Ebbi dentro di me una rivolta di sconforto senza fine per la donna, e di odio velenoso per tutti gli altri.

Scelsi a casaccio, diedi l'indirizzo, e me ne andai presto, fuggendo quei profumi che mi sonavano intorno una nenia da funerale, o parevano elevarsi a nembi di sinistro incenso.

Nessuna esperienza di medico avrebbe potuto constatare meglio della mia, la sorte irreparabile di Laura Uglio, comechè non fossi tanto colpito dalla sua palese decadenza fisica, dall'attestazione certa delle sue torture, quanto dall'orribile cambiamento morale della donna; ella non doveva più avere nè volontà, nè desideri, nè speranze, nè ribellioni…. Passava ormai nella vita, come corpo rigido travolto da un lento fiume.

—Sai bene,—mi disse Ettore Caccianimico, quand'io gli spiegai tutto questo, incontrandolo per via.—È inutile; essa medesima non ha alcun riguardo.

—Ma Giorgio, come può farsi delle illusioni?

—Non se le farà, figlio mio. Oppure, se le farà perchè è un imbecille. In ogni modo, noi non possiamo nulla.

—Pur troppo! E resta a Milano? Dovrebbe mutare aria, andarsene di qui….

—Ci vuol altro!—fece Ettore con una scrollata di spalle.—Une femme à la mer; doloroso, ma irreparabile e non nuovo…. Sono stato dalla tua signora….

—Hai fatto bene,—mormorai.—C'era qualcuno?

—Tua suocera, donna Teresa; ci sarà ancora, se torni sùbito a casa. È contraria al vostro disegno di passar qualche tempo nella sua villa a Pallanza.