Idee generali intorno alla scienza militare ed alle sue relazioni colle altre scienze e collo stato sociale.
Volendo pubblicare alcune idee sulla scienza militare, crediamo utile anzi indispensabile esporre innanzi ogni cosa il metodo piú atto a seguire in questo lavoro, a fine di renderlo piú chiaro ai lettori. E perché abbiamo in animo di scrivere non solamente pei militari ma bensí per coloro che attendono all'altre scienze, stimiamo sia d'uopo far noto il rapporto e il collegamento che la scienza della quale trattiamo ha colle altre. Ad ottener questo fine conviene risolvere le seguenti quistioni:
1. La disposizione alla guerra nasce forse dalla nostra natura ovvero dalla corruttela di essa?
2. Quai sono le relazioni che passano tra lo stato sociale e la scienza bellica?
3. In che modo la scienza bellica si lega alle arti e alle scienze i cui progressi costituiscono la civiltá di un popolo? Indispensabile è dessa per conservare?
4. Giova forse a sviluppare l'intelletto e la volontá?
La storia dell'umanitá come pure l'analisi del cuore umano rispondono alla prima quistione con buone ragioni, con molti fatti.
Ogni volta che si considerano i mali della guerra e si calcolano gli effetti che avrebber prodotti tanti mezzi rivolti a distruggere se in quella vece fossero stati impiegati a creare, e da ultimo s'ha riguardo all'umanitá oltraggiata in mille guise, debbono al certo riputarsi giustissimi i precetti della religione, i consigli della filosofia contro questo flagello, e parimente si scorge perché sia stata attribuita la guerra piuttosto alla corruttela della nostra natura che alla stessa natura.
Ciò non pertanto una piú grave ed accurata disamina fa chiaro esser ella inevitabile non solamente, ma utile ancora nella nostra imperfetta esistenza, perocché egli è mestieri che sia negli uomini una forza la quale difenda contro l'assalitore e i prodotti del proprio lavoro e l'altre cose piú care.
Se lo scopo di una bene ordinata societá si è quello di rendere la ragione forte e la morale armata, secondo la felice espressione del traduttore di Platone, risulta che nelle societá non ancora del tutto formate, per conservarsi a fronte di altre meno avanzate in pubblica ragione ed in viver civile, sia d'uopo quella disposizione indicata di sopra, la quale fa risaltare una delle piú nobili passioni che toccata sia in sorte all'umanitá, cioè quella mercé della quale ciascuno sagrifica se stesso a pro del comune. Dove un tal sentimento invale in una societá, dee questa stimarsi arrivata al piú alto grado di forza, e l'amor della patria riposa su condizioni ben differenti da quelle che nascono dall'informe aggregato di uomini legati soltanto da materiali interessi dai quali scambievolmente sono occupati. Puossi dunque asserire la disposizione alla guerra altro non essere di sua natura negli uomini che il sentimento della loro dignitá, la quale non piegano al capriccio di esseri dotati delle medesime facoltá e che da interessi personali guidati vogliono offendere quei dritti che ogni uomo deve difendere sotto pena di avvilire e degradare se stesso, secondar l'ingiustizia ed infrangere ogni morale. Nelle nazioni bene ordinate suppliscono in gran parte le buone leggi, ma ogni nazione d'altronde, come societá particolare, è tenuta ad opporre quella medesima resistenza che abbiamo notata negl'individui rispetto alle altre nazioni; e questo per le cause medesime, comeché con effetti piú gravi, perché la sfera nella quale si agisce diventa piú vasta. Possiam però dire che il sentimento della difesa è nella natura umana, che egli è necessario allo sviluppo non meno che all'esistenza di lei, e che finalmente la corruttela di essa natura può fare in maniera che quella facoltá anzidetta, degenerata, si volga in offesa. In tal caso la guerra non è giá l'effetto della natura corrotta, ma effetto bensí dell'abuso operato del sentimento il piú nobile e insieme il piú utile all'uomo e alla societá.