| Anno di | Cristo CDIII. Indizione I. |
| Innocenzo papa 3. | |
| Arcadio imperadore 21 e 9. | |
| Onorio imperadore 11 e 9. | |
| Teodosio II imperadore 2. |
Consoli
Teodosio Augusto e Flavio Rumorido.
Uscito da sì gravi pericoli Onorio Augusto, si era restituito a Ravenna, nella qual città si veggono date molte leggi di lui, tutte spettanti a quest'anno, e che comprovano appartenere all'anno precedente il fatto d'armi di Pollenza. Perciocchè alcune di esse compariscono scritte in Ravenna nel febbraio, marzo e maggio, nei quali mesi Onorio certamente non fu in Ravenna, ma bensì in Asti, allorchè Alarico portò la guerra nella Liguria, e fu sconfitto. Incresceva ai Romani questa residenza dell'imperadore, avvezzi ad aver sotto gli occhi il principe e lo splendore della sua corte, senza l'incomodo di far viaggi lunghi per trovarlo. Perciò gli spedirono una solenne ambasceria, pregandolo di consolare col suo ritorno a Roma i lor desiderii, e di andare a ricevere il trionfo che gli aveano preparato. E perciocchè intesero che i Milanesi aveano fatta una simile deputazione, per tirar esso Augusto alla loro città, si raccoglie da una lettera di Simmaco, che nel mese di giugno determinarono di spedirgli degli altri ambasciatori colla stessa richiesta. Di questa congiuntura si servirono alcuni senatori tuttavia pagani per chiedere ad Onorio la licenza di celebrare i giuochi secolari. San Prudenzio, valente poeta cristiano, fioriva allora in Ispagna sua patria. Prese egli a scrivere contro la relazione di Simmaco prefetto di Roma, composta già nell'anno 384, per rimettere in piedi l'ara della Vittoria, e confutata in que' tempi da Sant'Ambrosio; e può parere strano come Prudenzio ne parli, come se Simmaco avesse allora presentata quella supplica ad Onorio. Ora Prudenzio con parole chiare attesta la vittoria riportata da' Romani presso Pollenza colla rotta di Alarico, ed indirizza quell'apologia ad Onorio Augusto, che tuttavia dimorava in Ravenna, pregando di non permettere più le superstizioni dei pagani, e specialmente di proibire i sanguinosi spettacoli de' gladiatori, contrari alla legge di Cristo, e già vietati da Costantino il grande. Può servire ancora il medesimo poema assai lungo ed erudito di san Prudenzio a farci intendere seguita la suddetta battaglia di Pollenza nell'anno antecedente, e non già nel presente. Ora l'Augusto Onorio prese, prima che terminasse l'anno, la risoluzion di passare a Roma, per ivi celebrare i decennali del suo imperio dopo la morte del padre: al qual fine fu disegnato console per l'anno seguente. Descrive Claudiano [Claud., de IV Consulatu Honor.] il suo viaggio per l'Umbria, e la magnifica solennità con cui egli entrò in Roma, avendo al suo lato nel cocchio il suocero Stilicone, con immenso giubilo del popolo romano. Partorì nell'anno presente [Chron. Alexandr. Marcell. Comes, in Chronico.] a dì 10 o 11 di febbraio Eudossia Augusta ad Arcadio imperadore la quarta figliuola, a cui fu posto il nome di Marina. Furono poi grandi rumori in Costantinopoli per la prepotenza di questa imperadrice. Divenuta padrona del marito e dell'Oriente, perchè disgustata di san Giovanni Grisostomo, impareggiabile e zelantissimo vescovo di quella gran città, pontò cotanto, che il fece deporre e mandare in esilio; dal che seguirono perniciosi tumulti. Ne fa menzione anche Zosimo [Zosim., lib. 5, cap. 23.], e taglia i panni addosso ai monaci d'allora, mischiati in quei torbidi, con dire ch'essi avendo già tirata in lor dominio una gran quantità di beni, e col pretesto di sovvenir con quelle rendite i poveri, aveano, per così dire, ridotto ognuno alla povertà; iperbole che scredita il di lui racconto; ma che non lascia di farci intendere, come i monaci, appena nati nel secolo precedente, s'erano moltiplicati per le ville, e non trascuravano il mestier di far sua la roba altrui.
CDIV
| Anno di | Cristo CDIV. Indizione II. |
| Innocenzo papa 4. | |
| Arcadio imperadore 22 e 10. | |
| Onorio imperadore 12 e 10. | |
| Teodosio II imperadore 3. |
Consoli
Onorio Augusto per la sesta volta, e Aristeneto.
