—Sei venuto spesso qui?—ella chiese.

—Cinque anni di séguito, in questa medesima stagione.

—Solo?—ribattè ella, con qualche esitanza.

—Sempre solo…. Puoi supporre?…

Ma no. Lidia non mi supponeva capace di condurla dove altre memorie di donne vivessero, e mi pentii del sospetto, e per cancellarlo le narrai in quali condizioni avessi scelto quel ricovero tranquillo, le dissi dell'epigrafe sulla casa, e ormai mutabile in quest'altra: «Venite, gaudentes» se gaudente non avesse una significazione materiale e volgare.

Le brevi domande, però, mi ricordarono ch'io doveva la storia del mio passato a Lidia.

Non sapeva io tutto di lei? La sua vita fino al mio incontro era stata così semplice, così eguale, che ponendo piede in casa Folengo, avevo capito come ogni giorno vi fosse monotono e puro, perchè Lidia non aveva amiche. Soffersi quindi, nuovamente, una curiosa molestia dacchè il mio passato era ben diverso, inutilmente ricco d'intenzioni variate e inesorabilmente vuoto di bene e di male grande; ero stato un uomo allegro e triste, malvagio o beffardo, a seconda dei casi, e per questo, nel mentre nulla avevo fatto che mi distinguesse da qualunque altro scapolo,—nulla, nel medesimo tempo, era più increscioso a narrarsi di quegli anni desolati, infingardi; chiusi nella ricerca di commozioni, comunque fossero, anche bassamente colpose.

Stabilii, dietro la rapida sintesi, di non parlare e d'attendere che Lidia desiderasse o in qualsivoglia modo mi ricercasse quella storia, un po' fosca, un po' grigia.

Pel momento, la donna era assorta nella contemplazione della cascata di Madesimo, presso Pianazzo, balzante rivo d'acqua bianchissima, spumosa, lunga e molle, che rallegrava d'un tratto la montagna nera e nel silenzio della strada deserta mormorava con liquida cadenza. Madesimo, l'elegante ritrovo, era alla nostra destra e larghi affissi sopra una casa cantoniera ne indicavan la via; ma pel bisogno di calma ch'io sentiva, per il tepido fiorir dell'amore di Lidia, il luogo riusciva troppo chiassoso e vivace.

Più oltre, e a più fresca altezza, attirò gli sguardi della donna il villaggio d'Isola, giù nella vallata, disperso a gruppi di capanne brune, dal tetto acuto, e arrampicate pel versante dell'opposta montagna in notevole estensione e in una mutezza desolante di luce, anche malinconica per la nudità del monte sul quale eran disseminate. Assai piccole e quasi immobili, si scorgevan qua e là delle gregge di mucche. E tutto appariva traverso il fogliame degli alberi che avevamo a fianco della diligenza e che sembrava un immenso ornato, frapposto al villaggio da un artista bizzarro.