Nel Carso il nostro attacco s'inerpica ora sulle prime pendici.


Il duello d'artiglierie prosegue.

I cannoni austriaci fanno delle salve serrate e poi tacciono. Forse hanno poche munizioni; forse temono di scoprirsi. Cambiano spesso il loro obbiettivo. Non fanno quasi mai un fuoco di ricerca, di assaggio, di esplorazione. Colpiscono raramente e con magri risultati, ma si vede bene che sanno sempre dove tirano e contro quale bersaglio. Non esitano. Cercano di agire a colpo sicuro. Segnali di spie? Abilità di osservatori?

Ma quando una batteria austriaca è individuata è una batteria silenziata. Un uragano di fuoco piomba su di lei. Allora dietro le spalle delle alture pare avvenga una breve eruzione. Certo è che i cannoni nemici sono astutamente piazzati. Sorge il dubbio che alcuni, dei quali neppure i riflessi della vampa si scorgono nell'oscurità della notte, siano nascosti in caverne.

La montagna è tutta grotte e baratri sotterranei. Ha labirinti immensi nelle sue viscere; pozzi, cunicoli, gallerie, spelonche, formano un meraviglioso e tenebroso paese di abissi. Vicino a Monfalcone stesso si spalancano antri misteriosi dai quali emana uno spavento leggendario, come la Grotta del Diavolo dove secondo la tradizione si muore di terrore. È possibile che dietro la bocca cespugliata di cavità naturali stiano dei cannoni in agguato, diretti dal comando telefonico di osservatori appiattati sulle vette? Lo sapremo.

Tutta la vallata echeggia. Su Ronchi, su Monfalcone, delle granate cadono. Le città sono deserte, gli abitanti sono fuggiti in massa verso l'Italia. Sull'arsenale si ergono ancora intatte le alte ciminiere, ma gli edifici sono in rovina. Il lavoro vi si è ostinato fino al giorno quattro.

I bombardamenti eseguiti dalla nostra flotta avevano già paralizzato il cantiere navale, ma v'era una fabbrica di proiettili di artiglieria, appena impiantata, che non voleva darsi per vinta. Gli austriaci non credevano che la nostra avanzata li sopraffacesse così presto. La loro perseveranza nel mantenere attivi alcuni stabilimenti di Monfalcone dice come si credessero sicuri della difesa dell'Isonzo e dà la misura del nostro successo. La guarnigione fu sorpresa dalle avanguardie italiane, e si salvò a stento inerpicandosi affannosamente oltre la Rocca, inseguita dai nostri che non volevano lasciar presa.

La città antica, al di là dell'arsenale, così italiana, così veneta con i suoi portici bassi, le sue procuratie dagli archi larghi come quelli di cripte, è vuota, silenziosa, oscura, e qua e là le vecchie case abbandonate, nelle risuonanti viuzze pittoresche, sono sfregiate dalle esplosioni che sforacchiano qualche tetto e ne soffiano via le tegole.