Servitor deditissimo,
Ludovico Ariosto.

CXCII[316]

A Margherita Paleologa Gonzaga, in Mantova

Ill.ma et eccell.a Signora osserv.ma Essendo io sempre stato deditissimo servitore dell'Ill.ma casa di Gonzaga, è di necessità che essendo V. Eccell.a fatta di quella, io sia verso di lei quello che io sono stato verso gli altri; e perchè quella mi cognosca per suo, mi è paruto di farle un piccol dono di questo mio libro di Orlando furioso, il quale meglio corretto e ampliato ho fatto ristampare di novo. Quella sarà per sua benignità contenta di accettarlo per segno d'un principio di mia servitù ed annumerarmi nel numero de' suoi servitori; in bona grazia della quale mi raccomando sempre

Di Vostra Ecc.a

Ferrara, 9 ottobre 1532.

Servitore,
Lodovico Ariosto.

CXCIII

Al principe Guidobaldo Feltrio della Rovere

Illustrissimo ed eccellentissimo signor mio. La lettera di Vostra Eccellenza dì sette del mese passato ho ricevuta molto tardi, perchè messer Antonio Bucio portatore di essa venendo a Ferrara, non mi ci trovò, però che più d'un mese son stato col Duca patron mio a Mantova. Poi ch'io son ritornato, mi ha dato la lettera, e dettomi a bocca quanto sarebbe il desiderio di V. E. di avere alcuna mia Comedia che non fosse più stata recitata. Mi ha doluto e duole di non poter satisfare a quella in cosa di così poca importanza, alla quale vorrei poter servire con le facultadi e con la vita. Ma sappia V. E., ch'io non mi trovo aver fatto se non quattro Comedie, delle quali due, i Suppositi e la Cassaria, rubatemi dalli recitatori, già vent'anni che fûro rappresentate in Ferrara, andaro con mia grandissima displicenzia in stampa: poi son circa tre anni che ripigliai la Cassaria, e la mutai quasi tutta e rifeci di nuovo, e l'ampliai ne la forma che 'l signor Marco Pio ne mandò copia a V. E.; e in questa nuova forma è stata rappresentata in questa terra, e non altrove. L'altre due, cioè la Lena ed il Negromante, sono state recitate in questa terra solamente, per quanto io sappia. Altre Comedie non ho. Gli è vero che già molt'anni ne principiai un'altra, la quale io nomino I Studenti;[317] ma per molte occupazioni non l'ho mai finita; e quando io l'avessi finita, non la potrei difendere che 'l signor Duca mio patron ed il signor don Ercole non me la facessino prima recitare in Ferrara, ch'io ne dessi copia altrove. Sì che V. E. mi abbi scusato in questo. S'in altra cosa posso servirla, disponga di me come d'un suo deditissimo servitore. In buona grazia della quale mi raccomando sempre.