DLXXXII

Anno diCristo DLXXXII. Indizione XV.
Pelagio II papa 5.
Maurizio imperadore 1.

L'anno III dopo il consolato di Tiberio Augusto.

Passò in quest'anno a miglior vita sant'Eutichio patriarca di Costantinopoli, che prima di morire predisse a Tiberio Augusto il viaggio istesso. Venne infatti a morte nel dì 14 d'agosto questo imperadore, siccome abbiamo da Eustazio [Eustathius, in Vita Sancti Eutychii.], dalla Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr.], da Teofane [Theoph., in Chron.] e da altri. E ben s'accordano tutti gli scrittori in esaltar le di lui virtù. Era, per attestato di Evagrio [Evagr., lib. 5, cap. 13.], che fioriva in questi tempi, principe di dolci costumi, di rara clemenza, di somma affabilità. Amava tutti, e però era amato da tutti. Stimava sè stesso ricco allorchè potea donare, e specialmente per sollevare le indigenze altrui, di maniera che niuno degli Augusti gli andò innanzi nella gloria d'essere limosiniere. In questo proposito racconta Gregorio Turonense [Gregor. Turonensis, lib. 5, cap. 20.], allora vivente, molte cose che allora si dicevano, cioè di aver egli trovato più d'un tesoro in premio dell'insigne sua carità. Riputava questo buon principe oro falso quello che si fosse raccolto colle lagrime de' sudditi. Abolì ancora il perverso abuso di comperare i posti de' magistrati nelle provincie, conoscendo che questo era un vendere i sudditi ad essi magistrati. Nel dì quinto di agosto aveva egli dichiarato Cesare, secondochè s'ha da Teofilatto Simocatta [Theophilactus, lib. 1, cap. 1.] e da altri autori, Maurizio generale d'armi in Oriente, che già s'era segnalato in varie battaglie con riportarne vittoria: nella qual occasione Giovanni questore a nome di esso Tiberio Augusto infermo fece una bella parlata agli astanti. Leggesi fra le novelle aggiunte al Codice, secondo l'edizion del Gotofredo, una costituzion d'esso Tiberio, rapportata da Giuliano Antecessore colle seguenti note: Data III Idus Augusti Constantinopoli, imperii domini nostri Tiberii P. P. Augusti anno octavo, et post consulatum ejus anno tertio, et Tiberii Mauricii felicissimi Caesaris anno primo: cioè nel presente anno nel dì 15 d'agosto, nel quale è da osservare l'anno III dopo il consolato, conforme a quanto anch'io ho scritto, e come esige il costume degli antichi, e non già il quarto, come altri amarono di scrivere.

Non passò il medesimo dì 13 di agosto, che Tiberio Augusto proclamò imperadore il suddetto Maurizio, con far seguire gli sponsali fra lui e Costantina sua figlia; e nel giorno appresso, cessando di vivere, lasciò libero il trono al suo successore. Era Maurizio allora in età di quarantatrè anni, nato in Arabisso città della Cappadocia, ed avea tuttavia vivo Paolo suo padre, e parimente la madre, che, chiamati a Costantinopoli, furono sempre in grande onore presso di lui. La sua temperanza, la sua prudenza ed altre virtù hanno la testimonianza di Evagrio, di Teofilatto e d'altri; confessando anche Menandro Protettore [Menander Protect., tom. 1 Histor. Byzant. in Excerptis Suidae.] d'essersi mosso a scrivere la sua storia, perchè Maurizio si dilettava assaissimo della poesia e delle storie, e regalava generosamente i begl'ingegni, che certo non saranno stati pigri in dire assai bene di lui. Il cardinal Baronio in questi tempi imbroglia forte la sua cronologia, ingannato da un testo guasto di Evagrio, con aver differito il principio dell'imperio di Maurizio fino all'anno 586. Ma nell'appendice del tomo XII corresse un sì gran salto, riferendo la elezion di esso Maurizio all'anno 583. Ma è fuor dubbio che nell'agosto del presente anno Maurizio Tiberio succedette nell'imperio a Tiberio Costantino suo suocero, siccome anche il Sigonio diligentemente avea avvertito prima del cardinal Baronio, e prima ancora notarono Mariano Scoto ed Ermanno Contratto. Pensa il padre Mabillon [Mabill. in Annal. Benedict. ad ann. 580.] che circa questi tempi s'abbia da riferire la distruzione dell'insigne monistero di Monte Casino, quantunque Paolo Diacono lo rapporti molto più tardi. Sopra ciò han disputato varii eruditi. La verità si è, che i Longobardi arrivati al sacro luogo, lo presero, ma senza poter mettere le mani addosso ad alcuno di que' monaci, che tutti fuggendo ebbero la maniera di salvarsi, verificandosi la predizione fatta da san Benedetto, e registrata da san Gregorio papa ne' suoi Dialoghi [Greg. M., Dialog., lib. 2, cap. 7.]. Se ne andarono i fuggitivi monaci a Roma, seco portando l'originale della regola lasciata loro dal santo patriarca, e la misura del vino e il peso del pane che giornalmente si dispensava ai monaci, secondo il prescritto da esso san Benedetto. Benignamente accolti dal pontefice Pelagio, ottennero da lui un luogo presso la basilica lateranense per fabbricar ivi un monistero. Moltissimi anni dipoi restò disabitato e deserto quello di Monte Casino, e senza che mai i monaci si prendessero pensiero alcuno di trasportare di là i corpi di san Benedetto e di santa Scolastica, lasciati ivi in abbandono. È di parere il medesimo padre Mabillon [Mabill. ib. ad ann. 582.] che poco dopo la morte di Tiberio Augusto, san Gregorio, apocrisario pontificio allora in Costantinopoli, fosse richiamato a Roma da papa Pelagio, al quale il novello imperadore mandò un nuovo suo apocrisario, cioè Lorenzo diacono. Ma se non son fallate le note di una lettera scritta da esso papa al medesimo san Gregorio, mentr'era alla corte imperiale, convien credere che molto più tardi egli se ne tornasse in Italia. Essa lettera, riportata da Giovanni Diacono [Johann Diacon., in Vit. s. Gregor. lib. 1, cap. 32.] nella vita del santo pontefice e dal cardinal Baronio, si vede data quarto nonarum octobrium, Indictione tertia. Cominciò ad aver corso nel settembre dell'anno 584 l'indizione terza, e però almen fino all'anno 585 convien differire il ritorno di san Gregorio in Italia.


DLXXXIII

Anno diCristo DLXXXIII. Indizione I.
Pelagio II papa 6.
Maurizio imperadore 2.

Console

Maurizio Augusto.