6. Tutte le restituzioni e cessioni rispettive in Europa saranno interamente fatte ed eseguite da ambe le parti nello spazio di sei settimane, e più presto, se si potrà, contando dal giorno del cambio delle ratificazioni di tutte le parti.
7. I ducati di Parma, Piacenza e Guastalla si daranno all'altezza reale dello infante don Filippo, e suoi discendenti maschi, col diritto di riversione a' presenti possessori, se il re di Napoli passasse alla corona di Spagna, o don Filippo morisse senza figli.
8. Quindici dì dopo le ratificazioni si terrà un congresso a Nizza, cioè fra i ministri delle parti contrattanti, a fin di spianare e risolvere tutte le difficoltà restanti all'esecuzione del presente trattato di pace.
10. Le rendite ordinarie de' beni che debbono essere restituiti o ceduti, e le imposte fatte in essi paesi pel trattamento e per li quartieri d'inverno delle truppe, apparterranno alle potenze che ne sono in possesso, sino al giorno delle ratificazioni, senza che sia permesso di usare alcuna via d'esecuzioni, purchè si dia cauzione sufficiente pel pagamento. Dichiarando che i foraggi ed utensili per le truppe che ivi si truovano, saranno somministrati sino all'evacuazione. Tutte le potenze promettono e s'impegnano di nulla ripetere, nè di esigere delle imposte e contribuzioni ch'esse potessero aver poste sopra i paesi, città e piazze occupate nel corso di questa guerra, e che non saranno state pagate nel tempo che gli avvenimenti della guerra gli avranno obbligati ad abbandonare i detti paesi. Questo articolo spezialmente riguardava la repubblica di Genova, da cui l'imperadrice regina pretendeva più di un milione, siccome accennammo.
12. La maestà del re di Sardegna resterà in possesso di Vigevano, di parte del Pavese, e di parte del contado di Anghiera, secondo, che gli è stato ceduto nel trattato di Vormazia.
13. Il serenissimo duca di Modena, sei settimane dopo il cambio delle ratificazioni, prenderà possesso di tutti i suoi Stati, beni, ec. Per quello che mancherà, si pagherà a giusto prezzo; il qual prezzo, siccome ancora l'equivalente de' feudi ch'egli possedeva in Ungheria, se non gli fossero restituiti, sarà regolato e stabilito nel congresso di Nizza. Di maniera che nello stesso tempo e giorno che esso serenissimo duca di Modena prenderà possesso di tutti i suoi Stati, egli possa anche entrare in godimento, sia de' suoi feudi in Ungheria, sia dell'equivalente. Gli sarà parimente fatta giustizia nel detto termine di sei settimane dopo il cambio delle ratificazioni sopra gli allodiali della casa di Guastalla.
14. La serenissima repubblica di Genova sarà rimessa in possesso di tutti i suoi Stati, posseduti da essa prima della presente guerra, come anche i particolari in possesso di tutti i fondi esistenti nel banco di Vienna ed altrove.
Finalmente furono confermati i preliminari stabiliti nel dì 30 d'aprile di quest'anno 1748, e garantiti da tutte le potenze gli Stati restituiti o ceduti. E caso che alcuna potenza rifiutasse di aderire al suddetto trattato, la Francia, Inghilterra ed Olanda promisero d'impiegare i mezzi più efficaci per l'esecuzione dei soprascritti regolamenti.
Avreste creduto, che questa pace avesse sparso una larga pioggia di giubilo, spezialmente sopra que' popoli che sofferivano il peso dell'armi straniere; ma per disgrazia si convertì essa pace in una più sensibil guerra di prima. Detto fu che i ministri della regina imperadrice e del re di Sardegna avessero fatte gagliarde istanze, affinchè gli Stati destinati a tornare in mano de' loro legittimi antichi padroni avessero a goder l'esenzione da ulteriori contribuzioni. Frutto certamente non se ne vide. Può essere che si credesse prevveduto abbastanza coll'articolo decimo a questo bisogno; ma non si avvisavano già i primarii ministri del congresso di Aquisgrana che i generali degli Spagnuoli avessero un dizionario in cui le parole di Foraggi ed Utensili, espresse nel suddetto articolo, importassero la facoltà di scorticare i poveri con nuove contribuzioni, che non aveano però nome di contribuzioni. Fecero pertanto gl'intendenti Gallispani a chiari conti conoscere ai deputati di Nizza e Villafranca, a quanto ascendesse il debito loro per la somministrazion della paglia e fieno, della legna e del lume, ec. dovuti a ventiquattro battaglioni esistenti in quelle parti (benchè mancati della metà della gente) e ai tanti generali ed uffiziali, anche lontani o sognati, di quel corpo di truppe. E perchè quel desolato paese non potea far que' naturali, convenendo perciò che gl'intendenti li facessero venire di Francia a caro prezzo, si fece montar molto più alto la somma del debito, riducendosi in fine a tassarlo tutto per cento mila lire di Piemonte (cioè per venti mila Filippi) al