Tutta fu in festa la città di Roma pel consolato e per i decennali dell'Augusto Onorio, che furono celebrati con suntuosi spettacoli. Ma non già coi giuochi secolari, nè colle zuffe de' gladiatori, come avrebbono desiderato que' Romani che tuttavia stavano ostinati nel gentilesimo. Il cardinal Baronio, che di tal permissione aveva accusato Onorio Augusto, vien giustamente ripreso dal Pagi. Ma nè il Pagi nè Jacopo Gotofredo ebbero già buon fondamento di credere e chiamare ingannato il Baronio, allorchè scrisse all'anno 325 che Costantino il grande, con una legge data in Berito, aveva proibito per tutto l'imperio romano i giuochi sanguinosi de' gladiatori. Siccome io altrove ho dimostrato [Thesaur. Novus Inscription., pag. 179.], non può negarsi quell'universale divieto di Costantino. Ma era sì radicato l'abuso, n'erano si incapricciati i popoli, che dopo la morte di quell'invitto imperadore tornarono, malgrado de' suoi successori, a praticarlo, con estorquere eziandio la permissione di essi da alcuni Augusti. Ma in fine, per attestato di Teodoreto [Teodor., Hist., lib. 5, cap. 24.], Onorio con sua legge vietò ed abolì per sempre quell'abbominevole spettacolo che costava tanto sangue e tante vite d'uomini per dare un divertimento al pazzo popolo. In quest'anno poi Onorio pubblicò una legge [L. 16, tit. 8. Cod. Theod.], in cui, se crediamo al padre Pagi suddetto, Judaeos et Samaritanos omni militia privavit. Ma non credo io tale il senso di quella legge, quando pure il Pagi l'intenda per la vera milizia. Proibisce ivi l'imperadore ai Giudei, l'aver luogo nella milizia, cioè negli uffizii di coloro che agenti degli affari del principe erano nominati, perchè il nome di milizia abbracciava tutti gli uffizii della corte. Bollivano tuttavia in Oriente le persecuzioni contra di san Giovanni Grisostomo, quel mirabil oratore della Grecia cristiana, e tanto papa Innocenzo I, quanto l'imperadore Onorio si affaticarono in aiuto di lui. Ma era gran tempo che non passava buona armonia tra esso Onorio ed Arcadio Augusto di lui fratello; e però inutili furono le loro raccomandazioni. Per altro sì quel santo patriarca, quanto Teofilo patriarca di Alessandria, a lui opposto, riconobbero in tal congiuntura l'autorità primaria del romano pontefice, al quale il primo si appellò, e l'altro inviò per questa discordia i suoi legati. Fermossi in Roma l'imperadore Onorio parecchi mesi. Prima che terminasse l'anno, è più che verisimile ch'egli si restituisse a Ravenna, perchè quivi si trovano date alcune sue leggi nel principio di febbraio del susseguente anno. I motivi che l'indussero a ritirarsi colà, è da credere che fossero i preparamenti che si udivano farsi dai Barbari per una nuova irruzione in Italia. Alarico sembrava quieto, perchè guadagnato da Stilicone; ma Radagaiso, condottiere, ossia re degli Unni, ossia de' Goti, Scita, cioè Tartaro di nazione, forse mal soddisfatto del disonore inferito ai popoli settentrionali nella rotta data dai Romani ad esso Alarico, pensò a farne vendetta. Più probabilmente ancora, secondochè era allora in uso dei Barbari, anch'egli divorava co' desiderii la città di Roma. In essa città, a lor credere, erano le montagne d'oro, ivi stavano raunate da più secoli le ricchezze della terra. Perciò costui mise insieme una formidabil armata, composta di Unni, Goti, Sarmati e di altre nazioni situate di là dal Danubio. Paolo Orosio [Orosius, lib. 7, cap. 37.] e Marcellino [Marcellinus Comes, in Chron.] la fanno ascendere a più di dugento mila combattenti; Zosimo storico [Zosimus, lib. 5, cap. 26.] fino a quattrocento mila: numero verisimilmente eccessivo. Probabile è che in questo medesimo anno costui si appressasse all'Italia, e forse ancora v'entrò, per quanto pare che accenni Prospero Tirone [Prosper Tiro, in Chron.]. Grande spavento, fiera costernazione si sparse per tutta l'Italia. Pertanto l'Augusto Onorio, veggendo imminente quest'altra tempesta, giudicò più sicuro il soggiorno di Ravenna, città pel suo sito fortissima, e maggiormente ancora per esser più alla portata di dar gli ordini e di provvedere ai bisogni. Mancò di vita in quest'anno Eudossia imperadrice, moglie di Arcadio Augusto, chiamata al tribunale di Dio a rendere conto, qual nuova Erodiade, della fiera persecuzione ch'ella avea mossa contro il santo ed incomparabil patriarca di Costantinopoli Giovanni Grisostomo. Il Breviario Romano, che nelle lezioni di questo santo mette la morte d'essa Augusta quattro dì dopo quella del Grisostomo nell'anno di Cristo 407, merita in quel sito di essere corretto. Sì Zosimo [Zosim., ibid., cap. 28] che Sozomeno, Filostorgio ed altri scrittori riferiscono a quest'anno una fiera irruzion degl'Isauri per quasi tutte le provincie romane dell'Oriente. Il generale Arbazacio, spedito contro di costoro, ne fece gran macello, ma, vinto dai loro regali, non proseguì l'impresa.