E, sul piazzale davanti alla cappella, al sole, tra le rose in fiore, vanno, serene, placide e chete, le piccole suore. Quelle annaffiano i fiori. Quelle altre ne còlgono.

XLI. RINUNZIA NELLA TEMPESTA.

E la piccola porta del convento della Collina Verde s'è richiusa. Grazia vi si appoggia sentendo mancar le sue forze. Ha sul volto i segni della tremenda intima tempesta. Gli occhi sono fissi, vitrei, nel vuoto... fissi su la terribile visione...

... Rosetta al tavolino del musicista e Claudio che sfiora, con un primo bacio, la fronte della fanciulla...

... e Grazia ha le mani su gli occhi per fugar la visione. Poi li riscopre. Da fissi si fanno vivi, animati empiendosi di lacrime benefiche. E, in quel pianto silenzioso, senza singulti, il suo volto che si placa si china lentamente sul petto, assentendo, accettando...

Poi Grazia si stacca dalla porticina del convento, s'irrigidisce, s'innalza, si tende. Si chiude nel suo mantello nero. E così, chiusa, ferma, incrollabile, s'avvia verso il suo destino...

XLII. GELOSIA.

— Ho potuto fuggir di casa un momento anche stamattina...

Claudio la guarda. Sorride. Ringrazia. Com'è trepida, e ansante, la piccina... Ma come lo spirito di Claudio, pur se ha Rosetta vicina, è assente, è lontano... Aspetta, la piccina, una parola.... Quale parola?... Non sa. Ma l'aspetta. E ode, invece, Claudio domandare:

— Sapete se Grazia è ritornata?