Tutta la casa era in trambusto, mentre il disgraziato bussava all'uscio d'un Peppino Bonaiuti imaginario. L'infelice, guardato con diffidenza, veniva licenziato bruscamente da un servo che gli sbatteva l'uscio in faccia. Allora, scendeva per uscire e trovava il portone chiuso; si metteva per aprire e non poteva, mentre voci irate dal di fuori strillavano:

— Forza! forza! che i ladri tentano di scappare!

Allora, giù per le scale una irruzione di servidorame armato d'arnesi domestici; indi il portone si spalanca.... entrano guardie cumulative, trovano un individuo in attitudine sospetta, il quale non può giustificare la sua presenza in quel portone e.... prima che si chiariscano bene le cose!...

Una domenica, d'accordo con un amico, Nicola va sul ponte di Carignano e, dopo avere tracciato, sui muriccioli, una quantità di segni cabalistici con un pezzo di gesso, svolge una lunga fettuccia rossa e corre lungo il ponte, verso Sarzano, mentre l'amico, con l'altro capo della fettuccia, corre verso la chiesa di Carignano. Intanto, i curiosi cominciano a fermarsi.

— Che sarà?

— Uhm!

Nicola si ferma a un certo punto — dal quale non si vedeva più il suo compagno, grazie alla linea spezzata del ponte — e comincia ad alzare la fettuccia rossa, abbassarla, tirarla, allentarla, facendo col gesso delle croci e dei numeri sulle selci e sul muro. Tosto, si forma intorno a lui una straordinaria agglomerazione di curiosi.

— Che faranno?

— E chi ci capisce?