Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io ringrazio V. S. di quanto mi hanno scritto, che per mio amore sono contente che li asini e le castagne siano rendute a questo povero uomo esibitore di questa; ma maggiore saria l'obbligo mio, se fosse seguito lo effetto. La ragione, perchè il vicario di Castiglione non abbia voluto rendere le castagne, non so; nè di lui mi vo' dolere, non la sapendo: pur la compassione che io ho a questo povero uomo, che ogni dì mi torna a piangere dinanzi, mi sforza di nuovo raccomandarlo a V. S.; le quali prego che, veduto il bisogno del poveretto e il poco guadagno che di questo può risultare a chi li ritiene dette castagne, faccia che il dono, che già m'hanno fatto, abbia esecuzione: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 26 ianuarii 1524.
CXXVIII[284]
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Se V. Ecc. non mi aiuta a difendere l'onor de l'officio, io per me non ho forza di farlo; chè se bene io condanno e minaccio quelli che mi disubbidiscano, e poi V. Ecc. li assolva o determini in modo che mostri di dar più lor ragione che a me, essa viene a dar aiuto a deprimere l'autorità del magistro.[285] Serìa meglio, s'io non ci sono idoneo, a mandare uno che fosse più al proposito, chè guastando tuttavia quello che bene o male io faccia si attenuasse la maestà del Commissariato, sì come è accaduto ne la rivocazione de la lettera già registrata, come ne l'assoluzione di Ser Tomaso e confirmazione ch'abbia a proseguire l'officio fin al suo termine, e altre cose che non voglio ora replicare. Se tali ignominie si facessino a me solo, non ne farei parola, perchè V. Ecc. mi può trattare come suo servo; ma ridondando tali incarichi più ne l'onor de l'officio, e susseguentemente a far le persone con chi ho da praticare più insolenti verso li lor governi, non mi par di tollerarlo senza dolermene a V. S. — Di nuovo V. Ecc. può avere inteso, perchè n'ho scritto a Mess. Bonaventura[286] (se quella lettera sarà però giunta prima di questa), come quelli da le Verugole hanno prigione quel Genese che ammazzò il conte Giovanni da S. Donnino, ed io mandai subito subito un messo e poi li balestrieri per farlo condurre qui. Essi ricusâro di darmelo, dicendo che n'aveano avvisato Mess. Bonaventura, e finchè non avessino la risposta non erano per farne altro. Parendomi che non ci fosse l'onore de l'officio, replicai con lettere che essi lo conducessino qui, e mettessino per loro chi volessino che intervenisseno alli esamini, ch'io non ero per farne se non quanto volea la giustizia. Non mi hanno rescritto altro, se non che m'hanno mandato a dire a bocca pel messo, che non me lo vogliono dare; e hanno di più usato parole prima alli balestrieri e poi al secondo messo, che sanno che io avevo preso denari da li Madaleni, e per questo io non avevo fatto bruciare le lor case, e che dubitano che s'avrò questo Genese in mano io lo lasci per danari. Se appresso all'insolenze che per tutto il paese fanno questi di Simon prete, come V. Ecc. ne debbe saper qualche cosa (che già non è mancato per me di darne avviso), e al tenere di continuo banditi ne le rôcche appresso a Bernardello, ancora V. Ecc. vuol comportare che non rendano ubbidienza al Commissario, prego quella che mandi qui uno in mio luogo che abbia miglior stomaco di me a patire queste ingiurie, che a me non basta la pazienza a tollerarle. Io non so quello che V. Ecc. determini circa a Bernardello, che non avendo pace da alcuno de' suoi nimici, de' infiniti che n'ha, debbia stare nel paese dovunque voglia, e col favore di questi da le Verugole avere sempre sèguito di compagnia armata, e ne' suoi bisogni aver ricorso ne la miglior fortezza che in queste parti abbia V. Ecc., e tuttavia sèguiti di mettere taglie, come altre volte n'ho scritto ed anco mandato a dire a bocca pel Capitano de la Ragione. Ma se nè a questo, nè alli assassinamenti che fa Battistino Magnano e Donatello e altri ribaldi, che hanno preso il campanile di Carreggine e vi sono stati parecchi giorni dentro come in una lor fortezza, non pare a V. Ecc. di provvedere, io non me ne debbio pigliar più cura che essa voglia. Ma dove importa tanto smaccamento de l'onor mio, io vuo' gridare e farne instanza, e pregare e supplicare V. Ecc. che più presto mi chiami a Ferrara, che lasciarmi qui con vergogna: in bona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, 30 jan. 1524.
Appresso, il messo c'ho mandato la seconda volta mi ha riferito, che Bernardello dice c'ha preso costui come suo nimico e ad instanza d'un grande uomo, e che non è per darmelo. Poi il prete da le Verugole ha detto avere avuto due lettere da li officiali de' Lucchesi, sul qual territorio l'han pigliato, che fanno instanza che sia lasciato per un salvocondotto ch'avea questo Genese da' suoi Signori, e già cominciano questi da le Verugole a porre in disputa se costui sia ben preso o mal preso, come essere n'abbiano essi li giudici.
CXXIX
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi. Uno suddito di V. S., portando certe castagne da Castiglione, quando fu su quel di Massa di questa ducale provincia, li furono tolte, insieme con le bestie su che le portava, da uno di Massa; e dolendosene a me, e avendo io fatto chiamare questo da Massa, e interrogatolo, perchè avesse usata questa violenza, mi disse, perchè il simile era stato fatto a lui a Lucca, di certe some di sale che portava da Pisa. Io, senza volere ammettere alcuna sua ragione, feci che subito restituì le some e le bestie al suddito di V. S., e anco lo averei castigato, se non che molti uomini di questa provincia insieme con lui si lamentavano, che dalli dazieri di Lucca erano questi ducali sudditi molto male trattati, e nel sale e ne l'altre mercanzie, che li passaggi erano loro proibiti, e anche il pagamento delle gabelle accresciuto più del dovere, e che da V. S. non potevano avere ragione, ed era forza che molti facesseno come avea fatto questo da Massa, di rivalersi dove potevano, e che già per questo erano ricorsi all'illustrissimo signor Duca nostro, e che avevano portato una lettera direttiva a V. S. Io li confortai dunque, poi che avevano questa lettera, che la mandassino per uomo a posta, e che intendessino il parere di V. S.; che credevo che tal violenze, di che essi si lamentano, non erano di loro volontà, ed ero certo che quelle non erano per comportare alcuna ingiustizia; e così il messo si manda con lettere ducali con speranza di ottenere da V. S. ogni cosa licita e onesta; le quali appresso prego che siano contente di fare restituire il suo sale a questo da Massa: in buona grazia delle quali mi raccomando.