In meno di un lustro, Dreyfus, l'Isola del Diavolo, il colonnello Henry e compagnia brutta saranno certamente dimenticati. All'agitazione presente succederanno altre e non meno violente agitazioni. La vita — che ne dica la ballata — corre più presto dei morti. E poi, Calas e Voltaire non hanno impedito che, appena dopo un secolo, una quasi identica situazione si riproducesse, cioè che un innocente fosse condannato e che uno scrittore, un semplice scrittore, non magistrato, non avvocato, sorgesse a difenderlo e riuscisse, come ci auguriamo tutti, a salvarlo dell'atroce prigione, più fortunato del suo predecessore che potè solamente rivendicare la memoria dell'infelice vittima della superstizione religiosa.
Ci sono voluti degli eruditi per rammentare la bella azione del Voltaire. Tutti coloro che hanno letto e leggono Candide, o la ignoravano o non se ne rammentavano più; ed io temo che il nuovo esempio dello Zola non varrà neppur esso a impedire che qualche altro infelice sia vittima di altri falsarii o di miserabili di specie diversa. Mutano le apparenze, le passioni assumono altre maschere, ma la malvagità umana permane identica. E quando i nuovi Esterhazy, i nuovi Henry, i nuovi Paty de Clam, i nuovi Gonse e Boisdeffre entreranno in ballo; quando avranno ordito peggiori tranelli e più formidabili falsità che non ne abbiano accumulato i maldestri di oggi, troveranno sempre una folla che si lascerà ingannare, che sentirà il bisogno di essere ingannata per sfogarsi contro qualcuno delle sciocchezze e degli errori da lei commessi e dei quali non saprà rassegnarsi a soffrire le conseguenze; troveranno altri interessati a coadiuvarli, altri furbi che vorranno giovarsi delle loro birbanterie e che li lasceranno liberamente agire con questo secondo fine. E allora niente varrà che altri eruditi rammentino Voltaire e Calas, Emilio Zola e il capitano Dreyfus. Non sempre i Voltaire e gli Zola hanno la fortuna di trionfare, caso mai se ne potessero trovare a ogni occasione; e non si trovano, ahimè!
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Se Emilio Zola non avesse fatto altro che difendere la innocenza del capitano Dreyfus, avrebbe raccomandato il suo nome a un molto debole sostegno.
Fortunatamente per lui e per noi, egli ha fatto ben altro.
Ed ecco perchè io sono lieto che l'illustre autore dei Rougon-Macquart sia giunto al termine della sua campagna. Ed ecco perchè mi auguro ch'egli testimone e magna pars in questi avvenimenti dai quali sono tenuti tuttavia sospesi gli animi — perchè non è ancora certo che le bieche ragioni di Stato non prendano il sopravvento su le ragioni della giustizia — meglio che scrivere un libro di storia e di polemica, come è stato detto, ritorni all'arte, al romanzo.
La politica, oh no! non lo tenterà. Egli deve sentirne un'immensa nausea, dopo aver potuto scrutare da vicino di che laidumi sia impastata.
Ch'egli scriva dunque quest'altra Debacle assai più terribile della prima! Ch'egli attacchi a una gogna immortale — l'arte sola dà l'immortalità — tutti questi farabutti che disonorano l'esercito francese e la Francia intera! Quando le misere agitazioni presenti saranno appena un vago ricordo per li ultimi sopravvissuti della nostra generazione, e quando soltanto gli storici si occuperanno del processo Dreyfus consacrando ad esso qualche breve pagina, l'opera d'arte soltanto terrà ancora in vita, bollate da un marchio di fuoco, le ignobili figure della seconda repubblica, che ecclisseranno i poco scrupolosi faccendieri del secondo impero transustanziati dalla immaginazione nei Rougon-Macquart.
Mai più tetra e tragica materia si è presentata all'immaginazione di un grande artista, mai, o quasi, la realtà è stata così superiore alle combinazioni più assurde di un'ardente fantasia! Mai il còmpito di un artista è stato più difficile e nello stesso tempo più tentatore. Emilio Zola ha il poderoso petto che occorre per affrontarlo.
I suoi famosi documenti umani egli non dovrà stentare per trovarli; ne ha già troppi sotto mano.