Appoggiata al mio braccio, Emilia ora percoteva colla punta del piedino i cespugli fioriti, ora allungava la sua canna da pesca per disturbare gli amori degli insetti nel letto dorato delle pratoline; e intanto canticchiava parole inintelligibili, dondolando lievemente la testa.

La spiaggia formava un seno scavato nella costa dal continuo rodere dell'onda. Il letto di sassi lisci, arrotondati, e di varii colori, era circondato dalla curva costa all'altezza di due metri; vi si scendeva per una rozza scalinata, che non accusava certamente la mano dell'uomo.

— Vedrà che magnifica pesca, — ella disse, adagiandosi su un sasso da me preparatole per sedile.

— I pesci, — risposi ridendo, — saranno lietissimi d'esser pescati da mano così gentile!

E, inescato il suo amo, lanciai il filo in mare.

L'onda ci lambiva i piedi; la dighetta dei sassi ne limitava la stesa. Nelle fonticine formate fra sasso e sasso dagli spruzzi dell'acqua e dai meati della diga, si vedevano correre i gamberetti marini sul fondo arenoso; le patelle solitarie se ne stavano aggrappate ai sassi col guscio grigio che si scorgeva appena; l'olio di mare agitava le sue filamenta a seconda delle ondate, inarcandosi per assorbire dai muschi impercettibili prede.

Dopo aver dato un po' la caccia ai gamberelli marini e alle patelle, inescai alla mia volta l'amo e mi sedei sui ciottoli, accanto alla donna.

Atmosfera pesante ed immobile. Silenzio greve intorno. L'acqua che veniva a scherzarci ai piedi, aveva mormorii voluttuosi di sirena, mormorii seduttori. Nessuno dei due diceva una parola. Quella solitudine si faceva complice dei nostri segreti pensieri; pareva che una corrente magnetica ci tenesse in comunicazione e rivelasse all'una i più riposti movimenti del cuore dell'altro.

Ella aveva lasciato abbandonatamente cadere la mano destra poco discosto dalla mia testa. Sedevo più basso di lei e rimasi alcuni minuti a guardarla come un goloso, con l'acquolina in bocca. Piccola, dalla pelle fine e lucente, dalle ugne color di rosa, sfiorarla con la guancia e le labbra divenne tentazione insistente. Mi spingevo in là senza parere, quando l'improvviso scostarsi di alcuni ciottoli sui quali poggiavo il gomito accelerò il movimento, e la mia guancia si posò su la mano di lei... che non si mosse!

Allora non mi mossi nemmeno io. Cominciai ad accarezzargliela con tenere pressioni, che mi facevano gustare tutta la delicatezza della pelle. Avevo già perduto ogni conoscenza di me stesso.