Console
Ciro solo.
Questo Ciro fu console in Oriente, nè si sa perchè in Occidente non fosse creato console alcuno per quest'anno. Era Ciro, per attestato di Suida [Suidas, in Lexico, verb. Cyrus.], da Pano città dell'Egitto, pagano di professione, e per la perizia in far versi entrò forte in grazia d'Eudocia imperadrice, giacchè anche essa si dilettava forte di far la poetessa. Con sì alta protezione salì egli ai gradi di general d'armata, di prefetto del pretorio d'Oriente, di prefetto della città di Costantinopoli, di console e di patrizio. Decaduta poi Eudocia, anch'egli cadde, ed abbracciata la religion di Cristo fu creato vescovo, come diremo. Ne parla anche Evagrio nella sua storia. Avendo veduto Teodosio che Genserico coll'invadere la Sicilia, minacciava ancora l'imperio orientale, e saputo che avea preso il titolo di re, determinò in quest'anno di portare contra di lui la guerra in Africa. San Prospero [Prosper, in Chron.] ci fa sapere che egli mise insieme una gran flotta, e la spinse in Sicilia. Erano duci dell'armata Ariovindo, Anassila e Germano. Ma costoro, ossia che apprendessero il ritorno di Genserico in Sicilia, o per ragione che si addurrà fra poco, non finirono mai di muoversi verso l'Africa; e però passò il presente anno senza operazione alcuna contra de' Vandali, e solamente con aggravio grande della Sicilia. Ma Teofane [Theoph., in Chronic.] riferisce questo fatto all'anno 449, con aggiugnere che la flotta imperiale consisteva in mille e cento navi: dal che atterrito Genserico, mandò ambasciatori a trattar di pace. Intanto esso re barbaro, sempre più temendo che i popoli cattolici dell'Africa si rivoltassero, maggiormente divenne crudele, e perseguitò massimamente i vescovi e il clero; ed assaissimi in tal occasione soffrirono il martirio, siccome abbiamo da sant'Isidoro [Isidorus, in Chronico Vandal.]. In quest'anno ancora, per attestato d'Idacio [Idacius, in Chron.], venne a morte Ermerico re degli Svevi in Ispagna, dopo essere stato infermo per sette anni. Egli avea già dichiarato re e successore suo nell'anno 438 Rechila suo figliuolo, il quale in questo medesimo anno stese di molto le sue conquiste, perchè s'impadronì di Siviglia e delle provincie della Betica e di Cartagena. Aggiugne esso storico che inviato Asturio duce dell'una e dell'altra milizia (per quanto si può credere da Aezio generale dell'imperadore) nel territorio di Taragona in Ispagna, quivi disfece una gran moltitudine di Bacaudi, cioè di contadini e d'altri, che ribellatisi ai magistrati padroni, viveano di ladronecci ed assassinii. Prospero Tirone [Prosper Tiro, in Chron.] è poi testimonio che in questi dì Aezio suddetto, dopo aver pacificate le turbolenze della Gallia, se ne tornò in Italia, probabilmente richiamato per unirsi con l'armata di Teodosio contra di Genserico. Ma in questi tempi anche l'imperio greco patì delle disgrazie, come lasciò scritto Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chronico.]. Imperocchè ad un medesimo tempo si mossero i Persiani, i Saraceni, i Zanni, gl'Isauri e gli Unni, chi da una parte e chi dall'altra, e devastarono molte contrade de' cristiani sottoposte all'imperio suddetto. Teodosio Augusto spedì contra di costoro Anatolio, dianzi console, ed Aspare, suoi generali, la bravura de' quali mise freno a que' Barbari, e gl'indusse a far tregua per un anno. Ma in questa non dovettero entrare gli Unni, perchè seguita a dire lo stesso istorico, che costoro con grandi forze entrarono nell'Illirico, e diedero l'ultimo eccidio a Naisso, a Singiduno e a moltissime altre terre di quelle romane provincie. Racconta egli finalmente, e lo scrisse ancora l'autore della Cronica Alessandrina [Chronicum Alexandrinum ad hunc. ann.], come cosa notabile, che in quest'anno Giovanni, di nazione