Le belle signore, eccitate com'erano, sembravano prese dalla tarantola e non smettevano più di ballare. Ma, ad un dato momento, un gran clamore salì dalla via: un enorme scalpiccìo, un vocìo formidabile, il gigantesco coro di migliaia e migliaia di voci. Un corteo interminabile, con innumerevoli bandiere delle nazioni alleate, torce accese sfavillanti nel grigio crepuscolare e bengala di tutt'i colori, passava acclamando la guerra, cantando l'inno di Mameli. Chiare, baldanzose, le grandi parole dell'inno salivano dalla via italiana al salotto italo-austriaco:

Fratelli d'Italia,

l'Italia s'è desta...

Al pianoforte l'Americana aveva interrotto il suo valzer e ora accompagnava il canto del corteo che passava. Eva s'era fatta al balcone con gli altri:

— Vedi, diceva al marito, vedi che gioia, che tripudio... Vanno alla guerra come ad una festa da ballo. Ah, sì, adorabile la Carnaval-Nation!

E, rientrata nella sala, con una grossa risata, si gettò fra le braccia di Pierino:

— Balliamo! Voglio ballare con te. Io austriaca e te italiano!

Pierino s'era voltato verso la vecchia signora americana per chiederle di suonare un valzer...

— Ma no... Su questa musica: si balla benissimo, esclamò Eva ridendo con più veemenza. Voi siete gente allegra, gente di buon umore e avete anche gl'inni che sembran ballabili...

E via, nel ballo, col marito, cantando anche lei, tra scoppio di risa e scoppio di risa, l'inno di Mameli. E gridava agli altri: