E il pensiero venne a colpirla con tanta durezza, che la fanciulla balzò in piedi, corse nella camera da letto, ne uscì con un largo cappello bianco che piantò risolutamente in testa, e s'avviò, tenendo un ombrellino scarlatto fra le mani.
Nel vestibolo trovò la signora Teobaldi, la quale s'avviava appunto dalla ragazza per strimpellare il piano. Clarice era vestita alla Pompadour, con amplissimi disegni sul corsetto e sulla gonna: questa, troppo corta, lasciava scoperti i piedi calzati di scarpe bianche; e così abbigliata, coi fianchi prominenti, la figura tozza, la Teobaldi pareva una trottola accuratamente pitturata di fresco.
— Esce? — ella domandò con voce triste.
— Sì, vado a passeggiare, — rispose Loredana. — Vuol tenermi compagnia?
Eran le quattro; il sole abbruciava, la luce era acciecante, sugli alberi strillavano le cicale.
Clarice, fattasi sulla soglia, gettò un'occhiata intorno, aggrottò le terribili sopracciglia, e disse:
— Non so se mi convenga arrischiare....
— E perchè no? — chiese Loredana stupita.
— Sa, per la voce; potrei prendere un riscaldo....
La fanciulla crollò le spalle e uscì.