Ella non rispondeva. Il suo amore era finito. Bisognava far qualche cosa, non si poteva accettare il sacrificio ultimo dell'uomo che aveva sacrificato già tanto; l'amore, l'amore vero, voleva da lei qualche cosa di più.
— Va bene, — disse fievolmente, per dire. — Va bene, Flopi. Ora guarisci, perchè non puoi partire così; e dopo decideremo tutto.... Va bene.... Sì, anche Clarice; la faremo cantare....
Tacque subito per non dare in uno scoppio di pianto, in un urlo di dolore.
— È tardi, — soggiunse. — Andiamo a pranzo....
A tavola li aspettava, come al solito, la signora Teobaldi, la quale aveva preparato un discorso intorno a certe opere che si davano alla Fenice, e voleva esprimere alcuni giudizii categorici sulla musica moderna, sulla morte del bel canto.... Ma rimase esterrefatta vedendo Lori e Flopi; il conte pallido come un cadavere; la ragazza pareva intormentita. Mangiarono in silenzio, senza guardarsi; Filippo e Loredana anzi, dimenticavano spesso di mangiare e restavano con gli sguardi perduti nel vuoto. Piero cambiava le posate, senza che il conte avesse toccato cibo; anche Piero era costernato per quello spettacolo di tristezza. Certo, era avvenuta qualche sciagura; ma dove, ma quando, se proprio quel giorno nessuno era uscito di casa, se proprio quel giorno non era arrivato nemmeno un telegramma? Il conte aveva di tanto in tanto un fremito subito contenuto; ripensava alla folla che correva le strade, trascinando il suo nome e il nome di Loredana; gli pareva d'udir le sghignazzate degli oziosi maligni.... La fanciulla, inerte, con un gran freddo dentro, si rivolgeva alcune domande angosciose, alle quali non trovava risposta.
Subito dopo il caffè, il conte le baciò la mano e si ritirò.
Clarice e Loredana rimasero sole, innanzi alla tavola, che Piero, interamente smarrito, aveva dimenticato di sparecchiare. Un grande silenzio, un silenzio d'angoscia invase la sala; non si udiva fuori se non la cantilena monotona della pioggia che cadeva fitta e instancabile da più ore.
— Contessa, — mormorò Clarice con voce supplichevole. — Contessa, mi dica....
Ma Loredana rabbrividì da capo a piedi, come un'aspide l'avesse morsa. Guardò la vecchia amica dalle terribili sopracciglia al nerofumo, la buona donna che le era sempre stata al fianco, i tristi giorni e i lieti. Una raffica di vento sfiorò la casa fra le tenebre e fece traballare i cristalli alle finestre.
La giovane stese le braccia nel vuoto. Perdutamente, con uno scoppio di pianto, disse: