piedi di spazio tra l'una e l'altra: il che tuttavia si suol praticare da molti Turchi non tanto per magnificenza, quanto per difendersi dagli incendii. Abbiamo inoltre da Idacio [Idacius, in Chron.] sotto il presente anno (se pure non fu nel precedente), che, secondo il suo costume, l'armata navale di Genserico re de' Vandali passò dall'Africa in Sicilia a farvi i soliti saccheggi. Ma per buona ventura si trovò ritornato al governo di quell'isola Marcellino, ossia Marcelliano, uomo valoroso, del quale abbiamo parlato di sopra. Questi sì coraggiosamente con quelle milizie che potè raccogliere fece testa a quei Barbari, che, dopo averne messi non pochi a fil di spada, il rimanente fu costretto a mettere la sua salvezza nella fuga. Intanto Severo imperadore, dopo aver regnato quasi quattro anni, nel dì 15 d'agosto diede fine ai suoi giorni e al suo imperio, secondo la testimonianza della Cronica pubblicata dal Cuspiniano [Chronologus Cuspiniani.] e dal Panvinio; e ciò vien confermato da Idacio, da Marcellino conte e da altri scrittori. Giordano [Jordan., de Regnor. success.] istorico il tratta da tiranno. E benchè gli altri il dicano mancato di morte naturale, pure Cassiodoro [Cassiod., in Chron.], persona che merita qui molta considerazione, scrive essere stata fama ch'egli per frode di Ricimere patrizio morisse di veleno. Noi per altro sappiamo poco de' fatti suoi; ma se cosa alcuna di luminoso avesse operato, verisimilmente ne avremmo qualche lume dalla storia, per altro scarsa e meschina in questi tempi. Venne anche a morte probabilmente nell'anno presente Egidio conte e generale dell'armata romana nelle Gallie, di cui s'è favellato ne' precedenti anni. Idacio a noi il rappresenta come personaggio dotato di rare virtù, e scrive che alcuni l'asserivano morto per insidie a lui tese, ed altri per veleno. Dall'autore delle Gesta de' Franchi [Gesta Francor., tom. 1 Du-Chesne.] è chiamato dux Romanorum, tyrannus, perchè i Franchi, siccome abbiamo veduto, dopo il ritorno di Childerico re loro, avevano cacciato esso Egidio, e il riguardavano con occhio bieco. Aggiugne il medesimo autore che i Franchi circa questi tempi presero la città di Colonia con grande strage de' Romani, cioè della parte d'Egidio, il quale potè appena salvarsi, e poco dopo morì, con lasciare un figliuolo per nome Siagrio. Questi prese il generalato, e mise la sua residenza in Soissons. Ma i Franchi, che non più erano ritenuti dal timore d'Egidio, ed aveano già passato il Reno e desolata più che non era prima la città di Treveri, si mossero con un potente esercito, e vennero fino ad Orleans, con dare guasto a tutto il paese. Da un'altra parte sboccò pure nelle Gallie per mare Odoacre duca de' Sassoni, e giunse fino alla città d'Angiò, con uccidervi molto popolo, e ricevere ostaggi da quella e da altre città. Childerico coi Franchi, nel tornare indietro da Orleans, s'impadronì della stessa città d'Angiò, essendo restato morto in quella occasione Paolo conte governatore di essa città. Ma qui non son ristrette tutte le calamità delle Gallie. Idacio [Idacius, in Chron.] aggiugne, che dopo esser mancato di vita il prode Egidio conte, ancora i Goti abitanti in quella che oggidì chiamiamo Linguadoca, sotto il re Teoderico, s'avventarono anch'essi addosso alle provincie romane, che prima erano sotto il governo d'Egidio. Gregorio Turonense [Gregor. Turon., lib. 2, cap. 18.] fa anch'egli menzione di queste turbolenze, con aggiugnere, che Paolo conte insieme coi Romani e Franchi mosse guerra ai Goti: ma ch'esso Paolo fu tagliato a pezzi nella presa d'Angiò fatta dai Franchi medesimi. Scrive di più, che i Britanni furono cacciati fuori della provincia del Berry, con esserne stati uccisi non pochi. Notizia che ci fa intendere come era già venuta della gran Bretagna a cercar ricovero nelle Gallie una copiosa moltitudine di que' popoli, giacchè i Sassoni entrati in quell'isola faceano guerra troppo fiera agli antichi abitanti. Questi poi col tempo diedero il nome di Bretagna minore a quel paese dove si stabilirono, e tuttavia ritengono buona parte del linguaggio degli antichissimi Britanni.
