—È troppo larga per me!

—Con un po' di carta torno torno dietro il cuoio…. È quasi nuova.

Cardello scoppiò a ridere vedendosi infagottato a quel modo.

Che cosa doveva fare, povero Cardello? Perdere quella fortuna? Lo avevano burlato al suo paese, quando aveva indossato il camicione bianco e il cappellone di feltro, col tamburo su la pancia, e lui non se l'era presa. Avrebbe fatto lo stesso ora in quella cittaduzza dove pochi lo conoscevano.

E la prima mattina che uscì così mascherato, come egli diceva, andando dietro al padrone a dieci passi di distanza, con l'ombrello di seta rossa sotto l'ascella, camminava impacciato, a occhi bassi, senza punto curarsi se la gente ridesse di lui. Ridevano le monache in sagrestia dietro la grata, affollate per vedere il nuovo servitore del cappellano; ma l'Abadessa gli fece prendere una tazza di caffè coi biscottini, e il signor Decano, per quella volta soltanto, permise ch'egli godesse del regalo su lo stesso tavolino ma in piedi, discretamente discosto.

E la madre Abadessa lo felicitò di aver rinunziato al mestiere di burattinaio, che—ripetè—faceva commettere tanti peccati alla gente, perchè l'opera, se non lo sapeva, è invenzione del demonio.

—Rappresentavamo anche il martirio di Santa Genoeffa—disse Cardello, che non riusciva a persuadersi che l'opera fosse invenzione del demonio.

—Il demonio sa tutte le male arti; si traveste anche da santo per ingannare gli uomini. Ora tu devi apprendere le cose di Dio che t'insegnerà il padre cappellano.

VI.

UNA RECITA IN PARLATORIO.