XV

Al marchese di Mantova

Illustrissimo ed eccellentissimo Signor mio. Più presto per ubbidire a quanto V. E. mi comandò, le mando la mia Cassaria, che perch'io la reputi cosa degna di andarle in mano. Ho tardato alquanto a mandarla, perchè non ho avuto così presto chi me la trascriva. Qualunque ella si sia, V. E. la accetti con quella benignità colla quale è solita di vedere le altre mie sciocchezze. In buona grazia della quale umilmente mi raccomando; e la supplico che, dove mi creda bôno a poterla servire, si degni di comandarmi.

Di V. E.,

Ferrara, 6 giugno 1519.

Umil servitore,
Lodovico Ariosto.

Fuori — All'Ill.mo ed Ecc.mo Principe Signor Colen.mo il Signor Marchese di Mantova.

XVI

Al medesimo

Illustrissimo ed eccellentissimo Signor mio. Perchè credo che V. Ecc. amava assai messer Rinaldo mio cugino e fratello, e grande servitor suo, mi parrìa di commetter gran fallo a non dar avviso che oggi a nove ore è passato di questa vita, ed in quattro dì si è spacciato, dopo che era tornato dalli bagni di Caldera. Tutti noi suoi amici e parenti ha lasciato di mala voglia, ma sopra tutti Madonna Contarina[219] sua moglie; la quale, ancor che sia molto tribolata e in tanta agonìa che io dubito che non gli môra appresso, pur non si è scordata di pregarmi che io ne dia avviso a V. Ecc., che crede che sarà partecipe del suo dolore. Alla quale meco insieme bacia le mani, e in buona sua grazia si raccomanda.