—Silenzio, Roberta…. Pensa a domattina, col sole, col mare calmo e illuminato….
—Tutto questo è così indifferente al mio male! E nessuno, anche i non indifferenti, potranno giovarmi: dovranno assistere alla mia morte, senza stendere la mano per allontanarla d'un'ora….
Nascose il volto tra i guanciali, piangendo liberamente; Emilia le passò le braccia attorno al busto, mettendo il capo presso il capo di lei.
Così piansero a lungo, rischiarate dalla luce giallastra della candela elle si consumava: e l'alba trovò le due donne discinte, che parlavan della morte, a testa china sul medesimo, guanciale.
VI.
La notìzia fu annunzìata con tanto ingenua serenità, che nessuno avrebbe supposto fosse falsa. Per sospettarlo, bisognava conoscere l'indole impulsiva di Roberta, la quale non trovava nulla così dolce quanto inventare un fatto o raccontare una bugia. Qualche volta rimaneva ella medesima colpita dalla propria abilità, dalla spontaneità incomparabile con cui repentinamente, minutissimamente, sapeva esporre una lunga favola di sua creazione; e in un attimo stendeva una rete di menzogne inutili, sbizzarrendosi a saldar l'allacciatura dei nodi, che potessero resistere a qualunque sforzo d'obiezione. Spesso con Emilia aveva fatto il giuoco infantile, ma lo aveva concluso con una risata, gettando le braccia al collo de la sorella, e dicendole:—«Non è vero. Ho inventato tutto, per divertirmi.»
Con Cesare Lascaris lo esperimentò un giorno in cui era piena di speranze e si sentiva bene e aveva voglia di ridere a spese di qualcuno. D'altra parte, Cesare non le piaceva: era bruno, coi tratti del viso irregolari e forti, senza barba, ed evidentemente magro quasi quanto lei.
—Mia sorella è uscita per il bagno,—ella disse non appena l'uomo comparve in giardino.—Tornerà' forse fra un'ora.
Poi, mentre parlavano di cose indifferenti, la fanciulla trovò modo di farvi sgusciar dentro la notizia falsa, a guisa di parentesi:
—…. Lei sa che mia sorella è fidanzata, non è vero?… Lo sa?…