Patrizio e Flavio Ricimere.

Fu console orientale Patrizio, ed era figliuolo d'Aspare patrizio, il primo mobile dopo l'imperador Leone nell'imperio d'Oriente. Ricimere patrizio fu console dell'Occidente, anch'egli potentissimo nell'occidentale imperio. Dimorava nelle Gallie Majoriano Augusto, ed abbiamo sufficiente lume da Idacio che vi fossero delle rotture fra lui e Teoderico II re de' Visigoti, abitante in Tolosa. Certo egli scrive che essendo stati battuti in un conflitto i Goti, si venne poi a concludere una pace sodissima fra loro. Il Sigonio scrive che Teoderico in questo anno portò le sue armi fino al Rodano, saccheggiando tutto il paese, e con tanta forza assediò la città di Lione, che se ne impadronì, e recò a quella illustre città la desolazione. Di ciò io non trovo vestigio alcuno presso gli antichi, se non che Apollinare Sidonio racconta questa disavventura de' Lionesi con dire che ne era stato cacciato il nimico, ed essere rimasta la città senza abitatori, la campagna senza buoi e agricoltori. Si figurò, per quanto io credo, il Sigonio proceduta la calamità di Lione dai Visigoti che l'avessero presa. Ma, ben considerate le parole di Sidonio, sembra piuttosto che i Lionesi, sedotti da qualche prepotente, chiamato nemico della patria, si fossero ribellati a Majoriano Augusto, o nol volessero riconoscere per imperadore, e che perciò fu assediata e malmenata la loro città con grave esterminio; ed avendo dipoi implorato il perdono, l'ottennero per intercessione del medesimo Sidonio. Succedette quel fatto prima ch'esso Sidonio recitasse il suo panegirico; e però appartiene all'anno precedente. Intanto gli Svevi, l'una parte de' quali aveva eletto Mandra per suo re, e l'altra ubbidiva a Rechimondo, faceano a chi poteva far peggio ora nella Gallicia ed ora nella Lusitania. I Visigoti anch'essi nella Betica tenevano inquieti que' popoli, di maniera che tutta la Spagna occidentale era piena di guai. In questi tempi Leone imperador d'Oriente, non avendo alcuna guerra considerabile sulle spalle, attendeva ai doveri della religione. Crede il cardinal Baronio che egli in quest'anno facesse congregare in Costantinopoli un concilio, a cui si sa che intervennero vescovi in numero di ottantuno, per provvedere ai bisogni della Chiesa d'Oriente, tuttavia inquietata dagli eutichiani e nestoriani. Tutto ciò ad istanza di san Leone papa, che avea spediti colà Domiziano e Geminiano vescovi suoi legati, l'ultimo de' quali va conghietturando il Baronio che potesse essere vescovo di Modena, diverso da san Geminiano protettore di questa città, il quale cessò di vivere quaggiù nell'anno di Cristo 397. Era vescovo allora di Costantinopoli Gennadio. Per ordine ancora di Leone Augusto fu cacciato in esilio Timoteo Eluro, usurpatore della sedia episcopale d'Alessandria.


CDLX

Anno diCristo CDLX. Indizione XIII.
Leone papa 21.
Leone imperadore 4.
Majoriano imperadore 4.

Consoli

Magno ed Apollonio.

