Alla viva luce del sole, tra i riflessi verdi del prato, quella bruna carnagione prendeva toni dorati sulle guance e nella dolce attaccatura della gola, e i grandi occhi nerissimi, su quel viso scarso e strano davano un'espressione più provocante al nasino un po' rivolto in su e alle labbra tumide e fresche.

Ella sentiva, senza vederli, quegli sguardi che la ricercavano tutta; e la personcina alta e snella si agitava impaziente, oppressa da tale insistenza. Finalmente alzò gli occhi, timida.

— Non mi crede?...

— Ma, sì!... Ma, sì!...

— Perchè dunque sorride così? Già il torto è mio.... Avrei dovuto avvertirla sùbito, prima di accettare l'invito.

E nella voce turbata le tremolava qualcosa che pareva pianto.

Allora Renato non sorrise più, impacciato alla sua volta. Le prese una mano; si mise carezzevolmente sotto il braccio quel braccino magro, serrato nella manica attillata del vestito nero, e, riprendendo a passeggiare, le andava parlando all'orecchio, tra uno sbuffo di fumo e l'altro della sua sigaretta:

— Oh, non insisto più!.... Torneremo, non occorre neppur dirlo, torneremo però qualche volta alla Gagnola.... a passare insieme una mezza giornata. No?

— A che scopo? Ecco, questo significa che lei non mi ha creduto. Perchè si ostina a non credermi?

— Al contrario! Certe cose non si discutono; si aspettano, si lasciano venire al momento opportuno, è vero? E se non arrivano.... Intanto, per oggi, mi sento compensato abbastanza da questa dolce passeggiata da innamorati. La gente (ahimè, a torto!) deve crederci proprio due innamorati. Infatti, vede? quell'uomo fermato sotto gli alberi sta a guardarci da un pezzo, masticando la sua invidia insieme col mozzicone di sigaro che non vuole accendersi.