Sei mesi dopo, al ritorno della ragione, ella credeva di aver fatto un lungo orrendo sogno, e lo raccontava al marito, domandandogli a intervalli:
— Ho sognato, è vero?
— Sì, hai sognato — egli rispondeva fremendo al ricordo degli orribili deliri di lei, che gli avevano rivelato l'atroce verità. — Sì, hai sognato.... Abbiamo sognato tutti! — egli soggiunse all'ultimo.
E pensava quasi con invidia al fratello, che aveva cessato di sognare, uccidendosi in Australia.
SOGNO VIVENTE.
III.
Miss Flower faceva davvero onore al suo cognome. Alta, bionda, con occhi azzurri, limpidissimi, carnagione bianca, freschissima, voce di rara dolcezza, accento che dava particolare incanto all'italiano da lei parlato, non lasciava supporre che avesse già varcato la trentina, avviata verso quell'età in cui la donna sembra di arrestarsi per qualche tempo, quasi sgomenta di andar oltre.
Il giorno che Efisio Ronchi la vide entrare nel suo studio, accompagnata dalla signora Pinotti, moglie del commendatore paesano e vecchio amico di lui, ebbe la sensazione che la signora gli avesse condotto colà qualcosa di irreale, un sogno vivente, com'egli si espresse col suo immaginoso linguaggio di artista.
— Bisogna proprio venire a scovarvi qui! — disse la Pinotti. — Vi siete fatto prezioso.