Vandalo, generale dell'imperadore, fu ucciso in Tracia, per frode di Arnegisclo, ossia Arnegisco, generale della Dacia, oppur della Tracia, che restò poi morto in una battaglia contro gli Unni, siccome vedremo all'anno 447. Parimente Teofane [Theoph., in Chronograph.] racconta questo fatto, ma fuor di sito, cioè all'anno 38 di Teodosio Augusto. E più precisamente impariamo da lui che questo Giovanni, per soprannome Vandalo, avea cominciato in Roma a far da tiranno contra di Valentiniano Augusto. Ma che inviati da Teodosio Augusto Aspare ed Artaburio suoi generali, costui fu sconfitto in una battaglia; ed essendosi egli sotto la lor parola dato in lor mano, fu condotto a Teodosio, e procurato che venisse provveduto di qualche posto. Ma Crisafio eunuco, allora potentissimo nella corte, con inganno il fece levar di vita: la quale iniquità Dio permise che da lì a poco restasse punita. Essendo succeduta nel 449, o piuttosto nel 450, la caduta di Crisafio, si scorge a qual tempo Teofane riferisca la morte di questo Vandalo: cosa che non può stare, perchè Arnegisco fu ucciso nell'anno 447. Strano è che in Roma succedesse la sollevazion di costui, e ch'egli fosse poi atterrato in un conflitto dai generali di Teodosio, e che gli antichi non abbiano messo meglio in chiaro questo notabil fatto. Pubblicò in questi tempi esso Augusto una legge [L. viris spectabil. Cod. Justinian. de Privil. Scholar.], in cui proibì ai conti delle scuole militari di battere e degradare gli uffiziali subalterni. Con altre leggi dichiarò che a niuno dei difensori delle città fosse permesso il depor la sua carica senza la licenza dell'imperadore; e che non si potesse opporre la prescrizione quando si trattava degli aggravii e delle imposte del pubblico.
CDXLII
| Anno di | Cristo CDXLII. Indizione X. |
| Leone papa 3. | |
| Teodosio II imper. 41 e 35. | |
| Valentiniano III imper. 18. |
Consoli
Dioscoro ed Eudossio.
Il primo console si truova chiamato Flavio Dioscoro in un'iscrizione riferita da me altrove [Thesaur. Novus Inscript., pag. 406.]. Più volte finora si è parlato degli Unni, barbari settentrionali, che abitavano nella Scitia, che oggidì appelliamo Tartaria. Un grosso corpo di essi era entrato nelle Gallie, collegati coi Romani. Ma il nerbo di quella nazione barbarica tuttavia si fermava nelle sue fredde contrade, e costoro avevano già cominciato a maltrattare i paesi dell'imperio orientale. Secondo il padre Pagi, in quest'anno fecero di peggio, se pure si ha da mettere sotto l'anno presente, e non piuttosto nell'antecedente, questa loro irruzione. Per attestato di Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.], nel precedente anno Bleda ed Attila, re d'essi Unni e d'altri popoli della Tartaria, saccheggiarono l'Illirico e la Tracia. Ma più chiaramente parla di questa turbolenza l'autore della Miscella [Histor. Miscell., lib 14.], con dire che Attila re degli Unni, uomo forte e superbo, mentre signoreggiava insieme con Bleda suo fratello, entrò nell'Illirico e nella Tracia, con dare crudelmente il guasto a que' paesi, ed impadronirsi di tutte quelle città e castella, a riserva di Adrianopoli e di Eraclea. Perciò fu richiamato indietro l'esercito che era ito in Sicilia con intenzioni di far la guerra in Africa contra di Genserico. Non ci è disdetto il sospettare che lo stesso Genserico stuzzicasse gli Unni a muoversi contra dell'imperadore greco, per liberare sè stesso dai pericoli che gli soprastavano. Vedremo in breve i maneggi segreti che passavano fra questi Barbari, benchè divisi fra loro da tanto paese. Giordano storico [Jordan., de Regnor. success.], seguitato qui dal Sigonio, lasciò scritto anche egli che Attila unito coi Gepidi, dei quali era in que' tempi re Arderico, e coi Goti e Valani, e con altre diverse nazioni, e