CDLXVI
| Anno di | Cristo CDLXVI. Indizione IV. |
| Ilario papa 6. | |
| Leone imperadore 10. |
Consoli
Leone Augusto per la terza volta, e Taziano.
Se non avessimo Mario Aventicense [Marius Aventicens., in Chron.] e il Cronologo del Cuspiniano [Chronol. Cuspiniani.] che facessero menzione di questo Taziano console, si sarebbe creduto, come credette il cardinale Baronio, che questo fosse un console immaginario. Pretende il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.] che questo Taziano ricevesse e sostenesse il consolato in Oriente, il che non sembra ben certo, perchè abbiamo da Prisco istorico [Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 74.], che a' tempi di Leone imperadore, Taziano fu inviato ambasciatore per gl'Italiani a Genserico re de' Vandali. Che se pur egli fosse stato creato console, strano dovrebbe parere, come in una legge [L. 6, de his qui ad Eccl. confugiunt. Cod. Justin.] pubblicata in questo anno da Leone Augusto si legga il solo imperadore console, e lo stesso unicamente sia nominato nella Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr.] e da Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.], da Cassiodoro [Cassiod., in Chron.], da Vittor Tunonense [Victor Turonensis, Chron.] e dai Fasti fiorentini, senza far mai menzione di Tarziano preteso console anch'esso in Oriente. Quel che è più, in una iscrizione rapportata dall'Aringhi, dal Reinesio e da altri, e posta ad un cristiano seppellito a dì 9 di maggio, per disegnar l'anno solamente, è detto console LEONE AVGVSTO III. Forse Leone Augusto entrò solo console, e da lì a qualche mese prese per suo collega Taziano. Dappoichè fu morto Severo imperadore, è da credere che il senato romano e l'esercito pensassero a dargli un successore, e che non mancassero pretendenti. Contuttociò noi troviamo che neppure in tutto quest'anno alcuno imperador d'Occidente fu eletto, laonde restò vacante l'imperio in questa parte. Altra ragione non si può addurre, se non che i senatori più saggi, riflettendo alla miserabil positura dell'imperio occidentale, e che troppo importava il camminar d'accordo d'animo e di massime coll'imperadore d'Oriente, nulla volessero conchiudere senza l'approvazione e consentimento di Leone Augusto. Doveano andare innanzi e indietro lettere, maneggi e trattati. Sopra tutti Ricimere patrizio, potentissimo tuttavia direttor degli affari, giacchè non poteva egli ottener l'imperio, cercava per altro verso i suoi privati vantaggi. Finalmente i Romani condiscesero totalmente alla volontà d'esso Leone, siccome vedremo nell'anno seguente. Pubblicò in quest'anno il suddetto Leone Augusto la precitata legge assai riguardevole in confermazione dell'asilo nelle chiese, con varii riguardi nondimeno, affinchè i creditori non restassero affatto abbandonati dal braccio della giustizia, abolendo spezialmente una anteriore, in cui venivano obbligate le chiese a pagare i debiti di chi si rifugiava in esse. Abbiam veduto di sopra che un'armata di Sassoni era entrata nelle Gallie. Pare che a quest'anno si possa riferire una battaglia seguita fra essi e i Romani, cioè i sudditi dell'imperio occidentale, che vien narrata da Gregorio Turonense [Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 19.], nella quale toccò ai Sassoni di voltare le spalle. Le loro isole nel fiume la Loire furono prese dai Franchi. Poscia Odoacre duce di que' Barbari si collegò con Childerico re dei Franchi, ed unitamente sconfissero gli Alamanni ch'erano entrati in Italia. Nella vita di san Severino apostolo del Norico [Acta Sanctor. Bolland. ad diem 8 januar.] si legge che quell'uomo santo esortò Gibuldo re degli Alamanni, ut gentem suam a romana vastatione cohiberet. Par verisimile che questo medesimo re fosse quegli che fu sì ben disciplinato dai Franchi e Sassoni.