Come se il complesso fenomeno dell’emigrazione consistesse in quei venti giorni di navigazione!...


QUA E LÀ PER BUENOS AIRES.

[Dal Corriere della Sera del 24 dicembre 1901.]

Buenos Aires, novembre.

La più grande caratteristica di Buenos Aires è quella di non avere nessuna caratteristica. Buenos Aires è un po’ di tutto. Un Santos Dumont capitato qui, supponiamo, con la macchina per volare, si troverebbe estremamente imbarazzato a giudicare, dall’alto, in quale paese del mondo il vento, o il motore, lo avessero condotto.

Sulla piana e sterminata distesa di case vedrebbe delle guglie tedesche ornate di trafori in ferro, come certi tetti della vecchia Norimberga, vicino a basse terrazze candide e disordinate ricordanti Cadice! Scorgerebbe le cinque cupolette tradizionali di una chiesa russa e più lontano due campanili spagnuoli: e cupole italiane gettanti la loro ombra sopra le mansardes di un casamento parigino: e palmizi come alla Favorita e platani come all’« Avenue des Champs-Elisées. » Volta a volta si crederebbe arrivato in tutti i paesi d’Europa, l’infelice aereonauta!

Buenos Aires si può dire infatti una specie di campionario di capitali europee; nemmeno la più piccola sfumatura di colore locale. Vien quasi voglia di chiedere, come er re de Spagna portoghese dei sonetti di Pascarella:

Ma st’America c’è? ne sete certo?