— Niente di più semplice: ho sposato un'orfana.
Dopo cinque mesi di matrimonio, Celeste, arcistufa di Pasquale, cercava distrazioni, frequentando assai la società e ricevendo in casa molti amici d'ambo i sessi. Il più assiduo era un cugino, Rodolfo Maggi, bel pezzo di giovanotto, con due baffi marziali e due occhi birboni. Cominciò a far visite un giorno sì e l'altro no: poi tutti i giorni; poi due volte al giorno.
Pasquale masticava in silenzio la sua gelosia e aumentava di premure intorno a Celeste, che non gli nascondeva una ripugnanza invincibile.
Quando usciva, le diceva:
— Me lo dai un bacio?
— Con quella barbaccia ispida? perchè non porti soltanto i baffi? guarda Rodolfo come sta meglio di te.
Pasquale, per istrada, pensa di fare un'improvvisata alla moglie; entra da un barbiere, e tagliata la barba, si fa appuntare i baffi, come quelli di Rodolfo, tal quale.
Torna a casa e suona.