Il primo di questi consoli fu occidentale, ed è lodato da Apollinare Sidonio [Sidon., Poemate 23.]. L'altro era console dell'Oriente, ed avea esercitata la carica di prefetto del pretorio in quelle parti. Dimorava tuttavia nelle Gallie Majoriano Augusto, e dobbiamo adirarci colla storia digiuna e scarsa di quei tempi, che ci lascia troppo al buio intorno ai fatti di questo imperadore ed agli avvenimenti d'Italia. Tuttavia abbiamo da Giordano storico ch'egli mise in dovere gli Alani che infestavano esse Gallie. Poscia, sicome si ricava da Idacio [Idacius, in Chronic.] e da Mario Aventicense [Marius Aventicens., in Chron.], egli nel mese di maggio passò in Ispagna colla risoluzione accennata di sopra, di portar la guerra in Africa contra dell'insopportabile Genserico re de' Vandali. Aveva egli preparate nelle spiagge di Cartagena alquante navi da valersene nel medesimo passaggio. Ma ne furono segretamente avvisati i Vandali, e costoro, coll'intelligenza che aveano con alcuni traditori, all'improvviso comparvero addosso a que' legni; e trovandoli mal custoditi, se li condussero via. Questo accidente fece desistere Majoriano dalla impresa dell'Africa. Così Idacio: a cui si dee aggiugnere quanto di sopra rapportai scritto da Prisco istorico intorno ai preparamenti di questo imperadore contra di Genserico, il quale spedì ambasciatori a Majoriano per aver pace. Dal che vegniamo ad intendere che gli era almeno riuscito di fargli paura. Vittore Turonense [Victor Turonensis, in Chron.] altro non dice, se non che in questi giorni Majoriano imperadore venne ad Augusta, probabilmente città della Spagna. Ci resta una legge [Cod. Theod., tom. 6, in Append., tit. 2.] pubblicata da lui nel presente anno, e data in Arles a' dì 28 di marzo, dove proibisce a chicchessia il forzare alcuno ad entrare nel clero, e a prendere gli ordini sacri, con parlare spezialmente a que' genitori che per lasciare benestanti alcuni de' lor prediletti figliuoli, violentavano gli altri ad arrolarsi nella milizia ecclesiastica. Vien parimente da esso intimata la pena della morte a chi per forza levasse di chiesa un reo colà rifugiato. Un'altra legge del medesimo Majoriano intorno agli adulterii si legge, data in Arles, ma col vizioso consolato di Ricimere e Clearco, che cadde nell'anno 384. Terminò il corso di sua vita in quest'anno Eudocia Augusta, vedova di Teodosio II imperadore. Seguì la sua morte in Gerusalemme a' dì 20 di ottobre, e prima di passare all'altro mondo, protestò solennemente alla presenza di tutti, ch'ella era innocente affatto per conto de' sospetti conceputi contra di lei dall'Augusto suo consorte in occasione del pomo donato a Paolino. Cirillo monaco nella vita di santo Eutimio [Coteler., Monument. Eccl. Graec. tom. 4.] parla con tutto onore di questa principessa, chiamandola beata, ed asserendo ch'ella avea fabbricate assaissime chiese a Cristo, e tanti monasteri e spedali di poveri e di vecchi, che si durava fatica a contarli. Niceforo [Niceph., lib. 14, cap. 50.] aggiugne ch'ella morì in età di sessantasette anni, e fu seppellita nel sontuosissimo tempio innalzato da lei in onore di Dio e memoria di santo Stefano protomartire, fuori di Gerusalemme. Lasciò dopo di sè varii libri da essa composti, cioè i sacri Centoni composti con pezzi di versi omerici, i primi otto libri del vecchio Testamento ridotti in versi, con altre simili opere, frutti non meno della pietà che dell'ingegno suo. Passò anche a miglior vita in quest'anno (se pur non succedette nel seguente) l'ammirabil anacoreta san Simeone Stilita, così appellato per essere vivuto circa quaranta anni in un'alta colonna sopra un monte nella diocesi di Antiochia. In questi medesimi tempi più che mai erano afflitte in Ispagna [Idacius, in Chron.] le provincie della Gallicia e Lusitania, parte dai Visigoti e parte dagli Svevi, al re de' quali Mandra, uomo perverso, fu recisa la testa. Fra queste confusioni toccò ancora ad Idacio vescovo di Limica, o dell'Acque Flavie, nella suddetta provincia della Gallicia, e storico di questi tempi, d'essere fatto prigione da essi Svevi, con aver solamente da lì a tre mesi ricuperata la libertà. Dopo la morte di Mandra insorse gran lite fra Rechimondo e Frumario per succedere nella porzione a lui spettante del regno. Ma queste cose probabilmente avvennero nell'anno susseguente.