mese, e ad intimarne il pagamento; e questo anticipato per li mesi di novembre e dicembre, con aggiugnere la minaccia dell'esecuzion militare in caso di ritardo. Restarono di sasso que' deputati, e rappresentarono l'evidentissima impotenza del paese, già estenuato per sì lunga guerra, e per tanti passaggi di truppe: ma riscaldatosi nel contrasto l'intendente spagnuolo, giunse a dire che li farebbe scorticare, e fatte le lor pelli in fette, le venderebbe a chi se ne volesse servire: Convenne pagare: io non so il come. Non furono meglio trattati i popoli della Savoia. Fin l'anno 1745 si vide steso da mano maestra un loro memoriale al Cattolico monarca Filippo V, in cui essi esponevano gl'incredibili aggravii posti dall'intendente spagnuolo a quelle montagne, coll'esigere in danaro il servigio militare delle truppe: con che venivano obbligati gli abitanti a pagare più di cento mila doble l'anno; e, ciò nonostante, i soldati si facevano lecito di prender fieno e legna, senza incontrar questo nei conti: oltre al torre le lor bestie, e voler carreggi senza fine, e obbligar la gente bene spesso alle fortificazioni. Queste ed altre avanie, per le quali nulla restava pel proprio sostentamento a que' poveri popoli, aveano obbligato gran copia di famiglie ad abbandonare il paese, per cercare il pane in Francia o altrove. Che quel memoriale non avesse la fortuna di pervenir sotto gli occhi del re Cattolico, si può ben credere, stante la somma pietà di quel monarca, che non avrebbe mai permesso un così duro strazio a popoli battezzati ed innocenti. E pure la miseria d'essi crebbe dopo la pace di Aquisgrana, perchè anche ad essi l'intendente spagnuolo intimò di pagare, oltre all'ordinaria contribuzione, cento mila lire di Piemonte per mese, e queste anticipate per novembre e dicembre. E perciocchè si giunse al fine dell'anno senza che seguisse restituzione alcuna degli occupati paesi, fu replicata la medesima dose di anticipato pagamento anche pel gennaio dell'anno seguente 1749.
Ancora fu che il re di Sardegna, il quale fin qui avea con soave mano trattato Savona, il Finale e gli altri paesi della genovese riviera di Ponente a lui sottomessi, irritato da sì aspre estorsioni fatte a' sudditi suoi, impose a titolo di proservizio, rappresaglia, retorsione e quieto vivere, a quei paesi l'anticipata contribuzione di trecento mila lire di Piemonte (sono sessanta mila filippi) e poscia un'altra di quarantacinque mila lire. Ancorchè gli Stati del duca di Modena credessero di non dover soggiacere a somiglianti aggravii, sì per non esser dichiarati paesi di conquista, come ancora perchè somministravano il contingente di foraggi ed utensili alle soldatesche ivi esistenti; pure anche ad essi furono intimate due contribuzioni, ed esatte. Vero è, che tanto la regina imperadrice che il re suddetto non dimenticarono in tal occasione l'innata lor clemenza e generosità verso que' popoli; ed anche Piacenza fu quotizzata, ma con molto più tollerabile aggravio. A cagione di questi disgustosi salassi furono portate al congresso di Aquisgrana le doglianze e le lagrime degli afflitti popoli, ed arrivarono anche all'altro già incominciato in Nizza. Sorde si trovarono le orecchie di chi dovea porgere il rimedio, perchè andavano d'accordo i generali d'armi in voler risparmiare ai regnanti il pensiero di premiar tante lor fatiche, con prendere la ricompensa sui paesi che si aveano ad abbandonare. Erano intanto venute le ratificazioni della pace d'Aquisgrana dalle corti di Francia, Inghilterra ed Olanda; poi quelle del re Cattolico, del re di Sardegna, del duca di Modena e della repubblica di Genova; sicchè fu al debito tempo aperto il congresso di Nizza, dove intervennero i due generali gallispani Bellisle e Las Minas, e per l'augusto imperadore il generale conte Broun, accompagnato dal conte Gabriello Verri fiscale generale di Milano, giurisconsulto di gran credito. Similmente l'imperadore, il re di Sardegna, il duca di Modena e la repubblica di Genova v'inviarono i lor ministri. Furono dibattute le vicendevoli pretensioni de' principi per le fortezze, artiglierie, munizioni, ec. che si doveano restituire. E perchè tuttavia insistevano i ministri austriaci sul preteso lor credito contra de' Genovesi, pericolo vi fu, che si sciogliesse senza conclusione alcuna quell'adunanza. Andò poi così innanzi la copia e l'intralciamento degli affari, che arrivò il fine dell'anno senza che i popoli gustassero un menomo sapor della pace; perchè niuno disarmava, e se non si faceva guerra agli uomini, si faceva ben viva alle borse. In quest'anno nel Ferrarese un grave danno recò l'epidemia bovina. Anche il Finale di Modena, e qualche luogo della Romagnuola e del Bolognese parteciparono di questa sciagura.