DOCUMENTI
Documento I
A mess. Paolo Costabili, giudice de' Savi in Ferrara
Y. H. S.
Magn. eques ac generose vir maior hon. — Io notifico a V. Mag. come doe fiate ho examinata la Venante rapita a' di passati dal fiolo di Piero Mazolo, la quale sempre me ha dito in presentia di sua madre, che già cinque anni fa lei è stata innamorata in epso fiolo di Piero Mazolo, et insino al principio d'esso innamoramento loro contrassero matrimonio insieme per parole: di presente et sempre sono stati in questo proposito et voluntade, et per questo el fiolo de dicto Pedro più volte è stato di maridarse in altre donne, sapendo essere sposo et marito de dicta Venante, et che inanti che lei fosse permessa in lo fiolo di Biaxio Fasolo, lei fue cognosciuta carnalmente dal dicto fiolo di Pedro Mazolo, et consentigli come in suo marito. Et così mi ha atestado el prete che la confessò questa quarexema haver inteso a la confessione da lei. Il perchè quanto a Dio è sua mogliere, et non può essere d'altri. Però serìa bene lassargela goldere in pace, et perdonare a li incarzerati: et bene valete. Me raccomando a V. Mag. et ricomandovi questi poveri homeni.
(Ferrariae .......)
Ludovicus de Ariostis doctor.
Documento II
Al duca Ercole I d'Este in Ferrara
Illustrissimo Signor mio. — Abenchè io non abia in mi una minima sentilla che non sia certa che V. Ex. me abia per fidelissimo et integro servitore; pur non voria che il continuo reportare male d'altri in qualche cossa la facesse titubare. Ho presentito che a V. Ill. S. li è stato riporto ch'io non tegno le mie page, como doveria fare. Quanto ch'io creda che V. Ex. il creda, non credo che la il creda ponto[143]: ma per mio contento et per caricho de chi ha facto tale reporto, suplico a V. Cel. che i glie piaza espresse cometere al Capitano de Rezo che ogni settemana me facia la mostra, et che il refferischa s'io facio il debito, o non. — Ill. Signor mio, V. Ill. S. sa ch'io non li adimandai mai questo, nè altro officio; ma una volta me li son ben del tuto dado perchè la dispona de mi secondo che gli piage, et rendome certissimo che la non me ha dacto questo officio per arichirme, nè ancho io l'aceptai con quello animo, ma solum per satisfare a V. S. et il debito et onor mio, il quale estimo più che tuto l'oro del mondo. Cossì volesse Idio che ogni mio pensero fusse noto a V. Ex. Tuta via farò come dice Cato: Cum recte vivas, etc.; et anche estimarò queste zanze procedano più tosto da invidia che da altro, confortandomi in uno vulgare proverbio che dice: essere meglio invidia che cordoglio. Ma in vero s'io non sperasse che de questo officio me ne havesse a seguire più la gratia de V. Ill. S. che altro avanzo, io ne farìa assai male, chè per la fede che son christiano, oltra ch'io sia debito de le lire più de 160, ho spexo de i miei più de 50 ducati. Io avanzo assai quando io satisfacia al proposito de V. Ill. S.; a la quale sempre me raccomando.