E china il capo su la spalla della Badessa che ancora, come una mamma inconsolabile nel consolare, le accarezza dolcemente e lentamente i capelli....
XXXVIII. UN BIGLIETTO.
Buon lavoro quella mattina, lavoro sereno, lavoro fecondo. Il domestico entra a portare a Claudio Arceri un mazzo di rose bianche. C'è, insieme, un biglietto:
«Poichè Grazia lascia appassir le sue rose voglio che sul vostro tavolino, accanto al vostro lavoro, sieno oggi, come ieri, le mie, fresche e nuove ogni giorno.
ROSETTA».
XXXIX. ARRIVEDERCI, SORELLE!
La mano della Madre è su la fronte di Grazia, per costringerla a levarla in alto, a guardar lassù, verso il cielo. Pensa ancora alle parole di Grazia: “Laggiù, al piano, il sacrificio mi pareva ieri tremendo...„. E la Madre le dice:
— E sai perchè qui il sacrificio ti par oggi meno terribile?... Perchè sei più vicina al cielo che promette al dolore ricompensa...
E lo sguardo di Grazia, estatico, è lassù, fisso in quelle nuvole bianche, in quelle nuvole d'oro di cui il sole nascosto s'ammanta, in quelle nuvole in cui le par di vedere apparire — un istante solo — Cristo tra gli angeli...
Ma è tardi. Bisogna andare. È attesa a casa. Marcello sarà in gran pensiero. E vanno per il gran viale dei cipressi, verso l'uscita. Grazia ripete ancora entro di sè la sua domanda: ma come vincere la tentazione, come resistere al suo amore?... E la luce si fa nel suo spirito, improvvisa... Un fantasma, un cavaliere dal lungo naso ridicolo e dal grande cuore eroico, è passato un istante, col suo sacrificio, nel suo ricordo... Ed ella dice, soffermandosi: