— Siete matto? — esclamò la contessa Lombardi.
— Non credete che gli farà piacere d'apprendere che la sua amica si diverte e ruzzola a gambe in aria con Berto Candriani?
— Suvvia, siete sconveniente! — disse Fausta, mordendosi le labbra per non ridere.
Ma Paolino Berlendi mandò un grido.
— Guardate! — egli esclamò. — Guardate quella signora che ci viene incontro: è un'americana. Lo si vede a occhio; guardate come cammina, come sorride, come gestisce.... È un'americana....
Gli altri guardarono. La signora che si avvicinava, elegantissima, era alta e bionda; un giovanotto bruno l'accompagnava. Ma tutti diedero in una risata.
— Caro mio, — disse poscia Alvise Priùli. — Quella è una russa: la contessa Tatiana Semenow, di Pietroburgo!...
Paolino Berlendi accese una sigaretta.
— E io me ne infischio! — egli concluse tra i denti.
Ma cinque minuti appresso nessuno più pensava alla russa, a Filippo, a Loredana, a Berto, a Giselda.