Magnifici etc. Già sono alcuni giorni, che per una mia pregai V. S. che volesseno provvedere, che li uomini di questa ducale provincia potessino passare, pagando li debiti dazii, con li sali che portano da Pisa, senza essere ritenuti e molestati costì, sì che noi non fossimo assediati e fatti restare, per li nostri bisogni e della montagna subietta allo illustrissimo signore mio, senza sale. V. S. mi rispuoseno, che sopra di questo farebbeno consiglio e poi mi avviserebbeno; e perchè fin qui non me n'è stato scritto altro, e il nostro bisogno si potria fare maggiore, ho voluto con questa replicare, e pregare V. S. che a ciò diano espedizione, e faccino secondo che si richiede alli buoni vicini e alla fede e buona amicizia che ha il mio illustrissimo signore in quelle; in buona grazia delle quali mi raccomando.

Castelnovi, 28 maii 1523.

LXXV

Ai medesimi

Magnifici etc. A' dì passati io scrissi a V. S. in raccomandazione di quello poveretto di Belgrado ritenuto nelle loro forze, e so che dal mio illustrissimo signore fu loro scritto; e forse a tali preghi quelle si sono inclinate a non lo fare morire; di che io particolarmente ne referisco loro grazie. Resta, perchè questi suoi parenti mi dicono che, quando esso desse sicurtà di non offendere mai alcuno suddito di V. S., che esse lo libereriano ancora dalla prigionia; ma perchè la pagarìa che quelle vorriano che desse è molto grande ed eccede la facoltà di lui, e perchè esso si trova preso e' non è chi possa fare per lui, vorrei ancora da quelle grazia di due cose: e così le supplico che siano contente di concedermele: una, che domandasseno a Belgrado una pagaria di qualità conveniente al grado suo e che esso potesse dare; l'altra, che lasciando esso in forza di V. S. uno suo figliuolo per statico, fusseno contente di lasciarlo, tanto che potesse procurare e procacciarsi di persone che entrassino in pagarìa per lui. Mi parria ancora, quando paresse a V. S. che fusse onesto, che poi che esso ha da promettere di non offendere mai alcuno del dominio di V. S., che esso ancora per quella via fusse cauteggiato di non essere dalli sudditi di quelle offeso; chè non saria licito che altri potesse nuocere a lui, ed esso fosse legato, sì che non si potesse difendere. Pur mi confido in V. S. che sono giustissime, che non faranno cosa fuori di ragione: in buona grazia delle quali mi raccomando.

Oggi ho per una di V. S. visto quanto esse mi rispondono circa a quanto li aveva scritto delli sali, e inteso il pericolo che abbiamo appresso della peste: non manca nè mancherà premure per farli ogni buona provvisione. Acconcio verrà a trattare la cosa dei sali con V. S.

Castelnovi, 29 maii 1523.

LXXVI

A messer Lorenzo Pandolfini, potestà di Barga

Magnifice et clarissime tanquam frater honorande. Un famiglio qui de' frati di San Francesco venendo ieri da Lucca, tra nona e vespero, sul piano di Barga, dove si dice il Sasso di Menante, fu assaltato da tre; de li quali, uno era di 18 anni in circa con un giubbarello di pignolato negro stracciato, berretta nera, e con calze da mezza coscia in giù, verdi; uno di 25 anni in circa, con un giubbone di pignolato bigio, con calzoni larghi di tela bianca e berretta nera; l'altro con una barba rossa da orecchie, e con un colletto di coiame; li quali, prima quel più giovane gli lanciò una partesanella, e gli ferì un muletto, sopra qual era, ne la groppa assai in profondo; e poi lo presero, e gli tolsero certo poco di taffetà che portava ad uno di questa terra e certe altre robe non di molta valuta: e perchè Vostra Magnificenza, ancora che sia nuova in l'officio, può aver inteso li assassinamenti che ogni dì si fanno qui d'intorno, nè io sono atto a provvederli, perchè fatto c'hanno il male si riducono or sul territorio de' Signori Fiorentini, ora de' Lucchesi; e appresso questi malfattori vanno le più volte in più compagnia, che non sono li balestrieri ch'io tengo qui per mia guardia; e per quanto intendo la maggior parte di questi sono da Somma Cologna e da Barga, che vengono e fanno il male, e poi fuggono a casa: siccome anco pochi dì sono ch'io scrissi al precessor di Vostra Magnificenza di uno assassinamento che costì alla Barca avevan fatto ad un poveretto di questa ducale provincia, alcuni pur da Barga e da Somma Cologna, che gli tolsero un par di buoi e una cavalla e panni e denari, e mai di quella mia lettera ho avuto risposta, con tutto ch'io gli avvisassi il nome di molti di quelli che s'erano trovati a far tale assassinamento. Ora se a tanti mali non si piglia riparo, dubito che non solo li viandanti e uomini del paese che vanno a lavorare fuori non saranno sicuri, ma nè noi ufficiali ancora saremo sicuri ne le terre e ne le rôcche. A' dì passati feci fare una grida[256] per parte del mio Ill.mo Signore, che nessuno di questa ducale provincia, sotto pena de la disgrazia di Sua Eccellenza e de la confiscazione di tutti li suoi beni, non ardisse di venire in armata nè altrimente a far danno ne le terre de li eccelsi Signori Fiorentini: e perchè lo Ill.mo Signor mio mi avea dato questa commissione, pensavo che la medesima grida fosse stata fatta ne le terre de' prefati eccelsi Signori. Che la sia o non sia stata fatta non so; so bene che molti di tutte coteste terre ogni dì vengono in armata, in compagnia d'altri ribaldi di questo paese, e fanno in questa nostra provincia cose di mala sorte. Ho voluto fare questo poco preambolo a V. M., acciò che quando quella sia d'animo che questi tristi si castighino dovunque si truovino o ne le nostre o ne le vostre terre, e anco de' signori Lucchesi; che per quanto mi scrivono sono assai bene disposti per assicurare le strade e il paese; potiamo scrivere l'un l'altro, e dar buono ordine, acciò che non stiamo qui totalmente inutili. Oggi ho avuto una di Vostra Magnificenza, per la quale mi raccomanda quella povera vedova. Io non mancherò di far che 'l Capitano, del quale è ordinario officio, gli amministri giustizia, remosse le lunghezze e cavillazioni, e anche io per amor di V. M. mi interporrò per intender che non le sia fatto torto; e a quella mi offero e raccomando.