con le man giunte e con l'immote labbia,
i languidi occhi al ciel tenea levati,
come accusando il gran Motor che l'abbia
tutti inclinati nel suo danno i fati.
Immota e come attonita stè alquanto;
poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto.
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Dicea: — Fortuna, che più a far ti resta
acciò di me ti sazi e ti disfami?
che dar ti posso omai più, se non questa