Emilia stava in piedi accanto al letto. Roberta, aggomitolata nella camicia azzurra, fissando gli occhi in alto, coi capelli sparsi sull'origliere ascoltava giunger di fuori il ritmo quadruplice d'un treno, il quale passava soffiando nella tenebra dei campi, lungo la tenebra del mare.
—Bisogna resistere alle cattive idee,—continuò Emilia;—ho parlato di te l'altro giorno al signor Lascaris: e anch'egli mi ha detto che tu sei guarita…. Guarita, capisci?
—Oh, il signor Lascaris dirà tutto quanto vorrai,—osservò Roberta con un riso stridulo.—Il signor Lascaris non sarà mai sincero con te, ed io non credo a lui, come non credo agli altri…. Guarda,—aggiunse, facendo uno sforzo per tornare a sedersi sul letto e rimboccando una manica della camicia,—guarda come sono ridotta, come sono divorata dal male…. Ti paion queste le braccia, il petto d'una ragazza di diciannove anni?… Non vedi quante macchie? Fin che queste macchie non spariscano, io sarò malata, avrò la morte qui dentro,—e si toccava il seno con le mani febbrili.—Il signor Lascaris, il dottor Noli, tutti possono ben parlare: nessuno oserebbe dire a me o a te, ch'io debbo morir presto….
Si raccolse per seguire a testa bassa l'eco della frase spietata, che le risonò nell'animo quasi non l'avesse pronunziata ella medesima.
La luce gialla della candela le stendeva sul volto una maschera cerea, in cui gli occhi vitrei diventavano traslucidi e i capelli biondi si snaturavano in un pallidissimo color d'ambra; la camicia cilestrina così mite e ridente sopra un corpo rigoglioso, era sinistra su quel corpo magro, pareva un drappo ilare avvoltolato per ischerno intorno a un rigido fantoccio.
Emilia s'era collocata di fianco sul letto, a viso a viso con la sorella, e la guardava inquieta.
—Non agitarti di nuovo,—ella pregò,—non esaltarti, non è vero nulla di quanto tu dici….
—Morire, morire, capisci?—continuò Roberta.—Devo morire, presto. Tu non credi alla morte; tu l'hai dimenticata, perchè sei sana, sei bella…. Vedi come sei bella,—proruppe in aria di corruccio, mentre, allungando le mani, apriva ad Emilia l'accappatoio già sciolto, e le additava il collo rotondo, i seni tondi e duri, che si delineavano, perspicui sotto la camicia. Emilia si ricoperse vivamente.—E anch'io avrei voluto essere bella, e piacere…. Ogni cosa è per voi, che siete belle e forti…. Io devo morire, morire!
La voce, dopo essere stata mordace, era divenuta sommessa, desolatamente triste, ed Emilia non osò più resistere. Ella s'era ben detto che doveva consolar la sorella e farla sperare e vincerne i fantasmi; ma dove trovar le parole di conforto, le quali valessero quelle parole disperate, e le superassero? Tacque; poi lentamente, anche la voce di Roberta s'abbassò a un mormorìo lamentoso:
—Avrei voluto essere bella, e devo morire…. Non ho più nulla per me: non posso nemmeno respirar l'aria che respiri tu, e goder l'ombra; devo andare in cerca del sole….