DCXIX

Anno diCristo DCXIX. Indizione VII.
Bonifazio V papa 1.
Eraclio imperadore 10.
Adaloaldo re 5.

L'anno VIII dopo il consolato di Eraclio Augusto.

Non sappiam bene se appartenga a quest'anno l'insolenza fatta dagli Avari, ossia dagli Unni abitanti nella Pannonia, all'imperadore Eraclio, essendo imbrogliato il fatto e il tempo nelle storie di Niceforo [Nicephor. Costantinopolitanus, in Breviar.] e Teofane [Theoph., in Chronogr.], e nella Cronica Alessandrina [Chron. Alex.]. Sia nondimeno a me lecito di riferirla qui. Cacano, cioè a dire il re di que' Barbari, perchè passavano alcune controversie fra lui e l'imperadore, fece istanza di un abboccamento fra loro. A questo fine nel mese di giugno uscì di Costantinopoli Eraclio Augusto con tutta la corte, e con un grande apparato di magnificenza, per andare ad Eraclea, città, dove s'aveano a fare de' suntuosi spettacoli: e colà ancora concorse un'infinita moltitudine di popolo. Portossi Cacano a quella volta anche egli. Teofane scrive che s'abboccarono al Muro lungo; Niceforo, che il Barbaro andò ad Eraclea. Tutto ad un tempo venne Eraclio a scoprire che il traditor Cacano, lungi dal cercar pace, macchinava di sorprendere lui e la città di Costantinopoli. Travestito dunque se ne fuggì, e tornò a tempo alla sua reggia. Gli Avari superato il Muro lungo, poco mancò che non entrassero in Costantinopoli, con essere arrivate le loro masnade fino alle porte di quella real città, non senza strage di moltissime persone. Immenso fu il bottino che fecero costoro in que' contorni col saccheggio dell'equipaggio dell'imperadore, di quanti palagi, case e chiese vennero loro alle mani; immensa la moltitudine dei prigioni che menarono con seco, di maniera che si ha della pena a credere ciò che racconta Niceforo, cioè essere stati condotti via dugento sessantamila Cristiani tra uomini, donne e fanciulli. Ecco come stava l'afflitto imperio in Oriente. Se n'andarono carichi di preda e di prigioni que' Barbari, e tutto trassero di là del Danubio: segno che doveano essere padroni anche di que' paesi che oggidì chiamiamo Moldavia e Valachia. Nel giorno 23 di dicembre di quest'anno, secondo i conti del padre Pagi, fu finalmente, dopo sì lunga vacanza della Sede apostolica, consecrato romano pontefice Bonifazio V, di patria napoletano, personaggio pieno di mansuetudine e misericordioso. In questo medesimo anno ancora, per relazione di Paolo Diacono [Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 35.] e di Anastasio bibliotecario [Anastas. Biblioth. in Bonif. V.], prima che fosse ordinato il nuovo papa, occorse che Eleuterio patrizio ed esarco di Ravenna, tuttochè eunuco, pensò a farsi signore d'Italia ed imperadore. Dovea credere costui che, stante l'infelice positura delle cose in Oriente, si potesse a man salva eseguire cotal disegno. Cominciò la ribellione in Ravenna, e quindi, prima che seguisse l'ordinazione di papa Bonifazio, s'incamminò egli coll'esercito verso Roma, verisimilmente con pensiero di prender ivi il nome e la corona imperiale. Ma essendo giunto alla terra di Luciolo, che da alcuni vien creduto posto fra Gubbio e Cagli, i soldati ravveduti del fallo che andavano a commettere, quivi l'uccisero, e la sua testa in un sacco fu inviata a Costantinopoli. Crede Girolamo Rossi [Rossi, Istor. di Ravenn.] che ad Eleuterio ucciso succedesse tosto Isacco patrizio di nazione armeno, nel governo di Ravenna e dell'Italia; ma si potrebbe dubitarne, siccome osserverò all'anno 644 in accennare l'epitafio suo. Tuttavia, perchè non s'ha cognizione d'altro esarco che dopo la morte di Eleuterio comandasse in Ravenna, fuorchè di questo Isacco, perciò bisogna menar buona a Rossi una tale asserzione. La città d'Ancira, capitale della Galazia, secondochè s'ha da Teofane, fu presa dai Persiani, non si sa bene se nel presente, oppure nel seguente anno.


DCXX

Anno diCristo DCXX. Indizione VIII.
Bonifacio V papa 2.
Eraclio imperadore 11.
Adaloaldo re 6.

L'anno IX dopo il consolato di Eraclio Augusto.

Quando nell'anno precedente sia succeduta l'irruzione fatta dagli Avari contro di Eraclio imperadore e della città di Costantinopoli, si può credere che appartenga a quest'anno la pace conchiusa fra essi, e raccontata da Teofane [Theoph. in Chronogr.]. Ancorchè Eraclio fosse amareggiato non poco per l'iniquità commessa contra di lui dal re barbaro, pure il sistema sì sconcertato de' suoi affari e il desiderio d'uscire, subito che poteva, in campagna contra de' Persiani, gli fecero dissimular tutto, e prendere le vie della piacevolezza, per veder pure d'aver la pace dalla nazione avarica. Tornò dunque a mandar degli ambasciatori a Cacano per trattare d'aggiustamento; e questi gli parlarono con sì buon garbo, che giunsero a stabilire una buona amicizia, e furono confermate le vecchie capitolazioni; alle quali forse perchè Eraclio dianzi non volle consentire, gl'incontrò quella brutta beffa, di cui abbiam favellato. Circa questi tempi un certo Agrestio, già notaio di Teoderico re della Borgogna, e divenuto monaco nel monistero di Luxevils in Borgogna, si partì da quel monistero e venne ad Aquileia. Giona, monaco e scrittore di questi tempi, nella vita di sant'Eustasio [Jonas, in Actis Sanct. Ordin. S. Benedict. Secula. II.] abate racconta ch'egli si affezionò allo scisma del patriarca di Aquileia, pretendendo che il patriarca di Grado, benchè unito di sentimenti colla Chiesa romana e con quasi tutte le chiese del Cristianesimo, non tenesse la dottrina vera della Chiesa perchè condannava i tre capitoli. E sopra questo medesimo argomento scrisse una lettera piena di veleno e di riprensione al santo abate di Bobbio Attala, e gliel inviò per mezzo di Aurelio notaio del re Adaloaldo. Giona seguita a dire di aver egli stesso avuto in mano l'originale d'essa lettera, e di averlo per sua negligenza perduto. Attala se ne fece beffe, nè degnossi di dargli risposta.