L'onda del pettegolezzo aveva varcato anche la soglia della sua casa, e le chiacchiere s'eran fatte più strambe e più inverosimili. All'orecchio della contessa Bianca giunse la voce che Filippo aveva avuto un figlio dalla sua amante, e perchè la contessa non sapeva a qual tempo risalissero quegli amori, e perchè si parlava di tre anni addietro, ella credeva a quel legame, ormai indissolubile, a quella paternità inconfessata.
La contessa Bianca andava da tempo accarezzando l'idea d'un matrimonio tra suo figlio e Giselda Fioresi, buona e bella ragazza, di eccellente casata; e la notizia le rompeva il sogno e la sbalestrava in un mare d'incertezze e di dubbii.
Fu necessario spiegarsi, riparlar di Loredana, discutere un amore che la vecchia dama avrebbe voluto obliare. Avvenne una scena brusca tra lei e Filippo, il quale negò l'esistenza di un figliuolo, ma s'impennò all'idea di sposar quella « canna da zucchero » di Giselda Fioresi. Egli voleva esser libero; per dare scandalo, diceva la contessa Bianca; perchè era ancor troppo giovane, diceva lui.
Un'altra scena, più breve ma più cruda nella forma, avvenne poco di poi tra Filippo e il cognato, conte Leopoldo de Idris, il quale viveva senza passioni e senza turbamenti una vita di piaceri semplici, in campagna, amministrando i suoi poderi, interessandosi all'agricoltura e alla politica modesta della provincia. Leopoldo si stupì che Filippo si perdesse ancora dietro una cocotte, ma fu addirittura spaventato quando seppe dalla bocca di Filippo medesimo che non si trattava d'una cocotte, bensì d'una ragazza, la quale doveva aver dunque delle pretensioni, una specie d'onore, molto da perdere e più ancora da guadagnare. Fu spaventato per Filippo, che certo non avrebbe saputo cavarsela con garbo, senza troppo danno da ambo le parti.
E qui Filippo sentì scappar la pazienza.
— Ma che cavarsela! Ma che garbo! — egli esclamò. — Le voglio bene sul serio, e non penso affatto a cavarmela. Ho fatto male a cominciare, siamo d'accordo, benchè in queste cose ci si accorga sempre troppo tardi dell'errore commesso; ma farei peggio a finirla con qualche gherminella!
Il conte Leopoldo, ancora più inquieto per quelle dichiarazioni, domandò a Filippo se pensasse mai di tirarsela in casa....
— In casa, di chi? — rispose Filippo. — In casa tua, no di certo; tocca a me provvedere, e non so perchè, dunque, voi tutti vi disturbiate.
Leopoldo, allora, tornò alle idee generali, osservando che all'età di Filippo si doveva vivere quieti, pensare a far figliuoli legittimi, che continuassero la casa e allietassero la bella vecchiaia della contessa Bianca, la quale non meritava d'essere travagliata nei suoi ultimi anni.
L'argomento era di quelli che trovano la strada del cuore; e Filippo, sentendosi toccato, s'infastidì, rispose a Leopoldo ch'era stufo di dover rendere conto a tutti delle più minute cose della sua vita come un collegiale, che desiderava ormai vivere libero, senza tutela e senza giudici.