coi re loro, diede il sacco a tutto l'Illirico, alla Tracia, all'una e altra Mesia, e alla Scitia, cioè alla Tartaria minore; e che avendo Teodosio spinto con quante forze potè Arnegistio, ossia Arnegisco, suo generale, per arrestar questo torrente, si venne ad un fatto d'armi con gli Unni presso Marcianopoli, principale città della Mesia, così appellata da Marciana sorella di Traiano imperadore, ed in esso il generale cesareo lasciò la vita. Ma questa battaglia e la morte di Arnegisco succedette alcuni anni dopo, cioè nel 447, per quanto scrive Marcellino conte. Di questa irruzione degli Unni parlano ancora Cassiodoro [Cassiod., in Chron.] e la Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr., ad hunc ann.]. Il padre Pagi [Pagius, in Crit. Baron.] crede che nell'anno precedente seguisse una battaglia fra l'armata di Teodosio ed Attila re degli Unni, presso la Chersoneso, ossia penisola della Tracia, e che nel presente seguisse la pace fra loro. Rapporta egli le parole di Prisco retorico [Priscus, in Excerpt. Legation.], prese dagli estratti delle legazioni, stampati nel primo tomo della Bizantina. Ma non si raccoglie sicuramente da Prisco, autore per altro di quei tempi, e che ebbe mano in que' medesimi scabrosi affari, l'anno di quella pace, potendo essere che la medesima fosse trattata e conchiusa solamente dopo la battaglia che dicemmo data da Arnegisclo nell'anno 447, perchè di questa sola parlano gli antichi storici. Però d'essa mi serbo il farne menzione allora. Sotto il presente anno sì Idacio [Idacius, in Chronic.] che Marcellino [Marcell. Comes, in Chronico.] scrivono che si vide in cielo un'insigne cometa, e che le tenne dietro la peste, la qual si diffuse per tutto il mondo. Intanto Genserico re de' Vandali in Africa, non contento di esercitare la sua crudeltà contra di que' popoli, e soprattutto contra dei cattolici, colla sua intollerabil superbia, originata dai fortunati successi dell'armi sue, venne anche in odio ai primarii uffiziali della sua corte ed armata. San Prospero [Prosper, in Chron.] è quegli che racconta il fatto. Però alcuni di essi macchinarono una congiura contra di lui; ma scoperti, pagarono dopo gravi tormenti colla vita il fio della mal condotta impresa. E perciocchè il re crudele sospettò di moltissimi altri, anch'essi li levò dal mondo, di maniera che venne ad indebolirsi più per questo domestico accidente, che se fosse stato sconfitto in guerra. Probabilmente di qui avvenne che Genserico diede orecchio ai trattati di pace, alla quale era portato anche Valentiniano Augusto, il quale non poteva di meno, al mirare addosso all'imperio d'Oriente quel gran diluvio di barbari Unni, d'esserne soperchiato anch'egli nelle parti sue. Fu conchiusa essa pace, e restò, in vigor d'essa, all'imperador d'Occidente qualche provincia in Africa; ma qual fosse, nol so io dire. Cominciò in questi tempi, siccome osservò il padre Pagi, l'eresia d'Eutiche, ossia Eutichete, in Oriente. E Teodosio Augusto pubblicò un editto [Novell. II, 2, tom. 6 Append. Cod. Theod.] per mettere freno alle frodi e concussioni che facevano i suoi ministri nel prendere la quarta de' beni che i curiali lasciavano dopo di sè, da applicarsi al fisco, ordinando che tutta l'eredità passasse ne' figliuoli, nipoti, pronipoti, e nel padre, avolo e bisavolo maschi, con altre riserve e provvisioni. E Valentiniano Augusto con sua legge [Novell. 34, ibid.] data in Ravenna ampliò i privilegi de' causidici; e con un'altra restituì ai conti del sacro e privato erario la facoltà di condannare i giudici, che dianzi era stata loro levata, per mettere briglia all'avarizia de' palatini. È noto che questa legge è data in Spoleti a dì 27 di settembre: il che ci può far conghietturare che Valentiniano nel presente anno andasse a Roma.