S'io volessi anco aggiungere cha a Camporeggiano o in quella Vicaria si son fatti maleficî di più sorte, contra li quali non si è mai processo, direi male, ma direi però la verità.
XCIII
Agli Otto di Pratica in Firenze
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Baccio de la Masa, esibitore di questa, è venuto a me facendomi intendere, come da Vostre Signorie è stato chiamato a Fiorenza, e non sapendo per che causa, ha avuto ricorso al magnifico Potestade di Barga; il quale gli ha detto, questo non dovere essere per altro, se non per le querele che di quelli di Barga e di Somma Cologna son venute dal Commissario di Castelnuovo; e mi ha pregato, che appresso Vostre Signorie io faccia fede de la verità. Io dunque, perchè non fu mai mia intenzione di ascondere o di fingere quella, dico che di questo Baccio non ho mai avuto richiamo alcuno: anzi il dì di San Piero prossimo passato egli fu a ritrovarmi per comporre certa lite e discordia, che fra un certo Giuliano Grigoro e alcuni sudditi del mio Ill.mo Signore era sorta; e questo perchè li nostri si dolevano che questo Giuliano era stato in grossa compagnia a Massa, terra di questa ducale provincia, e avea usata certa violenza contra di loro: e da quel giorno in qua le cose sono state molto quiete, e mi ho creduto che sia stata assai opera di questo Baccio; e così ne fo fede a Vostre Signorie, alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 20 iulii 1523.
XCIV
Ai medesimi
Magnifici et excelsi domini, domini mihi observandissimi. Molte volte mi son doluto agli capitani di Barga de li latrocinii e assassinamenti e altre violenze, che alcuni tristi da Barga e Somma Cologna tuttavia fanno in questa ducale provincia di Grafagnana, nè mai ho veduto effetto per il quale questi ribaldi si ritraggano da le lor malopere; che sempre in buona quantità, armata manu, or in compagnia de li nostri banditi, ora da per sè, non sieno in questo paese, ora assassinando, ora mettendo taglie, e sempre or in questa villa, or in quell'altra volendo vivere a discrezione. Io da parte dell'illustrissimo mio Signore già molti dì sono ho fatto per publica grida proibizione, che nessuno de li nostri vada in armata, nè in compagnia di alcuno, sul territorio di V. S., sia per qual cagione si voglia; ma non mi par che dal canto de li officiali di Vostre Signorie mi sia stato renduto il cambio; imperò che io non sento mai altro, se non che or uno, or un altro è stato assassinato, e sempre vi si truovano genti or da Barga, or da Somma Cologna, in compagnia. Li quali delitti riferire ad uno ad uno saria troppo lungo, massime avendone io più volte, e secondo che sono accaduti, fatto intendere al Capitano di Barga. Di nuovo ho da riferire a V. S., che un Togno di Nanni del Calzolaro da Somma Cologna, e un Francesco detto Francio figliuolo di Biagio di Gigrò, Stefano di Barzante di Stefano con altri cinque compagni, sono iti su quel d'una terra di questa provincia detta Cicerana, e hanno, spezzando e rompendo casse e sforzando il mandriano, saccheggiato una quantità di cacio, il quale era di uno Nardino da Cicerana. Mi è parso ancora che questa cosa non importi quanto molt'altre che ogni dì si sentono, di farne a V. S. querela, e pregarle che si degnino pigliarci qualche provisione, acciò che in effetto cognosciamo essere vero che lor dispiaccia tali portamenti: in buona grazia de le quali mi raccomando.[270]
Castelnovi, 23 iulii 1523.