Dissipata un po’ la diffidenza, abituale nel contadino, ho domandato a molti emigranti:—Perchè siete venuti in America?

I più rispondono:—Per tentare la sorte!—oppure:—Tanti vi hanno fatto fortuna, proviamo anche noi! Per essi l’America è una lotteria; giuocano, e mettono la vita per posta. L’idea di venire qua li prende come un’ossessione, s’impadronisce di loro per contagio. Molti vengono perchè hanno conosciuto della gente venuta prima di loro, semplicemente. Un campagnuolo veneto che emigrava, faceva gli addii; un amico gli disse:—To’, voglio partire anche io!—E tutti e due con le loro donne sono venuti in America, come si fosse trattato di far due passi. Un contadino piemontese mi ha detto:—Ho emigrato perchè v’è qui mio fratello.

—Meno male! E dov’è tuo fratello?

—Non lo so. Ci scrisse tanti anni fa dalla Terra del Fuoco dove era occupato a tagliar boschi, poi non ha scritto più.

E quest’uomo, che non sa nemmeno cosa sia la Terra del Fuoco, che non conosce la sorte di suo fratello, lascia tutto e viene qua con i suoi figli, attirato dall’ignoto. Nessuno si è informato delle condizioni dell’Argentina oggi—già per molti America, Buenos Aires e Argentina sono sinonimi!—nessuno ha pensato a chiedere dei consigli alle autorità. Hanno tutti una grande diffidenza dei consigli, li ascoltano con l’aria di crederci e non crederci. La paura d’essere ingannati è caratteristica in loro; ad essa sola del resto i contadini debbono l’immeritata fama di scaltri. In ogni cosa che si dice temono un tranello. I più franchi domandano:—Ma voi che interesse avete a dirci così e così?

—Per il vostro bene!

Essi scuotono la testa increduli—e disgraziatamente non a torto—che il loro bene stia a cuore a qualcuno. Sono imbevuti di false idee leggendarie sulle favolose ricchezze del paese, la incredibile fecondità del suolo, la cortesia e bontà degli abitanti, sempre le stesse, che basterebbero da sole a provare l’esistenza di agenti catechizzatori.

Bisognerebbe ricercarne alcuni dopo un anno di America e rimandarli al paese nativo a narrare sinceramente le loro avventure. Sarebbe il miglior rimedio contro questa emigrazione cieca e disordinata, senza organizzazione, senza guida, senza protezione, che è per la Madre Patria un grande dolore, e una ancora più grande umiliazione!