Ill.mo ed Eccell.mo Signor mio. Io mando a Vostra Eccll.a per questo suo gentiluomo, il quale è venuto qui, tutte le commedie che mi trovo aver fatto, che sono quattro; come io promisi di far per una mia che scrissi a Braghino: ed ora da mess. Giovan Jacomo Calandra mi sono state da parte di Vostra Eccell.a domandate. Due ci sono che non credo che quella abbia più vedute; l'altre, ancora che sieno a stampa per colpa di persone che me le rubaro, non sono però nel modo in che io le ho ridotte; massimamente la Cassaria che tutta è quasi rinnovata. Se le satisfaranno a Vostra Eccell.a n'avrò piacere grandissimo. Quella supplico che sia contenta di non lasciarle andare in modo che sieno stampate un'altra volta, che oltre che non credo che le stampassino più corrette che abbian fatto l'altre volte, io ci cognosco dentro delli errori circa la lingua, che, per trovarmi ora occupato in altro, non ho avuto tempo di correggerli; ed anco chi le ha trascritte non ci ha usato quella diligenza che avria possuto: ed io, perchè questo uomo di Vostra Eccellenza non ne venga senza, non ho tempo di ridurle altrimenti; chè piuttosto voglio ch'ella le abbia ora non così ben scritte, che indugiando darle sospetto ch'io sia men pronto al servizio suo di quello che è mio debito di essere. In buona grazia della quale mi dono e raccomando sempre.
Ferrariae, XVIII martii MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Devotiss. servitor,
Ludovico Ariosto.
CLXXXIV
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico mio onorando. Pel messo di Vostra Signoria ho avuto una lettera, per la quale ho inteso la morte del suo magnifico padre: cosa che mi è dispiaciuta, perchè d'ogni piacere e dispiacere di V. S. ne son partecipe, come debbe esser un amico per l'altro; ma queste cose son tanto generali, che non si può dire altro se non confortarla, e conformarsi con la volontà di Dio, ed aver pazienza. Circa l'altra parte, io ho già (come io scrissi a V. S.) parlatone con messer Bonaventura, e da lui ebbi intenzione che farebbe quel medesimo effetto che 'l disegno nostro era ch'avesse a fare il frate: tuttavia non l'ha fatto ancora. Io gli sarò alle spalle, e farò che lo farà ogni modo. Ho parlato all'amico di nuovo, e cercato che si risolva; ma gli è tanto lungo in tutte le sue cose, che gli è impossibile cavarne ferma risoluzione; e adesso massimamente si rende più irrisoluto del solito, perchè si trova molto di mala voglia, chè la maggior parte del suo si trova sotto l'acque, ed ha quasi dubitazione che le entrate ch'egli ha non possano supplire solamente al viver di casa, perchè, come sapete, ha gran spesa alle spalle. Dio sa, che nè per madonna Alessandra nè per me si manca di far tuttavia buono officio, e di combatterlo per amor vostro: ma non si può aver dalle persone se non quello ch'esse vogliono. Il vostro decreto è in loco salvo: del quale, come io credo avervi scritto, parlai a messer Buonaventura: il quale mi disse, che essendovi quella clausola, — per sè e figliuoli e discendenti, — non accadeva altra riformazione. Ma non ci è stato tempo di farglielo vedere, perchè, per il male del duca nostro, c'ha avuto qualche giorno, e per altri travagli, non ha avuto tempo di vederlo; ma se gli farà vedere, e lo solleciterò che faccia quest'altro effetto: benchè non l'ha potuto far fin adesso, perchè la figliuola dell'amica, la quale è maritata in questa terra, è stata male di parto, e la madre è stata a casa sua sempre. Non si è mancato fin qui, bench'io non vi abbia scritto altrimente, di far il debito nostro, nè si mancherà. Parlato che si sia alla donna, se si potrà disporre, credo che 'l resto sarà facile, e subito vi si avviserà: se poi vi parrà che vi sia data la lunga, potrete poi provedere alli casi vostri. Altro non occorre. Mi vi offero e raccomando sempre, e così madonna Alessandra.
Ferrariae, 29 martii 1532.
Di Vostra Signoria,
Lodovico Ariosto.