MXVIII

Anno diCristo MXVIII. Indizione I.
Benedetto VIII papa 7.
Arrigo II re di Germania 17, imperadore 5.

Se vogliamo riposar sulla fede di Girolamo Rossi [Rubeus, Histor. Ravenn.], seguitato dall'Ughelli, Arnaldo arcivescovo di Ravenna, fratello dell'Augusto Arrigo, compiè il corso de' suoi giorni nel 19 di novembre dell'anno seguente, ed ebbe per successore Eriberto. Ma, secondo l'Annalista sassone [Annalista Saxo.], egli mancò di vita nell'anno presente. Potrebbono le carte pecore dell'archivio di Ravenna mettere in chiaro qual di queste asserzioni sia vera. Ed è da sperarlo, dacchè il padre don Pietro Paolo Ginanni abbate benedettino con infaticabil premura va raccogliendo le antiche memorie di quella città nobilissima. Aveva anche diligentemente osservato il signor Sassi [Saxius, in Notis ad Sigon. de Regno Ital.] che Arnolfo II arcivescovo di Milano cessò di vivere, non già nell'anno 1019, come si pensò il Sigonio, non già nell'anno 1015, come si ingegnò di provar l'autore delle annotazioni all'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.], ma bensì nell'anno presente 1018. Infatti il suddetto Annalista sassone sotto quest'anno medesimo scrive: Mediolanensis archiepiscopus obiit, et praepositus ejusdem ecclesiae Heribertus successit, cioè Eriberto de loco Antimiano, come si ha da' suoi strumenti, arcivescovo famoso fra quei di Milano, che fece, siccome vedremo, sudare il ciuffo all'imperador Corrado. Ch'egli ancora ottenesse in quest'anno la cattedra milanese, si compruova con un placito tenuto in Belasio [Antiquit. Italic., Dissert. LXX.], territorio di Como, da Anselmo messo dell'imperadore Arrigo, anno imperii domni Henrici imperatoris quinto, mense november, Indictione secunda. Produssi io questo documento come scritto nell'anno 1019. Ora m'avveggo che appartiene all'anno presente, perchè l'indizione seconda ebbe principio nel settembre. Quivi domnus Aribertus sanctae mediolanensis ecclesiae archiepiscopus, et Albericus sanctae cumensis ecclesiae episcopus, citati e presenti, cedono alle loro pretensioni sopra certe terre in favore del monistero di sant'Ambrosio di Milano, e del suo abbate Gotifredo. Erano gli Augusti greci adirati non poco contra di Melo ribello del loro imperio, per la guerra da lui mossa in compagnia de' Normanni contro la Puglia di lor giurisdizione. Però, secondochè s'ha da Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chron.], spedirono in quest'anno al comando delle lor armi in Italia, ossia per loro catapano o capitano, Basilio soprannominato Bugiano, uomo di gran senno ed attività. Romoaldo salernitano [Romualdus Salern., Chron., tom. 7 Rer. Ital.] scrive che costui portò seco un gran tesoro, cioè il principal nerbo per ben fare la guerra. Aggiugne dipoi ch'esso Basilio anno MXIII (va scritto MXVIII), Indictione I, fece rifabbricar nella Puglia l'antica città di Ecana (si dee scrivere Eclana), che anticamente ebbe i suoi vescovi, e le impose il nome di Troia. Noi sappiamo da Mario mercatore e da altri antichi scrittori che Giuliano fiero difensor di Pelagio, e confutato nei suoi mirabili libri da santo Agostino, fu vescovo eclanense. Camillo Pellegrino pretese che la moderna città di Frigento sia succeduta all'antichissima Eclana. L'Olstenio e il cardinal Noris [Noris., Hist. Pelagian., lib. I, cap. 18.], crederono che Eclana fosse il luogo appellato poscia Quintodecimo. Sembra ora che si possa con più fondamento aderire alla opinione di Romoaldo salernitano, autore vivuto cinquecento anni prima e pratico di que' paesi, allorchè attesta che la moderna città di Troia fu l'antica Eclana, o vogliam dire Eclano. Oltre a questa città fabbricò il suddetto Basilio Draconaria, Fiorentino, ed altri luoghi forti nella provincia che oggidì si nomina Capitanata. Aggiugne il già citato Protospata che Ligorius Tepotriti (leggo Tepotiriti, cioè conservatore del luogo) fecit praelium Trani, et occisus est ibi Joannatius Protospata. Et Romoald captus est, et in Constantinopolim deportatus est. Sono scure tali notizie, ma bastano a farci comprendere la continuazion della guerra in Puglia fra i Greci e i Pugliesi ribellati. Viene citata sotto il presente anno dal padre Mabillone [Mabill., in Annal. Benedictin. ad hunc ann.] una donazione fatta da Giovanni duca e console di Gaeta al monistero di san Teodoro di quella città: il che ci fa conoscere chi fosse allora principe di Gaeta.


MXIX

Anno diCristo MXIX. Indizione II.
Benedetto VIII papa 8.
Arrigo II re di Germania 18, imperadore 6.

Sotto il presente anno scrive Ermanno Contratto [Hermannus Contract., in Chronico, edit. Canis.] che Conradus adolescens filius Conradi quondam ducis Carentani (e marchese ancora della marca di Verona) auxiliante patruele suo Conrado, postea imperatore, Adalberonem tunc ducem Carentani apud Ulmam pugna victum fugavit. Abbiam veduto di sopra che questo Adalberone era anch'egli duca di Carintia, e insieme marchese di Verona. L'aveva con lui il giovinetto Corrado, quasichè gli avesse Adalberone rubati quegli Stati che, se non di giustizia, almeno per introdotto costume doveano toccare a lui dopo la morte del padre suo Corrado. È da credere che Adalberone possedesse ancora degli Stati in Germania, e che per cagion d'essi tra lor seguisse il conflitto suddetto. Per attestato di Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.], Bugiano generale dei Greci venne a battaglia in questo medesimo anno circa il dì primo d'ottobre coll'armata di Melo, e gli diede una rotta tale, che non potè più risorgere. Leone ostiense [Leo Ostiensis, Chronic., lib. 2, cap. 37.] lasciò scritto che Melo col soccorso de' Normanni avea dinanzi riportate tre vittorie de' Greci primo apud Arenolam, secundo apud civitatem (Marsicum la chiama Angelo della Noce), tertio apud Vaccariciam campestri certamine dimicans, tribus eos vicibus vicit, multosque ex his interficiens, et usque Tianum eos constringens, omnes ex hac parte, quas invaserant, Apuliae civitates et oppida recepit. Quarta demum pugna apud Cannas Romanorum clade famosas, Bojani catapani insidiis et ingeniis (macchine di guerra) superatus, universa, quae facile receperat, facilius perdidit. Appresso racconta, essere stata fama che di dugentocinquanta Normanni, aiutatori di Melo, non ne rimanessero in vita se non dieci, e che la vittoria nondimeno costò ben cara ai Greci. Melo disperato, non sapendo più dove rivolgere le sue speranze, dopo avere raccomandato i pochi Normanni, che gli restavano, a Guaimario III principe di Salerno, e a Pandolfo IV principe di Capua, imprese il viaggio di Germania, o per muovere l'imperadore Arrigo a venire in persona in Italia, o almeno per ottenere da lui un poderoso soccorso di milizie. Ecco come di quest'ultimo fatto d'armi parla Guglielmo pugliese [Guilielmus Apulus, de Norman., lib. 1.].

Vicinus Cannis qua defluit Aufidus amnis,

Circiter octobris pugnatur utrimque calendas,

Cum modica non gente valens obsistere Melus,